Yemen, i numeri di una catastrofe umanitaria

Seimila vittime. Due milioni di sfollati. Metà della popolazione ridotta alla fame. Dopo 10 mesi, il Paese è in ginocchio. Straziato da raid sauditi e guerra intestina.

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20 Febbraio 2016

da Beirut

 

Il leader yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi.

Il leader yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi.

Una donna anziana rimasta ferita al torace durante un bombardamento arriva al più importante ospedale di Taiz, una delle più grandi città dello Yemen, ma lì non può essere curata.
I medici non hanno anestetico e ossigeno. Inizia allora per Hamama Yousif un pellegrinaggio per gli altri centri sanitari, un viaggio che si conclude con la morte dell’anziana e la disperazione dei suoi familiari.
Una troupe della Yemen Youth Tv documenta la tragica odissea e il servizio fa il giro delle televisioni del mondo arabo e riaccende, almeno in parte, i riflettori su una guerra dimenticata.
BOMBE SULL'OSPEDALE DI TAIZ. Lo Yemen, il Paese che gli antichi chiamavano Arabia Felix, da 10 mesi è devastato dalla guerra e sconvolto da una delle più violente, e ignorate, crisi umanitarie del mondo. Oltre la metà della popolazione soffre la fame e i civili sono bersaglio e ostaggio di tutte le forze in campo.
I bombardamenti non risparmiano niente e nessuno, nella città sud-occidentale di Taiz l’ospedale principale è stato colpito diverse volte.
«Un intero reparto è stato ridotto in briciole», ha detto alla televisione Sadeq Shujaa, primario dell’ospedale, «la nostra situazione è disastrosa. Le bombe hanno colpito i reparti di oncologia e quello pediatrico e abbiamo dovuto chiuderli. Non abbiamo medicinali e siamo costretti a cercarli di contrabbando. Intanto, ogni giorno arrivano decine e decine di feriti».
I RAID DELLA COALIZIONE SAUDITA. Taiz è contesa da milizie sunnite filogovernative e ribelli sciiti Houthi. 
La città è uno dei fronti più insanguinati dalla guerra.
Dopo che le forze ribelli, nel marzo scorso, avevano spodestato il governo filosaudita del presidente Rabbih Mansur Hadi, un’alleanza di Paesi, guidata proprio dall’Arabia, è intervenuta nel Paese nel tentativo di ripristinarlo.
Riad e i suoi alleati hanno lanciato centinaia di attacchi aerei, inviato truppe di terra e imposto un blocco navale.

La carestia colpisce metà della popolazione

Una colonna di fumo si alza su Sanaa.

(© GettyImages) Una colonna di fumo si alza su Sanaa.

Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, sono alleati con parte dell’esercito fedele all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e dicono di guidare una rivoluzione contro un governo corrotto e in balia degli invasori stranieri.
I combattimenti hanno ucciso circa 6 mila persone, più della metà civili. Oltre alle bombe è la fame la grande tragedia del popolo yemenita.
Le Nazioni Unite parlano di una crisi alimentare sconcertante, la carestia colpisce più della metà della popolazione, secondo la Fao già 14,4 milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare.
In tempo di pace lo Yemen, un territorio arido con solo il 4% delle terre coltivabili, importava il 90% dei prodotti alimentari di base. Oggi la maggior parte di quel 4% non è coltivato a causa del conflitto.
OLTRE 2 MILIONI DI SFOLLATI. «Più di 2 milioni di persone sono sfollate. In queste condizioni non c’è un facile accesso all’assistenza sanitaria e 320 mila bambini sotto i cinque anni sono gravemente malnutriti», ha dichiarato Mohammad al-Assadi dell'Unicef.
Gli operatori di Medici Senza Frontiere (Msf), tra i pochi gruppi umanitari internazionali che operano nelle zone di guerra dello Yemen, hanno subito ripetuti attacchi nella provincia settentrionale di Saada, vicino al confine saudita.
CIVILI RIFUGIATI NELLE CAVERNE. Un ospedale di Mfs è stato bombardato il 27 ottobre scorso durante un attacco della coalizione. Il generale Ahmed al Assiri, portavoce della coalizione saudita, ha dichiarato: «Cerchiamo di ridurre al minimo le vittime civili, ma i gruppi di aiuto come Msf dovrebbero impedire ai combattenti Houthi di avvicinarsi alle loro strutture».
«I bombardamenti rendono sempre più difficile sostenere la popolazione», ha detto Teresa Sancristoval di Msf, «anche perché regna la paura. Nella zona di un nostro ospedale la maggioranza dei 40 mila abitanti, dopo i pesanti bombardamenti di metà gennaio, vive rifugiata in caverne. Dall’ultimo attacco, le donne in gravidanza stanno dando alla luce i loro bambini nelle grotte, piuttosto che rischiare la vita venendo in ospedale».

 

Twitter @MauroPompili

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