Teatro alla Scala, Maroni lascia il cda

Il presidente di Regione Lombardia si è dimesso. Al suo posto arriva l'assessore Cristina Cappellini. Mauro Bigonzetti nuovo direttore del corpo di ballo, ma i danzatori sono perplessi.

01 Febbraio 2016

Roberto Maroni, governatore della Regione Lombardia.

Roberto Maroni, governatore della Regione Lombardia.

È durata meno di un anno la permanenza di Roberto Maroni nel tempio della lirica e della musica classica, il Teatro alla Scala di Milano.
Il presidente di Regione Lombardia, entrato nel consiglio di amministrazione il 16 febbraio 2015, ha deciso di lasciare l'incarico, designando al suo posto in rappresentanza del Pirellone l'assessore regionale alla Cultura, Cristina Cappellini. Maroni «aveva deciso di tenere l'incarico per l'anno di Expo, aveva già detto che avrebbe fatto un passaggio di consegne», ha spiegato Cappellini. Il presidente di Regione Lombardia aveva fatto ingresso nel cda assieme al sindaco Pisapia (per quest'ultimo si trattava di una conferma nel ruolo di presidente). E aveva mantenuto l'incarico anche Bruno Ermolli, il manager berlusconiano indicato dalla Camera di Commerico, in forza come vicepresidente.
IL CDA 'POLITICO'. Il ministro della Cultura Dario Franceschini, nell'anno del debutto di Roberto Maroni, aveva confermato la scelta di Margherita Zambon. Mentre la seconda nomina spettante allo Stato, quella del finanziere milanese Francesco Micheli, è considerata una diretta emanazione della volontà del premier Renzi. Nel board del Teatro ci sono anche l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, Giovanni Bazoli in rappresentanza della Fondazione Cariplo, Aldo Poli per la Fondazione Banca del Monte di Lombardia. Tutti gli enti coinvolti devono versare tre milioni di euro l'anno, per almeno tre anni.
LA POLEMICA TRA MARONI E MATTARELLA. Il periodo durante il quale il presidente Maroni ha fatto parte del cda è stato segnato dalla polemica per l'assenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che il 7 dicembre 2015 ha disertato la prima. «Ho chiesto se il presidente della Repubblica avesse confermato la sua presenza e mi è stato risposto di no», dichiarò Maroni il 23 novembre 2015. «Non conosco i motivi di questa decisione, ma mi dispiace. Sarebbe stata la sua prima volta alla Scala da quando è al Quirinale. Lo invito a ripensarci, anche perché la sua assenza potrebbe essere letta come un segnale di timore. A maggior ragione, visto il momento che stiamo vivendo, gli rivolgo l’invito a cambiare idea e venire, per lanciare un messaggio ai cittadini: non bisogna avere paura. Anzi, dobbiamo riconfermare che non ci lasciamo condizionare dal terrorismo. Io sicuramente sarò presente». Parole arrivate dieci giorni dopo le stragi dell'Isis a Parigi, suonate quasi come un'accusa di pavidità al presidente della Repubblica, la cui assenza dipendeva però da tutt'altre ragioni. Il giorno successivo sarebbe stato impegnato a Roma, in Piazza San Pietro, nella cerimonia d'apertura del Giubileo Straordinario.
BIGONZETTI DIRETTORE DEL CORPO DI BALLO. Nel giorno in cui Roberto Maroni lascia, arriva anche il nuovo direttore del corpo di ballo. Mauro Bigonzetti sostituisce infatti Makhar Vaziev, che da due settimane ha abbandonato la Scala per dirigere il Bolshoi di Mosca. Il nome di Bigonzetti, coreografo romano di fama internazionale che può vantare commissioni nei maggiori teatri del mondo, dalla English National Opera al New York City Ballet, girava da qualche tempo.
La sua nomina, tuttavia, è stata accolta con qualche perplessità, in primis dal corpo di ballo stesso, che ha scritto una lettera al sovrintendente e anche al direttore principale, Riccardo Chailly. I dubbi dei danzatori sono due. Il primo è che qualcuno non abituato a gestire un corpo di ballo si trovi improvvisamente a dover gestire un organico con oltre 80 ballerini. Il secondo consiste invece nel rischio che venga messo in secondo piano il repertorio classico su cui si fonda la compagnia del Piermarini.
LE MOTIVAZIONI DEL SOVRINTENDENTE PEREIRA. La lettera, spiegano i ballerini, non vuole essere un atto contro Bigonzetti (mai nominato nel testo), ma segnalare preoccupazioni per il futuro. Il sovrintendente Alexander Pereira ha motivato così la scelta di Bigonzetti: «Scegliendo il maggior coreografo italiano del nostro tempo, ma anche un artista dalla solida formazione classica, il Teatro alla Scala ha inteso sviluppare l'identità artistica del Corpo di Ballo, precisandone la collocazione nel panorama internazionale della danza e preservandone al contempo la tradizione e la flessibilità».

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