Siria, cessate il fuoco solo sulla carta

Annunciato l'accordo per la tregua e gli aiuti. Ma il conflitto non conosce sosta.

12 Febbraio 2016

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il segretario di Stato Usa, John Kerry.

(© GettyImages) Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il segretario di Stato Usa, John Kerry.

Tregua entro una settimana e via libera agli aiuti umanitari.
È questo l'esito dei negoziati sulla Siria a Monaco di Baviera.
Ma difficilmente i buoni propositi saranno messi in pratica, visto che le opposizioni siriane in esilio hanno già rifiutato con forza la proposta.
Alla fine di una maratona trascinatasi nella notte, è stato raggiunto l'accordo che prevede la fine delle ostilità entro una settimana e l'inizio dell'intervento umanitario «subito».
I membri dell'International Syria Support Group (Issg) si impegnano a esercitare la loro influenza per una immediata e significativa riduzione delle violenze che porti al cessate il fuoco in tutta la nazione entro una settimana, si legge nell'atto finale.
NON È UNA VERA TREGUA. Ma «ciò di cui abbiamo bisogno è vedere nei prossimi giorni azioni sul terreno», ha ammesso il segretario di Stato americano John Kerry, precisando che non si tratta di una vera tregua, anche perché le notizie dal fronte continuano a parlare di intensi combattimenti.
SCONTRO RUSSIA-OCCIDENTE. Le trattative sono state segnate da uno scontro proprio sul cessate il fuoco. Da una parte la Russia si è detta disposta a una tregua per il primo marzo, mentre Usa e Ue hanno chiesto lo stop immediato ai combattimenti. Inoltre Mosca ha fatto sapere che non cesserà davvero gli attacchi aerei perché la fine delle ostilità non si applica allo Stato islamico e ad Al Nusra, il gruppo affiliato ad Al Qaeda. Washington e Bruxelles accusano però il Cremlino di colpire soprattutto le forze dell'opposizione appoggiate dall'Occidente che cercano di rovesciare il regime di Bashar Al Assad.
CONTINUA LA LOTTA ALL'ISIS. L'Arabia Saudita, invece, ha confermato che la decisione di inviare le truppe è irreversibile. Infine, il segretario alla Difesa Usa Ashton Carter ha presentato a Bruxelles il piano dettagliato per la nuova fase della campagna contro l'Isis in Siria e Iraq, che si concentra soprattutto sulla riconquista di Mosul e Raqqa.
La tregua parziale non si applica infatti ai combattimenti contro lo Stato islamico e il Fronte al Nusra, forte soprattutto ad Aleppo e nella provincia di Idlib.  
Il leader dell'opposizione siriana Riad Hidschab, capo del comitato delle trattative, ha chiesto dal canto suo che «Assad e i suoi sostenitori fermino gli attacchi contro la popolazione».
TASK FORCE DELL'ONU PER GLI AIUTI. L'Italia ha ribadito di non vedere una soluzione nel conflitto militare: «La tregua deve essere immediata, o almeno molto rapida. Abbiamo visto che il passare dei giorni e delle settimane complica la situazione», ha detto il ministro Paolo Gentiloni.
Il 12 febbraio l'Onu riunisce una task force composta da membri di Paesi dell'Issg (anche l'Italia) per un piano delle Nazioni unite sugli interventi umanitari.
LE VITTIME SAREBBERO 470 MILA. Intanto sono stati resi noti alcuni dati inquietanti sulla guerra civile siriana: il bilancio delle vittime sarebbe salito a 470 mila e l'11,5% della popolazione sarebbe rimasto ucciso o ferito nel conflitto che dura ormai da cinque anni, stando allo studio del Syrian Centre for Policy research citato dal Guardian. Si stima infine che circa il 45% della popolazione abbia perso la casa, con circa 6 milioni di sfollati interni e 4 milioni di migranti.

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