Terrorismo, la lista degli obiettivi sensibili in Italia

Vaticano. Ambasciate Usa. Chiesa di San Petronio a Bologna. Venezia e Firenze. Oltre 13 mila luoghi sorvegliati speciali (foto). L'Isis: «Conquisteremo Roma».  

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09 Gennaio 2015

Più di 13 mila gli obiettivi sensibili.
Dall’11 settembre 2001 in Italia il ministero dell’Interno ha stilato una lista dei potenziali bersagli di attacchi da parte di estremisti islamici (guarda la gallery).
BASI NATO E PURE L'EXPO. Nell’elenco compaiono dicasteri, sedi governative e ambasciate, multinazionali e gruppi finanziari Usa, basi Nato, scuole americane, compagnie aeree, ma anche luoghi di aggregazione, aeroporti, stazioni ferroviarie e della metropolitana, simboli culturali ed edifici religiosi (soprattutto le sinagoghe).
E nel 2015 c'è un grande evento a rischio: l'Expo di Milano.
AD ALTO RISCHIO 8 MILA LUOGHI. Nel 2004, a un anno dall’inizio della guerra in Iraq, l’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu dichiarò che i luoghi sottoposti a speciale sorveglianza in Italia erano 13.421, tra questi 8.069 erano considerati come a rischio.
Da allora la minaccia sembra aver cambiato volto e forma, ma la tensione rimane.
LUPI SOLITARI ADDESTRATI IN SIRIA. Si è passati da un terrorismo organizzato di matrice qaedista ad azioni di “lupi solitari” autonomi (ma sempre ispirati da Al Qaeda). Ora il rischio è di attacchi di militanti jihadisti cresciuti e addestrati in Siria all’ombra del potere del califfato dell’Isis.
«I VULCANI ERUTTINO OVUNQUE». «Bisogna portare i vulcani della jihad a eruttare ovunque», ha annunciato nel novembre 2014 il leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi in un messaggio audio diffuso in Rete.
L’attentato parigino del 7 gennaio 2015 potrebbe essere un episodio isolato o l’inizio di una nuova offensiva europea. L’allerta ora è massima.

Ambasciata Usa a Roma: nel 2002 psicosi attentato chimico

Roma: la facciata dell'ambasciata americana in via Vittorio Veneto.

Roma: la facciata dell'ambasciata americana in via Vittorio Veneto.

Dal 2001 a oggi gli allarmi nei confronti di potenziali bersagli della violenza estremista sono stati tanti, alcuni giustificati, altri del tutto fuori luogo.
Nel febbraio del 2002 a Roma un controllo nei confronti di immigrati marocchini segnalati dai servizi segreti sembrò portare alla luce un commando pronto a sferrare un attacco chimico contro l’ambasciata americana a Roma, uno degli obiettivi ritenuti più ad alto rischio.
OBIETTIVO: LA RETE IDRICA. Ci fu una retata, venne disposto il sequestro di una sostanza che avrebbe dovuto servire a inquinare la rete idrica della rappresentanza diplomatica Usa.
Il rinvenimento di alcune cartine di Roma con l’ambasciata di Via Veneto cerchiata di rosso sembrava confermare l’esistenza di un piano. «L’attentato era questione di ore», si disse.
IL PROCESSO ASSOLSE TUTTI. Il seguente processo assolse però tutti i componenti della supposta cellula.
In sede processuale non fu possibile dimostrare l’esistenza di un’associazione terroristica e venne dimostrato che la sostanza chimica rinvenuta era assolutamente inidonea a provocare danni (erano pochi chilogrammi di ferrocianuro, una sostanza usata come demetalizzante nella produzione dei vini bianchi).
UN TUNISINO FU RISARCITO. Un cittadino tunisino arrestato nel corso dell’inchiesta e tenuto in carcere preventivo per un anno e mezzo è stato anche risarcito con 100 mila euro per ingiusta detenzione.

Venezia e Firenze: allarme bomba a San Marco e Santa Maria del Fiore

Piazza San Marco a Venezia.

(© GettyImages) Piazza San Marco a Venezia.

Nel marzo del 2002 scattò lo stato d’allerta in tutta Italia dopo un’informativa che segnalava un probabile attentato con esplosivo che avrebbe dovuto colpire contemporaneamente piazza San Marco a Venezia e piazza Santa Maria del Fiore a Firenze in occasione delle feste pasquali.
RIUNIONE AD HANNOVER. La nota che proveniva dal Comando generale dell’arma dei carabinieri era estremamente dettagliata. Si basava su una fonte definita come molto attendibile e parlava di una cellula di terroristi originari di Arabia Saudita, Libano, Yemen ed Emirati Arabi che avevano tenuto una riunione operativa ad Hannover dove era stata pianificata l’azione.
CITTÀ BINDATE E NO-FLY ZONE. Le due città vennero blindate, venne anche decisa una no-fly zone e venne dispiegato un enorme numero di agenti. Non accadde nulla.

Basilica di San Petronio a Bologna: nel mirino Maometto all'inferno 

La basilica di San Petronio a Bologna.

La basilica di San Petronio a Bologna.

Nell’estate del 2002 l’attenzione degli inquirenti si concentrò su un altro obiettivo ad altissimo rischio, la Basilica di San Petronio a Bologna.
La chiesa, tenuta sotto stretta sorveglianza, ospita un affresco degli inizi del 1400 dipinto da Giovanni da Modena che raffigura il profeta Maometto all’inferno.
INNEGGIAVANO A BIN LADEN. In quell’occasione vennero bloccati un 55enne padovano e quattro ragazzi marocchini che in un video da loro girato riprendevano l’opera e sembravano inneggiare a Osama Bin Laden.
In realtà si trattava solo di una bravata, ma la chiesa rimane costantemente uno dei potenziali obiettivi degli estremisti.

Brianza: tra i potenziali obiettivi l'Esselunga di Seregno

L'Esselunga di Seregno.

L'Esselunga di Seregno.

Nell’ottobre del 2002 vennero arrestati ad Anzio tre egiziani accusati di detenzione di materiale esplosivo e sospettati di appartenere a una cellula terroristica.
Anche in questo caso le accuse caddero. Così come caddero nei confronti di un gruppo di pachistani arrestati nel gennaio del 2003 a Napoli con l’ipotesi di aver architettato un attacco con esplosivo che doveva colpire Michael Boyce, capo di Stato maggiore della Difesa del Regno Unito.
SULLA LISTA DESIO E GIUSSANO. Nel 2008 nella mappa dei potenziali obiettivi comparvero, a sorpresa, anche alcuni luoghi pubblici della Brianza: l’Esselunga di Seregno, il parcheggio di un pub, le caserme dei carabinieri di Desio e Giussano.
La Digos intercettò conversazioni tra due cittadini marocchini residenti a Giussano, entrambi frequentatori di un centro di cultura islamica di Macherio.
ERANO SOLO PIANI FANTASIOSI. Fantasticavano di colpire con attentati luoghi molto frequentati della loro area, ma anche la questura di Milano.
Due gradi di giudizio hanno stabilito che si trattava solo di piani fantasiosi senza nessuna effettiva attività preparatoria. I due sono stati quindi assolti e definitivamente espulsi.

Milano: ordigno esploso alla caserma Santa Barbara

La facciata della caserma Santa Barbara a Milano.

La facciata della caserma Santa Barbara a Milano.

In realtà l’Italia è stata per molto tempo ritenuta più una base logistica che un bersaglio.
Le inchieste del pm milanese Stefano Dambruoso (oggi parlamentare di Scelta civica) avevano accertato che tra la fine degli Anni 90 e il 2001 tra Milano e Varese era attiva una cellula di Al Qaeda che aveva il compito di tenere in vita un network europeo di terroristi estremisti.
GAME, L'AUTODIDATTA. L’ultimo attacco terroristico islamico sul territorio italiano risale al 12 ottobre 2009 quando un ordigno venne fatto esplodere nella porta carraia della caserma Santa Barbara in piazza Perrucchetti a Milano.
A compierlo fu il libico Mohamed Game, un terrorista autodidatta, indottrinatosi e addestratosi via web.
Con due complici, un libico e un egiziano, pianificò un maldestro attacco kamikaze.
PERSE VISTA E MANO. L’ordigno esplose troppo presto. Game perse la vista e la mano destra, un militare rimase ferito lievemente. L’attentatore e i due complici furono poi arrestati e condannati.

Vaticano: il grande progetto del califfo al-Baghdadi

Città del Vaticano: veduta di piazza San Pietro.

(© GettyImages) Città del Vaticano: veduta di piazza San Pietro.

Dopo l’avvento del potere dell’Isis una particolare apprensione è stata manifestata nei confronti del papa e del Vaticano.
Una fonte dell’intelligence italiana parlando con Newsweek avrebbe detto che «il papa in prima linea come sempre, ma gli islamisti vendono l’Italia più come un posto strategico che come un nemico».
«CONQUISTEREMO ROMA». Per padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, «non vi è alcun motivo specifico di preoccupazione».
Ma dopo l’attentato di Parigi i proclami del califfo al-Baghdadi risuonano inquietanti «Se Allah vuole, conquisteremo Roma e il resto del mondo».

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Alfredo Iannuzzi 09/gen/2015 | 09 :41

Esprimo un mio modesto parere
Quelli che preparano questi attentati sono criminali ben noti a tutti i servizi di intelligence per essere andati a combattere con ISIS o essersi addestrati da qualche parte con Al Quaeda e poi tornati in patria o comunque in occidente come cellule dormienti pronte ad essere attivate.
Il terrorismo, a mio avviso, non si combatte dopo che ha colpito, ma si previene con l'intelligence e lo stretto (asfissiante) controllo dei probabili e ben noti attentatori, delle loro famiglie e delle loro amicizie, rendendogli la vita difficile, l'aria stessa che li circonda irrespirabile.
E' piu' facile tenere sotto controllo 10, 100 mila presunti obiettivi, o qualche centinaio di probabili terroristi e fiancheggiatori?

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