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Cronaca 

L'ACCUSA

Taormina denuncia il Colle

Stato-mafia, esposto del penalista contro Giorgio Napolitano: «Ha interferito sul lavoro della procura di Palermo».

Nuovo capitolo nella presunta trattativa Stato-mafia. Carlo Taormina, avvocato penalista ed ex parlamentare di Forza Italia, ha chiamato in causa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con un esposto-denuncia accusandolo di aver interferito sull'attività della procura di Palermo.
Taormina, presentando la denuncia che deve essere esaminata dal Comitato per i procedimenti d'accusa presieduto da Marco Follini, ha chiesto «che si proceda a tutti gli accertamenti necessari» sulle circostanze da lui esposte «tratte da fonti giornalistiche da verificare» e, «in caso di esito positivo, si azionino le procedure per l'incriminazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il delitto di attentato alla Costituzione a norma dell'articolo 90».
COINVOLTO D'AMBROSIO. Nell'esposto di sei pagine depositato da Taormina si chiama in causa anche «il defunto Loris D'Ambrosio che - si legge - mai si sarebbe mosso senza l'ordine di Napolitano».
Nella ricostruzione che il penalista fornisce dei fatti, l'ex consigliere giuridico del Quirinale «sarebbe intervenuto sul procuratore generale della Corte di Cassazione Vitaliano Esposito chiedendogli di intervenire sui pm siciliani affinché non avvenisse il noto confronto con Nicola Mancino».
Circostanza questa, ricorda Taormina, «mai di fatto smentita».
«INTENTO BOICOTTATORE». Tale «richiesta quirinalizia» costituirebbe, secondo quanto si legge nell'esposto, «la prova di un chiaro intento boicottatore degli sforzi dei magistrati per accertare la verità fino a poterne determinare l'insabbiamento».

«D'Ambrosio forse è morto per la vergogna»

Taormina ha poi sostenuto che Napolitano e D'Ambrosio «forse morto per la vergogna di aver eseguito un ordine illecito, forse il primo della sua vita», non potevano non sapere «che non esiste rapporto di gerarchia tra la procura generale della Cassazione e gli altri uffici del pm presso i giudici di merito».
«ILLECITI PENALI DEL COLLE». Ciò, secondo l'ex deputato, potrebbe significare che Napolitano «poteva volere, interferendo nella funzione giudiziaria, due cose ugualmente illecite penalmente: primo, l'imposizione arrogante di Vitaliano Esposito nei confronti dei magistrati palermitani, violatrice comunque del principio di separatezza tra le funzioni del pg della Cassazione e i pm di merito». E secondo, «l'intrapresa o la minaccia di intrapresa di azioni disciplinari nei confronti dei magistrati palermitani con riferimento alle iniziative giudiziarie in corso sulle trattative Stato-mafia».
SCOTTI: «MI DISSERO DI TACERE». L'11 settembre Vincenzo Scotti, ex ministro degli Esteri nel governo Amato, ha rivelato un retroscena che ha allungato nuove ombre sulla vicenda: «È meglio che non fai più dichiarazioni sulle questioni che riguardano il Viminale. Così mi disse il mio ex capo di gabinetto del ministero dell'Interno a luglio del 1992, il giorno dopo l'assassinio di Paolo Borsellino. Ero ministro degli Esteri e avevo dichiarato al Tg1 che non si può indebolire la lotta alla mafia».

Mercoledì, 12 Settembre 2012


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Commenti (3)

Cefa79 12/set/2012 | 17:31

astinenza
Edddai! Siamo in crisi di astinenza di visibilità, neh?! Attacchiamo un po' il colle che qualche paginata web o di carta stampata non fa mai male. Visto che nella politica è iniziato il riposizionamento....

minerva 12/set/2012 | 10:38

forse
forse il primo della sua vita invece equilibrata, mai dire mai. Forse non vicino a Togliatti, certo non nemico.

new zealand 12/set/2012 | 09:06

a seguir la strada sbagliata...
se napolitano avesse seguito la retta via, ossia avesse appoggiato i magistrati di palermo invece che insabbiare, quanti vantaggi ne avrebbe avuto!! era chiaramente assurdo cercare di insabbiare le indagini su una cosa enorme come la trattativa stato-mafia, non c'erano possibilità di riuscita: quella è una valanga che travolge un pò tutto. ma probabilmente napolitano, in un delirio di onnipotenza, forse il primo della sua vita invece equilibrata, non si era accorto delle dimensioni e della gravità della faccenda

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