Sanità, liste d'attesa e caro ticket: un italiano su 10 rinuncia alle cure

I numeri del Tribunale per i diritti del malato. Le regioni sottoposte a Piano di rientro per eccesso di spesa sono quelle che danno meno garanzie ai cittadini.

23 Febbraio 2016

Il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin.

(© Ansa) Il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin.

Liste d'attesa interminabili, tanto che per un'ecografia all'addome tocca aspettare anche cinque mesi. E un rincaro dei ticket sanitari che pesa sempre di più sulle tasche dei cittadini. Quanto basta per costringere un italiano su 10 a dire addio alle cure, rinunciando a esami e visite, con l'ulteriore paradosso che è proprio nelle regioni dove si pagano più tasse che le prestazioni sanitarie sono meno garantite.
LO STORTURE DEL SISTEMA. Le storture del sistema sanitario italiano sono state denunciate da Cittadinazattiva-Tribunale per i diritti del malato, nel rapporto 2015 dell'Osservatorio civico sul federalismo in sanità. A pesare sono soprattutto i costi. La spesa sostenuta privatamente per prestazioni sanitarie in Italia è infatt, al di sopra della media Ocse (3,2% contro il 2,8%), e con forti differenze tra le regioni (dai 781,2 euro in Valle d'Aosta ai 267,9 in Sicilia). Le regioni sottoposte a Piano di rientro per eccesso di spesa sanitaria, in particolare la Campania, sono inoltre quelle che, a fronte di una minore spesa pubblica e di una tassazione elevata, danno meno garanzie ai cittadini nell'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza.
I TICKET, NOTA DOLENTE. Altra nota dolente per il portafoglio degli italiani sono i ticket. L'importo varia di regione in regione, ma ogni anno gli italiani pagano in media oltre 50 euro a testa come quota di compartecipazione nelle Regioni del Nord e Centro, con punte vicine ai 60 euro in Veneto e Valle D'Aosta e 42 euro al Sud. Nel Mezzogiorno si riscontra la maggior percentuale di rinunce alle cure (11,2%), rispetto al Centro (7,4%) e al Nord il (4,1%). A scoraggiare gli italiani sono però anche le lunghe attese, che non sono uguali per tutti. Per una visita ortopedica i tempi minimi si registrano nel Nord-Est (un mese) e quelli massimi al Centro (due mesi), mentre per una prima visita cardiologica con Ecg si va dal minimo di 42,8 giorni nel Nord-Ovest al massimo di 88 giorni al Centro.
LE OMBRE SUI PUNTI NASCITA. Molte ombre anche sui punti nascita: su 531 attivi nel 2014, ben 98 effettuano un numero di parti inferiore ai 500 l'anno. Rispetto poi all'utilizzo del parto cesareo, per il quale le linee di indirizzo ministeriali indicano un valore standard del 20%, la media registrata nel 2014 è ancora pari al 35,9%. Un capitolo a parte riguarda la prevenzione. In questo ambito il Sud fatica, mentre Lazio e Veneto fanno passi indietro. Meno della metà delle regioni raggiunge la copertura del 95% per le vaccinazioni obbligatorie infantili. Quanto agli screening oncologici gratuiti, l'adesione dei cittadini va dal 53% al Nord al 39% del Centro e 31% del Sud. Altrettanto diversificato è l'accesso ai farmaci innovativi, soprattutto per tumori ed epatite C. Per il trattamento del dolore in ospedale, infine, secondo i rapporto «al Sud è 'ammesso' soffrire di più».

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