Stefano Cucchi, i carabinieri intercettati: «In primo grado ci danno 5 anni»

«Ce la dobbiamo giocare per avere la pena sospesa». Il 29 gennaio 2016 udienza con incidente probatorio sulla morte del geometra romano. 

31 Dicembre 2015

Lo aveva già scritto in un'informativa la Squadra mobile di Roma: i carabinieri indagati nell'inchiesta-bis sulla morte di Stefano Cucchi temevano di essere intercettati. Per questo, per comunicare fra di loro, avrebbero usato 'telefoni-citofono' con utenze intestate a terzi e l'app Telegram, che consente di scambiare messaggi criptati decidendo un tempo limite entro cui la comunicazione viene eliminata dai server. Non hanno usato le stesse cautele, però, nella notte tra il 30 e il 31 luglio 2015.
I militari Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro, indagati per lesioni gravissime, erano in viaggio in autostrada con l'auto di un collega.
La loro conversazione a bordo è stata intercettata dagli investigatori e rivelata dal Corriere della Sera.

 

  • Il servizio del Tg3 sulle intercettazioni dei carabinieri indagati per la morte di Stefano Cucchi.

 

«Mandolini ha fatto un macello, se quello si faceva i c... suoi tutto era finito», dicono i carabinieri. Mandolini è il maresciallo Roberto Mandolini, ex vicecomandante della stazione di Tor Sapienza, indagato per falsa testimonianza. «In primo grado ci danno 5 anni, l’avvocato ci dice vicino a noi... ragazzi, ce la dobbiamo giocare per avere la pena sospesa», continuano i militari.
«Ma se ti mandano fuori [dall'Arma dei carabinieri, ndr], tu che lavoro fai?», chiede una voce. «Mi metto a fare le rapine, agli orafi e alle gioiellerie», è la risposta che è possibile sentire.
QUEL LITIGIO AL TELEFONO CON L'EX MOGLIE. Il quotidiano di via Solferino ha pubblicato anche la registrazione di una telefonata del 26 settembre 2015 tra Raffaele D’Alessandro e la sua ex moglie, Anna Carino. Nel corso della telefonata i due litigano per questioni legate al loro divorzio, e la donna ricorda al carabiniere: «Lo hai raccontato tu della perquisizione, hai raccontato di quanto vi eravate divertiti a picchiare quel drogato di merda. Ma lo sai a quante persone lo hai raccontato? Sei tu che lo raccontavi». D’Alessandro allora va su tutte le furie, sospettando di avere il telefono intercettato. Effettivamente era proprio così.
L’intercettazione è uno degli elementi che la procura di Roma intende presentare in udienza il 29 gennaio, in occasione dell'incidente probatorio con cui spera di far emergere le cause della morte del geometra romano.
CHI SONO GLI INDAGATI. Quattro carabinieri sono stati iscritti nel registro degli indagati a ottobre 2015: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco e Vincenzo Nicolardi, quest’ultimo per falsa testimonianza, stesso reato contestato al maresciallo Mandolini.
Per la prima volta si è ipotizzato il reato di lesioni aggravate per i primi tre militari, che parteciparono alla perquisizione in casa Cucchi e al suo trasferimento nella caserma Appia.
L'ARRESTO E LA MORTE NEL 2009. Stefano Cucchi aveva 31 anni quando fu arrestato dai carabinieri nel parco degli Acquedotti di Roma il 15 ottobre 2009 per possesso di droga. Il giorno seguente, dopo la perquisizione e l’udienza di convalida dell’arresto, fu portato a Regina Cœli. Successivamente passò sei giorni in diverse strutture, con il coinvolgimento di operatori sanitari e della giustizia, in una catena di eventi ancora piena di ombre. La morte arriverà il 22 ottobre, nel reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini di Roma.

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Canoi 01/gen/2016 | 11 :07

L'ennesimo processo fatto sui giornali: una sciocchezza giornalistica e giudiziaria.

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