Apri/chiudi Tab
Le top 10 news di oggi chiudi
Le inchieste di Lettera43 chiudi
Le grandi interviste di Lettera43 chiudi
L43 - Local L’informazione dalla tua città Invia
TUTTO ITALIA EUROPA AFRICA ASIA NORD-AMERICA SUD-AMERICA OCEANIA Login | Registrati |  Domenica, 20 Aprile 2014- 05.10

Cultura 

Se il libro è fai-da-te

Spopola il self publishing, grazie alla nuova piattaforma di Amazon.

carta e web

di Stefania Leo

Articolo completo

Amanda Hocking non accetta compromessi. E anche se in libreria non esiste alcun testo con il suo nome, lei dichiara: «Sono una scrittrice». Ma questa ragazza americana di 26 anni ha i numeri per fare questa dichiarazione: ha scritto 17 libri e venduto 2 milioni di copie. Tutte online, attraverso Kindle direct publishing, la piattaforma di Amazon dedicata a chiunque abbia voglia di pubblicare in rete il proprio romanzo. Solo il terzo volume della sua trilogia fantasy, Ascend, pubblicato nel Kindle Store a 2,99 dollari, ha venduto oltre 500 mila copie.
DALLA VANITY PRESS AL FAI DA TE. In principio, gli scrittori che volevano saltare la selezione editoriale, ricorrevano alla cosiddetta vanity press. In pratica chiunque, pagando, poteva avere tra le mani il proprio romanzo con tanto di nome in copertina e (piccolo) posto tra gli scaffali in libreria. Ora l’evoluzione dei software di scrittura e la diffusione del know-how su come realizzare un ebook hanno abbattuto le ultime due barriere che separavano gli scrittori dagli autori: l’editore e la libreria. Il self-publishing non è più un vezzo o qualcosa di cui vergognarsi, ma una concreta e dignitosa realtà. E soprattutto un vero mercato: i numeri di Amanda ne sono un esempio.

Editori di se stessi grazie al web

In rete vince il contenuto e la quantità di spazio che si è capaci di conquistare. Per cui, se l’ebook è giusto, dev’essere anche collocato nei posti migliori. Se Amazon ha dedicato al self-publishing un luogo ad hoc, anche la casa editrice Harper Collins ha lanciato un suo sistema di auto pubblicazione: Authonomy. Il motivo? Per un editore, il più grande pericolo è perdere la propria risorsa primaria: gli scrittori.
UN'ECONOMIA IN CRISI. Ma che cosa succede se dal libro togli la carta, la tipografia che lo stampa, il magazzino che lo custodisce, i distributori che smistano le copie, i trasportatori che le recapitano e le librerie stesse? Un’intera economia, che spesso stritola gli editori, scompare. I costi di stampa non ci sono più e quelli di distribuzione vengono abbattuti drasticamente. Tutti possono fare gli editori di se stessi. Come dice Amanda: «Ora sono io stessa una vera e propria azienda». Attraverso questo meccanismo, l’autore resta proprietario esclusivo della sua opera e può guadagnare dalle vendite dei propri ebook, sugli store nazionali e internazionali, fino al 70% del prezzo del prodotto. Ben altra prospettiva rispetto al 6% medio che gli editori dei libri cartacei riservano agli scrittori esordienti.
IL WEB, UNA MINIERA D'ORO. Cercando di massimizzare la pulsione all’acquisto, gli scrittori che hanno scalato le classifiche di Amazon scelgono di tenere il costo dei propri ebook sulla soglia minima consentita: 0,99 dollari. Stephen Leather, autore di The Basement, un thriller ambientato nella Grande Mela, è al primo posto sullo store online di Jeff Bezos da oltre due mesi consecutivi, con un ritmo di vendita di circa 2 mila copie al giorno. «In un certo senso sono stato fortunato, perché l’editore Hodder aveva appena respinto i miei tre romanzi giudicandoli lontani troppo brevi per diventare convenzionali paperback», dice Leather, «e allora ho pensato all’ebook». Solo con le vendite online, lo scrittore incassa 11 mila sterline al mese.
Emblematico il caso di Cory Doctorow, che da anni pubblica i suoi libri sul web con licenza creative commons non chiedendo un prezzo fisso, ma solo un contributo volontario. Mark Shuttleworth, fondatore di Ubuntu, gli ha commissionato un racconto per la modica cifra di 10 mila dollari.

Il libro su carta: un bene di lusso

Per quanto riguarda l'Italia, Antonio Tombolini, autore del blog Simplicissimus, ha lanciato Narcissus, una piattaforma speculare a quella americana con tanto di tutorial video e servizio di editing per aiutare gli aspiranti scrittori. E proprio per approfondire il tema dell'autopubblicazione, il 9 e 10 aprile a Banchette, in provincia di Torino, è in programma il primo Festival del self publishing.
L'EDITORE DEL FUTURO. «L'editore non può basare il suo futuro, ai tempi della rete, su stampa e distribuzione fisica dei prodotti, due aspetti che sono destinati a ridimensionarsi radicalmente e rapidamente», spiega Tombolini. Se, finora, ha conservato il proprio ruolo e i propri privilegi di selezione grazie al know-how legato a produzione, promozione e distribuzione dei prodotti, che cosa gli resta ora? «La selezione della qualità», risponde Tombolini. Tuttavia, è probabile che nessun editore avrebbe mai selezionato i romanzi buttati giù di getto da Amanda Hocking, oggi scrittrice milionaria solo grazie al passaparola.
LA CARTA COME IL VINILE. Probabilmente, la selezione digitale consentirà agli editori di scegliere la manciata di titoli su cui investire per una prestigiosa e costosissima versione cartacea: una storia già vissuta nell’industria musicale dove il vinile non è affatto scomparso, ma si è trasformato in un bene di lusso. Ma un ultimo piccolo beneficio, per loro, c’è davvero: la corsa all’innovazione, al continuo aggiornamento. La cultura diventa ora più che mai un affaccio privilegiato sul futuro del pensiero, della tecnologia e della vita dell’uomo. Per dirla con Mark Zuckenberg: «Stay hungry, stay alive». In altre parole: «Finché hai fame, resti vivo».

Venerdì, 01 Aprile 2011


Leggi la versione breve di questo articolo
File multimediali correlati a questo articolo

Il self-publishing mette in crisi l'editoria tradizionale.

3 foto
FOTO

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi ed accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

L’informazione dalla tua città
Invia