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Cultura 

Repressione

Russia: il prezzo delle parole pericolose

Piombo, polonio e diossina per chi è contro il regime.

di Cristina Brondoni

In tribunale, dove sta affrontando il processo che la vede indagata per abuso di potere, Iulia Timoshenko ha fatto sapere ai giudici di temere per la sua vita, che ha paura di essere uccisa in carcere e, per confermare le sue preoccupazioni di fronte alla corte, i suoi avvocati hanno richiesto una visita medica poiché sul corpo della leader della rivoluzione arancione sono spuntati lividi ovunque e nessuno sa spiegare come sia potuto succedere (dato che sembra che Iulia non abbia subito traumi o percosse). Per ora la corte ha negato il permesso della visita e, già che c'era, ha anche rimosso uno degli avvocati della ex leader ucraina.
I PRECEDENTI. Del resto la ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche non si è mai fatta scrupoli in materia di eliminazione di persone scomode. Anzi, per anni non c’è stato alcun mistero attorno alla triste sorte di scrittori, filosofi e pensatori, o più semplicemente di dissidenti, che un tempo venivano messi al confino in Siberia senza tanti complimenti.
Poi, vuoi per evitare problemi con pacifisti e affini, vuoi perché dai gulag qualcuno riusciva a tornare e, pur minato nel fisico e nell’animo, magari riusciva anche a raccontare la tragica esperienza, come ha fatto nei suoi libri Aleksandr Solzenicyn, in Urss a qualcuno deve essere venuto il sospetto che il mondo intero non vedesse di buon occhio i campi di concentramento, oramai passati di moda, e si è optato per soluzioni finali meno appariscenti e chiassose.
DAL RAFFREDDORE AL POLONIO. Per qualche tempo è andata di moda la morte per raffreddore. Ma è durata poco, dato che nessuno era più disposto a credere alla stampa russa (ammesso e non concesso che qualcuno ci avesse mai creduto) e alle cronache delle pericolosissime infreddature sovietiche.
E allora? Come eliminare i fastidiosi oppositori del potere? Nell’ex Urss hanno optato per l’avvelenamento. Non che questo non lasci tracce o passi inosservato, ma alla fine sembra essere il metodo che va per la maggiore (senza per altro aver del tutto soppiantato il piombo, sottoforma di proiettile).
Da qualche anno russi e ucraini scomodi cadono come mosche eliminati con fantasiosi quanto letali preparati.
Non stiamo parlando dell’arsenico che, se nominato insieme ai vecchi merletti, ha anche un suo fascino romantico, ma più che altro di diossina e polonio.

Diossina per Iushenko

Viktor Iushenko che è stato visto sui banchi del tribunale di Kiev in veste di testimone contro la sua ex alleata  Timoshenko, ha subìto nel 2004 un avvelenamento da diossina. Una polvere che, probabilmente, gli è stata somministrata da qualcuno che l’ha diluita in una bevanda o nella minestra. La conseguenza è stata piuttosto evidente. Il viso di Iushenko porta ancora i segni della deturpazione da cloracne, che secondo lui le è stato somministrato dagli agenti dei servizi segreti.
LO 007 MORTO PER AVER PARLATO. Agenti segreti che non sono stati esenti da avvelenamenti a loro volta, soprattutto se diventati dissidenti, come Aleksandr Litvinenko morto a Londra nel 2006. In un libro pubblicato nel 2002 aveva accusato gli agenti del Fsb (il novello Kgb) di essere i responsabili degli attentati avvenuti in Russia tra l’agosto e il settembre del 1999 che provocarono più di 300 morti. Attentati che erano invece stati attribuiti ai separatisti ceceni (per avere, così, una scusa plausibile per attaccarli).
LE INDAGINI SULLA POLITKOVSTAKAJA. Fatto sta che qualche tempo dopo essere stato in un sushi bar a Londra, Litvinenko iniziò ad accusare alcuni gravi disturbi. Risultò dalle analisi un avvelenamento (purtroppo irreversibile). Inizialmente i medici pensarono si trattasse di tallio. Ma poi convennero che l’ex 007 era stato esposto alle radiazioni di polonio 210 e ne era rimasto contaminato. All’epoca dei fatti Litvinenko stava indagando sull’omicidio della giornalista Anna Politkovstakaja (uccisa con un colpo di pistola alla testa nel palazzo in cui viveva a Mosca, tra l’altro nel giorno del compleanno del presidente) e non tardò ad accusare Vladimir Putin di essere il responsabile del suo avvelenamento e della morte della donna.

Agenti da carnefici a vittime

Successivamente alla morte di Litvinenko furono trovati positivi al polonio altri due agenti segreti che avevano avuto incontri con lui: Andrei Logovoi e Dmitri Kovtun. Entrambi, però, sembrano essere usciti indenni dall’esposizione alle radiazioni. In ogni caso molti londinesi chiesero e ottennero indagini sia sul locale frequentato dagli agenti dell’ex Kgb, sia degli alberghi e dei luoghi in cui erano stati. Emerse che i livelli di polonio erano superiori alla media, ma non letali.
ALTRI MORTI AVVELENATI. Nel 2007 Kostantin Drusenko e Serghei Lomako, funzionari anti narcotici dei servizi segreti, sono stati trovati morti avvelenati in una stanza d’albergo a San Pietroburgo, ma non è stata fatta luce su quale sostanza sia stata usata per ucciderli. Certo è che, ormai da anni, all’interno dell’Fsb si è scatenata una lotta senza quartiere fatta di intrighi degni dei vecchi film di spionaggio (e all’altezza della triste nomea di cui il Kgb gode ancora oggi).
Forse il poeta Evgenij Evtushenko che ha intitolato una sua composizione «Piombo e veleno: il prezzo delle parole pericolose» non ha tutti i torti.

Martedì, 23 Agosto 2011


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Iulia Timoshenko.

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