Salah, quattro mesi di fuga della Primula del Bataclan

Dicevano che fosse fuggito in Siria, ma era nascosto a due passi da casa. La latitanza, le false piste e i buchi nell'acqua: sulle orme del terrorista che non ha avuto il coraggio di farsi esplodere.

18 Marzo 2016

Le foto dei ricercati Salah Abdeslam e Mohamed Abrini.

(© Getty Images) Le foto dei ricercati Salah Abdeslam e Mohamed Abrini.

Dicevano che fosse fuggito in Siria. E invece si nascondeva a Bruxelles, nella capitale dell'Unione europea, a due passi da casa.
Quattro mesi dopo gli attentati di Parigi Salah Abdeslam, il terrorista più ricercato d'Europa, non è più un fantasma. È stato fermato a Molenbeek, il quartiere di provenienza dei jihadisti del Bataclan, gli uomini del commando che hanno seminato la morte a Parigi lo scorso 13 novembre. Da allora sono trascorsi centotrenta giorni. Tanto è durata la latitanza di Salah, tra ricerche infruttuose e buchi nell'acqua da parte delle forze di sicurezza belghe.
Il ventottenne francese residente in Belgio, che adesso potrebbe rivelare informazioni fondamentali sull'organizzazione di Isis in Europa, dopo aver accompagnato i kamikaze sui luoghi delle stragi, di sicuro allo Stade de France, sarebbe dovuto passare all'azione nel 18esimo arrondissement. Ma qualcosa va storto: Salah ha paura, non vuole morire, forse è sconvolto perché il fratello Brahim si è appena fatto esplodere al Comptoir Voltaire.
LA FUGA NELLA NOTTE DEL TERRORE. Ecco allora che Salah lascia la Clio nera ai piedi di Montmartre, poi con la metro attraversa Parigi fino a Montrouge. Alle 22, mentre l'assalto al Bataclan è ancora in corso, chiama Hamza Attou, un amico di Bruxelles, per supplicarlo di aiutarlo a fuggire: «Vieni a prendermi, ti prego». Attou, senza auto, chiede all'amico Mohamed Amri di partire insieme con la sua Golf. Passano la frontiera verso le tre di notte, all'alba recuperano Salah davanti al McDonald's di Parigi-Chatillon, dove gli inquirenti ritroveranno una cintura esplosiva da kamikaze.
LA GOLF FERMATA E POI LASCIATA PASSARE. Nel viaggio di ritorno a Bruxelles la polizia li ferma per ben tre volte, ma il fuggitivo viene lasciato sempre libero di andare. In quel momento il nome di Salah non è ancora legato ai massacri. La videosorveglianza di una pompa di benzina ritrae il jihadista tranquillo, con il volto scoperto e le mani in tasca. Verso le dieci la Golf riprende il cammino. Verrà depositato nel comune di Laeken, vicino allo stadio di Re Baldovino, alle porte di Bruxelles. Si parla di un suo breve passaggio dal barbiere, Salah vuole tingersi ma non c'è tempo.
I TRAVESTIMENTI CON OCCHIALI E BERRETTO. Amry e Hattou verranno arrestati il giorno dopo a Molenbeek, ma del ricercato numero uno non c'è più traccia. Camuffato con occhiali e berretto, non teme solo la polizia ma una possibile ritorsione dell'Isis per la sua 'diserzione'. Il 19 novembre viene avvistato un'altra volta nelle strade di Anderlecht, a bordo di una Citroen Xsara. A seguito dell'allarme, tutti i poliziotti in servizio ricevono l'ordine di restare operativi, ma niente, un altro buco nell'acqua. Un amico racconta di averlo visto pochi giorni prima dietro casa sua, a Molenbeek: «Era qui, ma non per molto».
LE FALSE PISTE. Il principale ricercato delle stragi di Parigi non vuole rimanere nel quartiere piantonato dagli agenti e dai media di tutto il mondo: si parla di una Bmw in fuga verso la Germania. In tivù esperti e commentatori lo danno in Siria. Qualcuno osserva che se davvero teme l'Isis più della polizia, è piuttosto improbabile che sia andato a rifugiarsi proprio nei feudi del Califfato. Poi l'improvvisa accelerazione. A metà febbraio la stampa belga rivela che Salah è rimasto nascosto per venti giorni, dal 14 novembre al 4 dicembre, a Schaerbeek, nell'appartamento al terzo piano di rue Henri Bergé, in cui il 9 dicembre sono poi state trovate cinture, tracce di esplosivo e del suo dna.
I COVI ANCORA 'CALDI' E LA CATTURA. Il terrorista sarebbe scappato precipitosamente quando il 4 dicembre le forze dell'ordine si erano messe alla ricerca nella stessa zona di un trafficante di armi. Martedì il sopralluogo degli agenti nell'appartamento di Forest, il fuoco dei kalashnikov, la probabile fuga sui tetti, fino all'epilogo finale di venerdì pomeriggio a Molenbeek, dove tutto è cominciato. E il sospetto che la Primula del Bataclan in realtà non si sia mai mossa da Bruxelles.

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