Roma, la mappa di Affittopoli e il rimpallo della politica

Sedi di partito, pub, alberghi, strutture religiose: tra gli inquilini low cost del Campidoglio c'è di tutto. Tra vecchi e nuovi amministratori della Capitale infuriano le polemiche.

04 Febbraio 2016

La sede del Partito democratico in via dei Giubbonari a Roma paga 100 euro al mese di affitto.

(© Ansa) La sede del Partito democratico in via dei Giubbonari a Roma paga 100 euro al mese di affitto.

Associazioni, ristoranti, bar e perfino un grande albergo in pieno centro.
Tra gli inquilini low cost del Comune di Roma, a volte persino morosi, non ci sono solo privati cittadini e partiti politici, ma anche realtà commerciali di vario livello.
Solo il 20% dei contratti d'affitto sotto esame sono risultati regolari. Il 50% scaduti e il 16,2% abusivi.
Prima dell'indagine avviata dal commissario Francesco Paolo Tronca, una prima ricognizione era stata fatta dall'amministrazione Marino: «Negli immobili del Comune abbiamo trovato centinaia di esercizi commerciali», spiega l'ex assessore al Patrimonio Alessandra Cattoi.
NELLA LISTA MOLTISSIMI NEGOZI. «All'Esquilino, ad esempio, ci sono tantissimi negozi che probabilmente sono anche subaffittati. I canoni di locazione variano e ci sono situazioni molto diverse: c'è chi ha affitti bassissimi e chi nella norma, chi ha sempre pagato e chi, invece, è moroso da anni». La Lista Marchini, nel 2015, aveva anche segnalato casi di appartamenti avuti avuti in affitto dal Comune e destinati a B&B, o di pub realizzati in locali destinati a fini associativi. Prima dell'estate, il Campidoglio ha inviato delle lettere agli affittuari finalizzate all'aggiornamento dei canoni, a volte davvero irrisori, ma le missive diedero il via a una serie di contestazioni legali.
RISTORANTI, BAR E GALLERIE D'ARTE. Oggi, alcuni numeri sugli affitti degli immobili del Comune sono a disposizione, nero su bianco, sul sito dell'amministrazione cittadina. Dall'analisi di questi e altri dati emerge una pletora di realtà commerciali disseminate in tutta la città. Si va da un ristorante, nel cuore del rinomato Borgo Pio, che risulta pagare poco più di 650 euro al mese, a un bar in via Capraia, nel popolare quartiere del Tufello, che verserebbe circa 520 euro mensili. Le situazioni sono molto variabili. Non lontano dalla chiesa di San Salvatore in Lauro, in pieno centro, c'è una galleria d'arte che dovrebbe versare al Comune quasi 1.100 euro al mese, ma è in causa con l'amministrazione e i suoi locali sono stati inseriti tra quelli da mettere in vendita. Mentre nel multietnico rione all'Esquilino un negozio di riproduzione di chiavi pagherebbe un affitto di soli 57 euro al mese.
L'ALBERGO AI FORI IMPERIALI. Infine, il caso di un albergo prestigioso vicino ai Fori Imperiali: ha in locazione dei locali di proprietà comunale per 9 mila euro al mese e pare che alla fine del 2015 avesse una morosità superiore ad un'annualità. A causa, probabilmente, di un contenzioso con l'amministrazione.
Nel mare magnum degli affittuari, fuori dai circuiti commerciali, tra le diverse realtà religiose che usano immobili di Roma Capitale ce n'è anche una che ha sede nella centralissima via dei Bresciani: paga meno di 10 euro ogni mese.
«L'UNICA SOLUZIONE È VENDERE». Secondo l'ex assessore Cattoi «l'unica strada è vendere questi beni. Perché non sono essenziali per il funzionamento dell'amministrazione e hanno anche dei costi. Tutta la manutenzione straordinaria, dalle facciate alle tubature, spetta al proprietario, ovvero al Comune».
L'ex capogruppo comunale della lista Marchini, Alessandro Onorato, molto attivo sul caso affittopoli quando scoppiò nel 2015, ora commenta: «Bene Tronca se riesce ad arrivare laddove i sindaci precedenti non hanno voluto: adeguamento dei canoni, recupero delle morosità e allontanamento degli abusivi. Va allontanato da quegli immobili anche chi, magari, ha ottenuto locali per fini associativi o sociali e invece ora ha pub o ristoranti, e chi in maniera fittizia ha ottenuto alloggi per abitarvi e invece ha allestito veri e propri B&B. Nel nostro esposto a Cantone di un anno fa c'è tutto questo».

Le polemiche politiche

La questione degli affitti stracciati, naturalmente, si sta trasformando sempre di più in un terreno di scontro politico.
Uno scontro che, trattandosi della Capitale, travalica i confini locali. Seppure da posizioni diverse, sono sulla stessa linea l'ex sindaco Ignazio Marino e il leader di Sinistra italiana Stefano Fassina, in quella che ha tutto l'aspetto di una manovra a tenaglia contro il Partito democratico e che tira in ballo anche i protagonisti del cosiddetto Modello Roma, come Francesco Rutelli e Walter Veltroni.
GRILLO: «DISINFESTARE ROMA». «Roma va disinfestata, se l'ingiunzione di Tronca non basta ci penseranno i romani a cacciarli con il voto», ha scritto invece Beppe Grillo in un post sul suo blog. «Dove c'è illegalità, il Pd è di casa. La sede piddina di via dei Giubbonari a Roma è del Comune, quindi dei cittadini, e non paga l'affitto da anni».
MARINO: «TRONCA USA DATI VECCHI». Non meno dure le parole di Marino: quelli che il commissario di Roma Francesco Paolo Tronca «ha astutamente portato alla ribalta sono dati vecchi», e cioè «quello che noi a marzo 2015 avevamo messo sul sito del Comune». L'attacco non è solo a chi ha provvisoriamente preso il suo posto, ovvero Tronca, ma anche a Roberto Giachetti e Roberto Morassut, candidati a sindaco del Pd e in maniera indiretta ai sindaci coi quali hanno lavorato: «Sul tema affittopoli avevano avuto la possibilità, nella giunta Rutelli e in quella Veltroni, di fare quell'operazione che abbiamo fatto noi nel 2013».
FASSINA: «CHE HANNO FATTO RUTELLI E VELTRONI?». A dare man forte all'ex sindaco anche Fassina, candidato alla poltrona più alta del colle capitolino: «Sarebbe utile capire perché in 17 anni di ininterrotto governo della città, durante il mitico Modello Roma quando Giachetti era capo gabinetto del sindaco Rutelli e Morassut assessore all'urbanistica della giunta Veltroni, non si è fatto un serio censimento del patrimonio». Parole durissime anche contro Gianni Alemanno: «Sarebbe altrettanto utile sapere da Alemanno dov'è stato durante i 5 anni della sua disastrosa amministrazione».
RUTELLI: «ABBIAMO CENSITO IL PATRIMONIO». Tutte critiche che non sono piaciute a Rutelli, che rivendica la primogenitura del censimento di tutto il patrimonio comunale: «Quando arrivammo non c'erano neanche gli elenchi completi. Abbiamo fatto un enorme lavoro, consegnato alla città all'inizio del 2001 in un enorme file, e abbiamo messo online tutte le proprietà del Comune». Morassut invece auspica che «l'inchiesta avviata dal Commissario Tronca serva a chiarire come stanno davvero le cose», e ricorda che prima del 2008 «fu concluso un censimento, che però poi non è più stato aggiornato né mantenuto. Dopo di allora un buio durato 5 anni fino al recente passato, quando la giunta Marino col vicesindaco Causi riprese ad occuparsi del problema».
ALEMANNO: «IL PD NON HA TOCCATO 574 CASE». Pronta la replica di Alemanno: «Morassut ammette che le dismissioni del patrimonio abitativo non Erp fatte da Veltroni hanno riguardato solo 700 unità abitative su 1400, lasciando intoccate le 574 abitazioni che oggi sono oggetto dell'inchiesta. Perché furono escluse da un'operazione di dismissione immobiliare così vasta?». Sulla questione, che riguarda anche le sedi del Pd come quella in via dei Giubbonari, come ricordano gli esponenti del M5s, il commissario del Pd a Roma Matteo Orfini ricorda: «Quando sono diventato commissario ho scritto al Comune di Roma chiedendo di notificarmi la situazione debitoria delle 3 sedi comunali che ospitano nostri circoli per consentirmi di pagare. Il Comune rispose segnalando il caso di Giubbonari e annunciandomi che sugli altri immobili mi avrebbe dato le informazioni richieste. Cosa che non è mai avvenuta».

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