Sangue infetto, giustizia a metà per le vittime

Strasburgo condanna l'Italia. Ma non punisce lo Stato sui mancati risarcimenti. «Così legittima i paletti posti dal ministero», spiega l'avvocato Lazzarini a L43.

di

|

14 Gennaio 2016

Lo scandalo del sangue infetto si è sviluppato negli Anni 80-90 e ha coinvolto molti rappresentanti della sanità dell'epoca.

(© Ansa) Lo scandalo del sangue infetto si è sviluppato negli Anni 80-90 e ha coinvolto molti rappresentanti della sanità dell'epoca.

La Corte europea dei diritti umani ha sanzionato le lentezze della magistratura italiana, ma allo stesso tempo ha 'graziato' lo Stato.
Può essere letta così la sentenza di Strasburgo che ha condannato l'Italia a risarcire 371 cittadini infettati da virus (Aids, epatite B e C) attraverso trasfusioni non controllate di sangue effettuate dagli Anni 80 durante cicli di cure o interventi chirurgici. Il totale delle transazioni supera i 10 milioni di euro.
OK AI PALETTI DI ROMA. «Ma non è un successo», ha spiegato a Lettera43.it l'avvocato Simone Lazzarini che assiste alcuni cittadini coinvolti nella vicenda. «I titoli dei giornali sono fuorvianti. La Corte ha condannato i ritardi della giustizia italiana, ma ha legittimato i paletti posti dal ministero della Salute che tagliavano fuori dai risarcimenti molte persone», per esempio chi aveva effettuato trasfusioni prima del 1978, facendo finire i loro ricorsi in prescrizione.
In questo modo, secondo Lazzarini, la Corte europea dei diritti umani «ha giustificato il comportamento dello Stato» che avrebbe cambiato le carte in tavola nel corso del tempo.
CRITERI PER IMPEDIRE I RISARCIMENTI. A fare ricorso alla Corte di Strasburgo tra il 2012 e il 2013 sono stati più di 800 cittadini italiani che negli anni sono stati infettati in seguito a trasfusioni. E che, tra il 1999 e il 2008, avevano già fatto ricorso contro il ministero della Salute per ottenere il risarcimento per i danni subiti. Alla base della decisione di rivolgersi alla Corte europea dei diritti umani c'è la tesi secondo cui lo Stato italiano avrebbe violato i loro diritti introducendo nel 2012 dei criteri che gli impediscono di essere risarciti.
PROCEDURE DURATE TROPPO A LUNGO. Inoltre una parte dei ricorrenti sostiene che le procedure d'indennizzo siano durate troppo a lungo, in media oltre i sette anni (in due casi si è arrivati a superare addirittura i 14 anni). Altri ricorrenti hanno lamentato il fatto che non sia stata data esecuzione a sentenze in loro favore. La Corte europea dei diritti umani ha quindi accolto complessivamente 371 ricorsi.
«Un importante riconoscimento, ma sicuramente non basta e non ci soddisfa completamente», ha commentato l'Associazione politrasfusi italiani (Api).

La sentenza definisce adeguato il risarcimento di 100 mila euro

Anche l'avvocato dell'Api, Dario Cutaia, ha spiegato che l'Italia è stata condannata sostanzialmente per i tempi lunghi legati ai risarcimenti.
La sentenza definisce però adeguata la somma di 100 mila euro prevista come forfettaria per ogni persona danneggiata e stabilita dalla legge 114 del 2014 voluta dal governo Renzi. In realtà, sottolinea Cutaia, «in questo modo non si tiene conto delle differenziazioni tra le diverse categorie di malati e tra coloro ancora vivi e quelli che invece sono purtroppo già deceduti».
'EQUA RIPARAZIONE' LEGITTIMATA. Dopo le circa 7 mila cause avviate nel 2007, i decreti attuativi del 2009 per l'accesso al risarcimento prevedevano paletti strettissimi che di fatto rendevano inattuabile la normativa. Per questo, molti pazienti si sono rivolti alla Corte di Strasburgo. Nel 2014, inoltre, il governo Renzi ha stabilito una 'equa riparazione' pari a 100 mila euro a ogni soggetto danneggiato, senza fare differenze tra i pazienti, in cambio della rinuncia alle cause e ai ricorsi. E proprio questa 'equa riparazione' è stata giudicata adeguata dalla Corte.
«IL MINISTERO DOVREBBE OFFRIRE DI PIÙ». Quindi il verdetto del 14 gennaio 2016 non garantirebbe i cittadini danneggiati in ragione del danno subito.
Per l'avvocato Lazzarini «il ministero dovrebbe fare un'offerta più alta rispetto ai 100 mila euro» e ogni situazione processuale delle vittime dovrebbe essere giudicata singolarmente.
Secondo i dati dell'Associazione politrasfusi, tra il 1985 e il 2008 sono state 2.605 le vittime di trasfusioni con plasma infetto.
In totale gli italiani infettati in attesa di risarcimento sono circa 66 mila.

Lo scandalo scoppiò nell'ambito dell'inchiesta Mani pulite

Lo scandalo del sangue infetto, una delle pagine più oscure dell'inchiesta Mani pulite, si sviluppò tra gli Anni 80 e 90 coinvolgendo case farmaceutiche (compresa la Bayer) e rappresentanti della sanità dell'epoca.
In quel periodo le aziende farmaceutiche corrompevano i politici o il personale sanitario per mettere sul mercato flaconi di sangue presi da individui ad alto rischio (sebbene all'epoca non esistessero test specifici) che infettarono migliaia di persone in tutto il mondo coi virus dell'Aids e dell'epatite C.
IL RUOLO CENTRALE DI POGGIOLINI. L'allora direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità, Duilio Poggiolini (membro della loggia massonica P2), è stato indagato per il reato di epidemia colposa in seguito a una serie di infezioni da Hiv ed epatite C avvenute nei primi Anni 90 attraverso la trasfusione di sacche di plasma che non erano state adeguatamente controllate, fornite dal Gruppo Marcucci.
Lo Stato italiano ha chiesto a Poggiolini un risarcimento di 60 milioni di euro. Nel 2012 la Corte di Cassazione ha sancito l'obbligo da parte di Poggiolini a risarcire 5.164.569 euro allo Stato per i reati di corruzione o concussione.
Nella stessa sentenza è stato coinvolto Francesco De Lorenzo, medico, deputato dal 1983 al 1994 per il Partito liberale e più volte ministro, arrestato durante lo scandalo Tangentopoli.
PROCESSO ANCORA IN CORSO. Poggiolini (accusato di omicidio colposo plurimo aggravato) è stato rinviato a giudizio nel 2014 insieme con altri imputati, tra cui Guelfo Marcucci e i dirigenti delle aziende italiane Farmabiagini ed Aimaderivati. Il dibattimento, ancora in corso, si è aperto a inizio gennaio 2015 al tribunale di Napoli.

 

Twitter gperrone86

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Export, terremoto, costo del denaro: che nubi su Renzi

Cala la fiducia di famiglie e imprese. Aumenta il debito. Preoccupa la deflazione. L’economia italiana è piena di incognite. Il colpo di grazia? Se la Fed alza i tassi...

prev
next