Siria: ad Aleppo la tregua resiste, ma si muore di sete

Ad Aleppo e dintorni 1,5 milioni di cittadini senza acqua. I pozzi sono inquinati. E anche quella in bottiglia non è potabile. Gli abitanti a L43: «È un dramma».

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11 Marzo 2016

da Beirut

 

Un ragazzo raccoglie acqua ad Aleppo, in una zona controllata dai ribelli.

(© GettyImages) Un ragazzo raccoglie acqua ad Aleppo, in una zona controllata dai ribelli.

La tregua in Siria, anche se fragile, sta regalando a una parte della popolazione giorni di relativa tranquillità.
«Domenica mattina sono andata a fare una passeggiata quasi senza paura. Da più di un anno uscivo solo per cercare l’acqua o il cibo», racconta Marie al telefono con Lettera43.it. «Da alcune ore non sentivamo più i rombi degli aerei e i boati delle esplosioni. Un silenzio bello, ma irreale».
Da quando, nel marzo del 2011, esplose la guerra civile Aleppo fu immediatamente coinvolta e un’invisibile linea di frontiera oggi divide la parte orientale in mano ai ribelli da quella occidentale controllata dal governo Assad.
«IL VERO MIRACOLO? AVERE ACQUA CORRENTE». Gli ultimi mesi sono stati segnati dai pesanti bombardamenti russi contro le postazioni dell'Isis e del Fronte al Nusra. Poi il silenzio, seppure intermittente.
Ma per i superstiti di Aleppo il dramma non è finito: «Una cosa semplice come fare una passeggiata sembra eccezionale, ma il vero miracolo sarebbe aprire il rubinetto e vedere l’acqua scorrere», dice Marie.
«La situazione generale è migliorata», le fa eco Bilal, un volontario della protezione civile, «da quando c’è la tregua non abbiamo più fatto interventi di soccorso. Ieri abbiamo addirittura organizzato una partita di calcio nel piazzale delle ambulanze. Al mercato si trova quasi tutto, ma l’acqua è il vero problema».
L'ORO BLU COME MERCE DI SCAMBIO. Già a partire dal 2012 gli scontri avevano danneggiato le pompe e i serbatoi che portavano l’acqua in città. Poi le varie forze in campo, che controllavano diverse sezioni dell’acquedotto, hanno iniziato a usare l'oro blu come arma o merce di scambio.
«Una volta l'Isis ha chiuso i rubinetti per riaprirli solo in cambio di forniture», racconta Bilal, «l’esercito invece ha tagliato la corrente alle pompe per ottenere uno scambio di prigionieri. Il risultato per noi era sempre lo stesso: si stava all’asciutto».
Finché, a novembre, un attacco aereo russo ha colpito un impianto in mano all'Isis. E tutta la città è rimasta senza acqua.

Un milione e mezzo di persone senza acqua ad Aleppo e dintorni

Un'immagine della città di Aleppo devastata dalla guerra siriana.

(© GettyImages) Un'immagine della città di Aleppo devastata dalla guerra siriana.

Secondo l'Unicef circa 1 milione e mezzo di persone ad Aleppo e dintorni sono costrette a ricorrere a mezzi di fortuna.
«Vivere senza acqua è una catastrofe», dice Marie, «ci siamo abituati a stare senza elettricità e con poco cibo, ma senza acqua è quasi impossibile». 
In questi anni sono stati scavati molti pozzi, ma l’acqua prelevata spesso è inquinata e secondo gli operatori dell'Unicef in città aumentano costantemente i casi di tifo e di salmonella.
Inoltre, secondo le agenzie umanitarie, anche l’acqua in bottiglia venduta da imprenditori senza scrupoli non è sempre potabile.
UNA NUOVA OPPORTUNITÀ DI GUADAGNO. La gente sta in fila per ore. E le lunghe code sono diventate, soprattutto per i bambini, una nuova opportunità di guadagno.
Per poche lire siriane si offrono di tenere il posto davanti ai pozzi o alle cisterne mobili che di tanto in tanto raggiungono i quartieri.
«Un mio amico», racconta Bilal, «ha trasformato il suo vecchio pulmino, montando una grande cisterna che riempie nei dintorni di Aleppo e poi gira vendendo l’acqua. Lui e gli altri che fanno questo lavoro sono diventati i Principi di Aleppo, sono gli uomini più desiderati della città». 
12 BOTTIGLIE A 1.000 LIRE SIRIANE. Marie e la sua famiglia da quattro mesi non hanno acqua a casa, pagano per riempire la vasca da bagno, usano la stessa per cucinare e per lavarsi. La fanno bollire e aggiungono pastiglie disinfettanti, quando le trovano in farmacia.
«Siamo in cinque e abbiamo imparato a razionarla, riusciamo ad acquistare una sola vasca a settimana per 400 lire siriane. L’acqua potabile? È molto più cara, ora 12 bottiglie costano fino a 1.000 lire».
Gli abitanti hanno creato gruppi sui social per tenersi informati sull’arrivo delle autobotti o delle cisterne mobili private.
Mentre la Croce Rossa Internazionale nei mesi scorsi ha sviluppato una app che, tramite il Gps, li guida al pozzo più vicino.

 

Twitter @MauroPompili

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