Studente scomparso al Cairo, cosa sappiamo

Giulio Regeni era in Egitto per un dottorato. Le sue tracce si sono perse il 25 gennaio. Trovato morto il 3 febbraio.

04 Febbraio 2016

Giulio Regeni, studente italiano di 28 anni scomparso al Cairo.

Giulio Regeni, studente italiano di 28 anni scomparso al Cairo.

Giulio Regeni aveva 28 anni, era uno studente, e dal 25 gennaio le sue tracce si erano perse nel centro del Cairo.
Il 3 febbraio il suo corpo è stato trovato in un fosso alla periferia della capitale egiziana.
L'annuncio è stato dato dalla Farnesina, che aveva definito «misteriose» le circostanze della sua scomparsa. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha inviato le sue condoglianze alla famiglia.
RENZI: VOGLIAMO LA VERITÀ. Il premier Matteo Renzi ha sentito il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, al quale ha manifestato l'esigenza che il corpo di Giulio sia presto restituito alla sua famiglia e che sia dato pieno accesso ai nostri rappresentanti per seguire da vicino, nel quadro dei rapporti di amicizia che legano Italia ed Egitto, «tutti gli sviluppi delle indagini per trovare i responsabili dell'orribile crimine» che ha portato alla morte di Regeni e «assicurarli alla giustizia».
La sera del 4 febbraio il corpo è stato consegnato dalle autorità egiziane all'Ospedale italiano Umberto I del Cairo.
MATTARELLA: CRIMINE NON RESTI IMPUNITO. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha auspicato che, «attraverso la piena collaborazione delle autorità egiziane, sia fatta rapidamente piena luce sulla preoccupante dinamica degli avvenimenti, consentendo di assicurare alla giustizia i responsabili di un crimine così efferato, che non può rimanere impunito».

1. Torturato, ucciso e gettato in un fosso

Il cadavere di Giulio Regeni è stato trovato il 3 febbraio in un fosso nella periferia del Cairo, nella zona di Hazem Hassan della Città del 6 Ottobre. Secondo il quotidiano locale al Watan, sul cadavere, «totalmente nudo nella parte inferiore», ci sarebbero «tracce di tortura e ferite». Oltre a varie bruciature. Di «ferite da coltello e segni di una morte lenta» ha parlato anche il procuratore egiziano.
UN PUGNO SUL VOLTO. «Ci sono contusioni accanto agli occhi, come se fosse il risultato di un pugno», ha poi riferito una fonte della procura egiziana, che ha terminato l'autopsia sul cadavere.

2. Al Cairo per un dottorato, scriveva sul Manifesto

Giulio Regeni era nato a Fiumicello (Udine), un Comune della Bassa friulana. Era appassionato di studi sul Medio Oriente, che nel 2012 e 2013 gli avevano fatto vincere due premi al concorso internazionale 'Europa e giovani', promosso dall'Istituto regionale per gli studi europei. Si era recato al Cairo per un dottorato.
Aveva scritto più volte per Il Manifesto sotto pseudonimo perché, spiegano fonti del giornale, «aveva paura per la sua incolumità». Nei suoi articoli si occupava dei diritti dei lavoratori e dei sindacati egiziani e aveva anche partecipato a conferenze sull'argomento.
STAVA ANDANDO A UNA FESTA. Regeni era certamente vivo poco prima delle 20 del 25 gennaio. Il giovane stava andando a trovare amici per un compleanno (circostanza confermata da un suo amico, Omar Aassad). Si stava spostando a piedi tra il quartiere di El Dokki, sulla sponda sinistra del Nilo, e il centro che è su quella destra, diretto dalla stazione della metropolitana di Bohoot a quella di Bab Al Louq, circa 5 chilometri in linea d'aria più a Ovest, nei pressi di piazza Tahrir.

3. Sullo sfondo i disordini nell'anniversario della rivoluzione

Anche se le dinamiche sono ancora da chiarire, la scomparsa di Regeni sembrava avere a che fare con le manifestazioni per il quinto anniversario della rivoluzione egiziana.
ARRESTATE 75 PERSONE. A farlo pensare è il fatto che le ultime notizie dello studente italiano risalgano al 25 gennaio, giorno dei cortei.
In tutto il Paese le forze dell'ordine hanno arrestato 75 persone, presunti membri della Fratellanza, per 'incitamento alla violenza e disordini'. Di queste, una trentina sono state fermate nella capitale.

4. Il ministero dell'Interno egiziano aveva assicurato: «Non è stato arrestato»

Secondo una fonte della sicurezza egiziana al Cairo, però, «lo studente italiano scomparso, Giulio Regeni, non è detenuto da alcun organo dell'Interno, forze dell'ordine, Sicurezza nazionale, Servizi di indagine». Anzi, «tutti i servizi e gli organi dell'Interno sono alla ricerca dello studente italiano di concerto con tutti i servizi dello Stato e le autorità competenti».
ARRESTI FREQUENTI. In Egitto sono relativamente frequenti le denunce, mosse da famiglie e organizzazioni per la tutela dei diritti umani, di scomparse di oppositori al governo la cui sorte viene chiarita solo a distanza di tempo. La settimana precedente alla scomparsa di Regeni, il ministero dell'Interno aveva rivelato che di 191 casi di sparizioni di cui aveva chiesto conto il Consiglio nazionale per i diritti umani (Nchr), 99 erano dovute a custodie cautelari.

5. I genitori partiti per l'Egitto

Ambasciata e ministero degli Esteri si erano anche messi in stretto contatto con i genitori dello studente che erano partiti mercoledì 27 gennaio per la capitale egiziana. Appena giunta la notizia del ritrovamento del corpo, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, al Cairo per una missione con una sessantina di aziende italiane, si è recata all'ambasciata italiana per sostenere il padre e la madre del ragazzo.
NON RISPONDONO AL TELEFONO. I due non hanno risposto alle numerose telefonate ricevute il 4 febbraio da parenti e amici rimasti in Italia. Dal tono dello squillo si capisce che sono ancora in Egitto. Non si sa quando faranno ritorno.
L'ultimo contatto di cui si abbia notizia è un'email inviata a un amico di famiglia dalla madre del ragazzo: «Il mio dolore è anche per tutto Fiumicello». Nel messaggio la donna rendeva noto di non essere ancora riuscita a vedere il corpo del figlio per il riconoscimento ufficiale.

6. Ipotesi rapina andata male

La morte di Regeni fa cadere l'ipotesi di un rapimento per estorsione: a sfondo economico, in caso di criminalità comune; o 'politico', qualora fossero entrati in azione estremisti islamici (l'Isis è attivo soprattutto in una frazione settentrionale della penisola del Sinai ma gli vengono attribuite rivendicazioni di attentati al Cairo).
Visto il luogo del ritrovamento del cadavere è verosimile ipotizzare anche l'esito di una rapina andata male.

7. La polizia esclude la pista criminale

Nonostante le notizie spingano in direzione opposta, il direttore dell'Amministrazione generale delle indagini di Giza, il generale Khaled Shalabi, ha sostenuto che «non c'è alcun sospetto crimine dietro la morte del giovane italiano Giulio Regeni, il cui corpo è stato ritrovato sulla strada desertica Cairo-Alessandria». A riportarlo è il sito egiziano Youm7.
«INCIDENTE STRADALE». In dichiarazioni esclusive al portale, il generale ha indicato che le indagini preliminari parlano di un incidente stradale e ha smentito che Regeni «sia stato raggiunto da colpi di arma da fuoco o sia stato accoltellato».

8. Attivista: «Non fanno vedere il corpo»

A contribuire al mistero che avvolge la vicenda c'è la testimonianza di un avvocato per la difesa dei diritti umani egiziano, Mohamed Sobhy, la notte scorsa ha riferito sulla sua pagina Facebook che il corpo di Giulio Regeni si trovava nell'obitorio di Zeinhom, nel centro del Cairo, e c'era «un'impressionante dispositivo della Sicurezza nazionale». Il ministero dell'Interno «si rifiuta di farmi vedere il corpo» e quindi «non si è sicuri della presenza di ferite sul suo corpo».

9. Ambasciatore egiziano convocato alla Farnesina

Su indicazione del ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni, il Segretario generale della Farnesina Michele Valensise ha convocato con urgenza l'Ambasciatore egiziano Amr Mostafa Kamal Helmy per esprimere «lo sconcerto del governo italiano per la tragica morte del giovane Giulio Regeni al Cairo».
«CHIEDIAMO MASSIMA COLLABORAZIONE». Valensise «ha sottolineato che l'Italia si attende dalle autorità egiziane la massima collaborazione a tutti i livelli, alla luce della eccezionale gravità di quanto accaduto al nostro connazionale e dei tradizionali rapporti di amicizia e vicinanza tra i due Paesi».
Di fatto l'Italia sta perdendo la pazienza, e a confermarlo ci sarebbero le parole di Max Foster, reporter della Cnn che ha raccontato di un colloquio col ministro Gentiloni, in cui il titolare della Farnesina avrebbe definito «inaccettabile» la mancanza di collaborazione da parte delle autorità egiziane. 

Italian Foreign Minister Paolo Gentiloni tells me Egypt's lack of cooperation re #GiulioRegeni investigation is unacceptable.

 

 

«Chiediamo fermamente all'Egitto che le autorità italiane possano collaborare alle indagini sulla morte del nostro connazionale al Cairo perché vogliamo che la verità emerga fino in fondo», ha detto Gentiloni da Londra, dove è impegnato nella conferenza dei donatori sulla Siria.

10. L'ambasciatore egiziano: «Atto criminale»

Amr Mostafa Kamal Helmy, ambasciatore egiziano a Roma, sembra pensarla in maniera opposta rispetto agli investigatori del suo Paese. Nell'incontro alla Farnesina, si legge in una nota, «ha espresso a nome del suo Paese profondo cordoglio per la morte di Regeni e ha assicurato che l'Egitto fornirà la massima collaborazione per individuare i responsabili di questo atto criminale». 
Intanto, secondo l'agenzia di stampa egiziana Mena, dopo le dichiarazioni della Farnesina, il ministero degli Affari esteri del Cairo ha convocato l'ambasciatore italiano Maurizio Massari «nel quadro degli sviluppi della morte del giovane italiano».

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