Andy Warhol e la frase sui 15 minuti di celebrità: falso d'autore?

Dubbi sulla paternità della celebre frase.

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10 Aprile 2014

Andy Warhol è morto a New York nel 1987.

(© GettyImages) Andy Warhol è morto a New York nel 1987.

All'artista Andy Warhol, personaggio tra i più influenti del XX secolo, si è soliti attribuire la famosa frase «in futuro tutti saranno famosi per 15 minuti».
Una frase così simbolica da essere stata incisa sulle mura del New York Museum of modern art nel 1970 e, in tempi più recenti, da finire stampata su magliette, tazze e poster dedicati al genio della Pop art.
Eppure, a detta dell'esperto di critica d’arte Blake Gopnik, la frase, simbolo di un’intera ideologia artistica, potrebbe non essere altro che una falsa attribuzione: non sarebbe stato infatti Warhol a pronunciarla per la prima volta.
LA FRASE DI UN FOTOGRAFO. Il quotidiano britannico Independent ha ripreso la notizia, raccontando la verità dell’esperto: «Si ritiene che la famosa frase sia stata ideata dall’artista nella seconda metà degli Anni 60, in quanto comparsa per la prima volta nel catalogo di una mostra di Warhol in Svezia, nel 1968», ha raccontato Gopnik.
Eppure, c’è qualcun altro che ne reclama la paternità: si tratta del fotografo Nat Finkelstein. «Andy un giorno mi disse: ‘Tutti vogliono diventare famosi’. E io gli risposi: 'Sì, per circa 15 minuti’. Lui ha preso quella frase e l’ha fatta propria».
ISPIRATO AD ALTRE ARTI. La possibilità che Warhol si sia ispirato a discorsi d’altri per ideare le proprie celebri citazioni non è così remota. Anzi, sembra piuttosto naturale per un artista famoso per essere stato una ‘spugna’ in tema di influenze dalle varie correnti artistiche.
Gopnik ha scoperto anche che il direttore della mostra dell'artista in Svezia aveva incluso la frase nel catalogo pur non essendo sicuro al 100% della sua paternità: «Anche in caso non l’avesse detta lui, di certo è una frase che avrebbe potuto dire. Quindi inseriamola», disse al proprio assistente.
VOLATILITÀ CONTEMPORANEA. Un punto non poi così lontano dalla realtà: Warhol ha, infatti, sempre rifiutato qualsiasi idea di ‘originalità’ nell'arte, e certo non avrebbe fatto caso all’unione dei pezzi di discorso di due persone diverse in un'unica citazione a effetto e a lui attribuita.
Lo stesso concetto di volatilità della fama nell’epoca contemporanea, rientra perfettamente nelle ideologie dell’artista Pop Art.
Insomma, la questione non è tanto se Andy abbia pronunciato le parole, quanto se i fan affezionati siano disposti a credere comunque che lui l’abbia fatto.
GLI ALTRI ERRORI STORICI. Non si tratterebbe, dopotutto, della prima falsa attribuzione della storia. Tra le più famose, ha scritto il quotidiano inglese, rientrano: «Lasciategli mangiare la torta!» attribuita a Maria Antonietta di Francia e invece probabilmente pronunciata da Maria Teresa, la moglie di Luigi XIV, e scritta per la prima volta nell’autobiografia di Jean-Jacques Rousseau; «Non molti sanno che…», comparsa nei discorsi di Sir Michael Caine soltanto da quando è stato interpretato da Peter Sellers, il quale ha scelto queste parole per rappresentare l’eterna frustrazione dell’attore.
IL 'FURTO' DI CONAN DOYLE. Nell’elenco spiccano anche «Tutto ciò che serve perché il male trionfi è che i buoni non facciano niente», attribuita all’irlandese Edmund Burke (la citazione è invece introvabile nei suoi scritti e discorsi); e, infine, «Elementare, Watson»: no, non è stato Sherlock Holmes a pronunciare la famosissima frase. La citazione è invece attribuibile allo scrittore umoristico inglese P. G. Wodehouse e al suo romanzo Psmith Journalist.

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