Uccise in viaggio, lo psichiatra che disse: «Sono vittime propiziatorie»

Secondo lo psichiatra Marietan l'avventura zaino in spalla ti rende una «facile vittima». Le agghiaccianti parole sulle due ragazze uccise in Ecuador. 

12 Marzo 2016

«Vittime propiziatorie». Così lo psichiatra argentino Hugo Marietan ha definito Marina Menegazzo e Maria Jos Coni, le ragazze ammazzate da due uomini a Montanita, in Ecuador, durante una vacanza. La loro storia ha acceso un enorme dibattito in America Latina, ma prima che la lettera della studentessa Guadalupe Acosta diventasse un caso mondiale, Marietan aveva snocciolato i suoi consigli alle donne che viaggiano 'zaino in spalla' o facendo l'autostop come le due giovani uccise.
«RISCHIARE TI RENDE UNA VITTIMA FACILE». Il medico, parlando con il sito BigBang, aveva dichiarato: «Fidarsi delle persone sbagliate è uno dei rischi che possono verificarsi in viaggi di questo tipo». Secondo lo psichiatra le donne che intraprendono questo tipo di avventure assumono un comportamento propiziatorio: «Il capro espiatorio», argomentava Marietan, «è quello che si assume un alto rischio che in qualche modo è parte di ciò che muove il crimine, assume facilmente il ruolo della vittima». Andare 'zaino in spalla' in un Paese ad alto rischio, soprattutto se si tratta di «donne giovani e che hanno fiducia negli altri», proseguiva, «è già un elemento propiziatorio perché può succedere di tutto». E ancora: «è giocare con il fuoco». «Può essere antipatico dirlo, ma le donne continuano a morire se non si prendono le dovute precauzioni».
 

 

  • I manifesti diffusi dopo la scomparsa di Marina e Maria.


Le parole dello psichiatra hanno scatenato la reazione di molte editorialiste e di donne che lavorano per le donne nelle istituzioni e hanno dato forza anche alla campagna diventata virale con l'hashtag #viajosola contro la violenza di genere.
«Non abbiamo ancora cancellato l'idea che se viaggiamo da sole, giochiamo col fuoco. Perchè viaggiamo senza uomo, sottintende la società», ha scritto per esempio la giornalista Silivina Heguy.
DOBBIAMO CONSIDERARCI BERSAGLIO MOBILE? Per qualcuno «dobbiamo assumere lo status di bersaglio mobile».
Marietan, dal canto suo, si è difeso dalle critiche: «Vi suggerisco di leggere qual è l'intento: quello di prevenire i crimini futuri. Il lavoro di un professionista è dare un parere con l'obiettivo di proteggere le donne». Ma il presidente del consiglio nazionale delle donne argentine, Fabiana Tunez, ha respinto in toto le sue parole: «Provo un dolore terribile che uno psichiatra non capisca cosa vuol dire essere donna in una società dominata dagli uomini».
Nelle loro conversazioni via whatsapp, con la sorellina di Marina, Belen, le ragazze raccontavano con ironia dei dialoghi con camionisti e conducenti. Peccato che Marina e Maria siano state uccise da due giovani conosciuti in un locale, in uno dei paradisi del surf e del turismo ecuadoregno, per aver rifiutato un rapporto sessuale.

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