Siria, gli aiuti non bastano: la fame uccide ancora

Altri cinque morti a Madaya nonostante l'arrivo dei primi convogli dell'Onu.

18 Gennaio 2016

Una bimba denutrita a Madaya.

(© Afp/Getty) Una bimba denutrita a Madaya.

L'arrivo dei primi aiuti umanitari dell'Onu non basta a evitare la morte degli abitanti di Madaya a causa della fame.
Altri cinque civili sono morti nella cittadina siriana a Nord-Ovest di Damasco assediata dalle forze governative e da milizie sciite libanesi di Hezbollah, che per lungo tempo hanno impedito l'accesso di viveri e ogni altro genere di prima necessità per le circa 40 mila persone che vi abitano.
OLTRE 30 MORTI DI FAME. Nonostante il permesso concesso per l'arrivo di due convogli umanitari a partire da lunedì 11 gennaio, l'assedio perdura e oltre 30 persone sono morte di fame in un mese (da metà dicembre 2015 a metà gennaio 2016) secondo un rapporto dell'Onu citato dal Guardian.
Altre decine necessitano di cure mediche immediate ma la Croce Rossa Internazionale e la Mezzaluna Rossa sono riuscite a evacuare pochissimi abitanti di Madaya finora.
CIBO COME ARMA DI GUERRA. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha denunciato: «Affamare i civili è un crimine di guerra». Il cibo rappresenta un'arma letale del conflitto siriano iniziato nel marzo 2011. Nei giorni scorsi alcuni attivisti avevano diffuso le scioccanti fotografie di persone ridotte a scheletri, compresi molti bambini denutriti.
L'Onu stima che quasi 400 mila persone in Siria siano ancora intrappolate nelle zone assediate dalle diverse parti in conflitto.

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