Unità, l'asta per la testata è andata deserta

Nessuno ha fatto un'offerta. I Pessina costretti a comprarla per 10 milioni di euro. Servono altri 2 milioni di euro entro 20 giorni.

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23 Marzo 2016

L'Unità è stata fondata da Antonio Gramsci nel 1924.

L'Unità è stata fondata da Antonio Gramsci nel 1924.

È andato deserto il bando d'asta per aggiudicarsi la testata de l'Unità, ovvero quel che rimane della vecchia gestione della Nie, tra cui l'archivio storico, alcune scrivanie e computer (leggi la risposta dei Pessina a Lettera43.it).
La scandenza era prevista per le 12 del 22 marzo, ma nella mattinata del 23 il notaio non ha potuto far altro che constatare che nessuno aveva avanzato offerte per accaparrarsi il quotidiano fondato da Antonio Gramsci.
A questo punto i costruttori Pessina, che hanno la maggioranza di Unità Srl (80%), attuale società editrice, saranno costretti a ripianare gli ultimi debiti e a prendersi il quotidiano, dopo aver già assicurato una fidejussione di 10 milioni di euro con Intesa San Paolo per onorare i debiti pregressi della vecchia gestione: entro 20 giorni dovranno essere versati già 2 milioni e 200 mila euro per coprire una parte del debito e soprattutto le spese di affitto che sono di 90 mila euro al mese.
D'ANGELIS: «L'ASTA? COME IL PASSAGGIO DEL MAR ROSSO». Erasmo D'Angelis, il direttore, in un editoriale del 3 marzo scorso aveva spiegato che l'asta del 23 marzo rappresentava «uno snodo cruciale». E aggiungeva: «Sarà come un passaggio del mar Rosso la conclusione della lunga e travagliata vicenda legata al concordato, che darà certezze e renderà possibile finalmente programmare gli investimenti e le sinergie per rafforzare il prodotto, l'informazione on line e consolidarlo». Il pezzo di D'Angelis era di risposta a quelli usciti all'inizio di fine febbraio sul Corriere della Sera e su Lettera43.it sulla difficile situazione delle vendite e dei conti del giornale, come sull'irritazione del premier Matteo Renzi per come era stata gestita la questione dal tesoriere Francesco Bonifazi.
I PESSINA, LA FIDEJUSSIONE E GLI AFFARI IN IRAN. A quanto pare proprio il segretario del Partito democratico si era impegnato a garantire 1,5 milioni di euro per ridare un po' di ossigeno al quotidiano.
A questo punto bisognerà capire cosa vorranno fare i Pessina che già a fine gennaio avevano cercato di sfilarsi dalla fidejussione, provando a sostituire Intesa con Gbm Finanziaria, società di consulenza finanziaria, che dall'ottobre del 2015 è in amministrazione straordinaria.
C'è da dire che la Pessina Costruzioni ha fatto molta strada da allora. Tanto che, proprio a gennaio, l'azienda che costruisce ospedali soprattutto in Lombardia è stata tra i protagonisti della spedizione in Iran con l'Ice dell'ex sottosegretario Carlo Calenda.
All'epoca l'amministratore delegato Guido Stefanelli firmò un memorandum di intesa con il ministero della Sanità iraniano per la costruzione e la gestione di cinque ospedali. A quanto risulta a Lettera43.it però non ci sarebber ancora nulla di definitivo. E negli ultimi tempi sarebbero emersi problemi amministrativi per l'investimento iraniano. 

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Canoi 23/mar/2016 | 13 :03

Non riesco a piangere. Patetici i Pessina che resteranno con la coda sotto la porta. E' cruciale la promessa del bischero, in altri tempi avrebbe mosso Borrelli, ora pare sia tutto normale.

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