Cultura
TELEVISIONE
Sanremo, il trash che tira
Da Berté ai Soliti Idioti: se lo stile cade, il successo aumenta.
di Bruno Giurato
Gli ascolti, i tweet, le condivisioni e le reazioni dicono tutto:
chi attacca Sanremo lo esalta. Anche le critiche più motivate,
più analitiche, più civilmente corrette, fanno il gioco del
festival. L'ultimo esempio è quello di Elsa Fornero. Il
ministro del Lavoro ha parlato di «cattivi esempi» televisivi,
probabilmente riferendosi alla farfalla che
Belen Rodriguez ha deliberatamente messo in mostra
all'Ariston.
E la showgirl ha avuto buon gioco nel rispondere: «Faccio parte
del mondo della tivù e la tivù è show». Il tatuaggio della
showgirl è una straordinaria macchina: più da ricreazione che
da creazione, ma soprattutto da ascolti.
Per un giorno intero, ha provocato l'acquolina in bocca (per
non dire bava), mobilitando parodie e fotomontaggi osceni sui
social. Insomma, la farfalla ha fatto il suo mestiere.
Da Celentano ai Soliti Idioti, tutto il basso del festival
Sanremo 2012 ha mostrato questa caratteristica: più ci sono
cadute di tono e di gusto, flop ed errori, più il successo
aumenta. Quello di Adriano Celentano è stato un intervento
mediocre, secondo i critici.
Risultato: audience senza precedenti. Amplificata dal
commissariamento del festival e dall'arrivo di Antonio
Marano in Liguria, dalle risposte piccate di Avvenire,
dalla non-risposta sdegnosa di Aldo Grasso.
FLOP DI SUCCESSO ALL'ARISTON. Anche il sistema di voto
ha fatto flop. Risultato: altro boom di polemiche e una battuta
di
Rocco Papaleo nella serata successiva («Sono andato a
controllare il criceto che fa muovere il generatore di
corrente») che ha confermato un fatto in fondo inquietante: il
festival si autoalimenta senza complessi.
Ivana Mrazova è stata colpita da cervicalgia: sono arrivate
Belen ed Elisabetta Canalis, e al ritorno della ceca, la battuta
sulle misure di reggiseno comparate («Io ce l'ho più grande
di Belen»).
Gli attesi Soliti idioti hanno diviso il pubblico in chi li ama
senza riserve e chi li detesta. Nelle discussioni su Twitter,
l'accusa più frequente dai primi ai secondi era: «Non li
capite», manco fossero un film in polacco con sottotitoli in
tedesco. E anche per loro, per la canzone Omoscesciuali,
ci sono state critiche dell'ala gay più calvinista. Tutto
rumore, discussione, audience: insomma, tutto grasso che cola.
Sanremo, apoteosi del «purché se ne parli»
I post su Facebook e su Twitter hanno confermato che esistono
gruppi d'ascolto che si riuniscono davanti alla tivù, non
più come una quarantina d'anni fa per godersi le canzoni, ma
per sfottere il festival: più la Bertè tende ad assomigliare a
Michael Jackson ingrassato o a Richard Benson (mentre, secondo il
maligno Andrea Scanzi, Gigi D'Alessio è Fonzie-Gomorra) più
sono contenti, più Cristiano Godano dei Marlene Kuntz sembra un
morphing tra Ahmadinejad e Massimo Cacciari, più i commenti sono
entusiasti.
Le stonature di Shaggy con Chiara Civello hanno scatenato sabba
di virtuali sgignazzate. In breve: più Sanremo fa schifo, più
il pubblico è contento. E più si alimenta l'audience.
L'IRRAZIONALE È REALE. Superfetazione del
«boxino morboso» sui giornali, apoteosi del «purché se ne
parli», Sanremo sta contraddicendo l'assioma
razionalista.
Il suo motto potrebbe essere: ciò che è irrazionale (sbracato,
inutile, rozzo, fallimentare) è reale. Diciamo pure che ricorda
il concetto di «realismo grottesco» del critico letterario
Michail Bachtin: un mix di bestie e umani, giovinezza e
vecchiaia, maschio e femmina, in cui le identità si confondono e
danno luogo a una sorta di mondo rovesciato. Una festa generale
sbracatissima e in fondo divertente, in tema con il Carnevale di
questi giorni.
Altro che «restiamo tecnici» di Gianni Morandi: sembra
l'ultimo fuoco di un berlusconismo tutto patonza, canzoncine
e cotillon prima che cominci la Quaresima montiana. Bisognerebbe
solo smettere di chiedere canzoni nuove, e accontentarsi del
trash che può regalare
Gianni Morandi.
Venerdì, 17 Febbraio 2012

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