Blu, i curatori della mostra: «È stato malconsigliato»

Omodeo e Ciancabilla: «Aveva accettato un incontro, ma poi non si è presentato». Mercificazione? I suoi murales staccati a Bologna «non possono essere venduti». Foto.

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14 Marzo 2016

Christian Omodeo e Luca Ciancabilla, curatori della mostra Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano, che aprirà a Palazzo Pepoli venerdì 18 marzo, non ci stanno.
Non vogliono passare per il braccio armato del Capitale, deciso ad accumulare street art in quel di Bologna con metodi primitivi, calpestando i diritti dello spazio pubblico. Dopo il clamoroso gesto di Blu, raccontato dai Wu Ming, che per protesta contro lo 'stacco' di due suoi murales ha cancellato tutte le opere dai muri cittadini («A Bologna non c’è più Blu e non ci sarà più finché i magnati magneranno. Per ringraziamenti o lamentele sapete a chi rivolgervi», ha fatto sapere l'artista sul suo blog, ripreso dal Manifesto), rivelano che in realtà l'interessato era stato più volte contattato via mail (foto).
Aveva anche accettato un incontro in un bar di Bologna, per discutere del progetto, salvo poi non presentarsi.
LO SCAMBIO DI MAIL: «VOGLIO VEDERE QUELLO CHE FATE». Racconta Ciancabilla a Lettera43.it: «Ho mandato una mail a Blu e a Ericailcane. Chiedevo loro un incontro, volevo spiegargli la mostra. Non hanno mai risposto. Dopo gli stacchi, ho provato di nuovo a contattare Blu. La risposta questa volta è arrivata: 'Voglio vedere quello che fate'. Abbiamo fissato un appuntamento in un bar di Bologna, ma non si è presentato nessuno. Quando ho chiesto a Blu via mail perché non fosse venuto, di nuovo non ho ricevuto risposta».
«BLU È ONESTO, NON CI SMENTIRÀ». L'associazione senza scopo di lucro Italian Graffiti, composta da artisti e restauratori che hanno staccato i murales e pensato la mostra promossa da Genus Bononiae, ha conservato una copia di tutte la mail inviate e ricevute. Ma, spiega Omodeo, «non le renderemo mai pubbliche, per la semplice ragione che non si rende pubblica la corrispondenza privata. Per onestà intellettuale, non credo però che Blu vorrà smentirci. Sa benissimo come sono andate le cose».
Ciancabilla aggiunge che, dal tono della risposta ricevuta da Blu, nulla gli avrebbe mai fatto supporre ciò che poi è successo: «Era il tono di una persona disponibile, aveva accettato l'incontro, voleva rendersi conto con i suoi occhi. Il fatto che poi non si sia presentato, senza dare spiegazioni, mi fa pensare che nel frattempo qualcosa sia cambiato. Avrà avuto un confronto con altri, probabilmente, che gli hanno fatto cambiare idea. Non credo per motivi artistici».
I MURALES NON POSSONO ESSERE VENDUTI. Ma da dove arrivano le due opere di Blu che sono state staccate?
Spiega Omodeo: «L'associazione ha staccato i murales da pareti che appartengono a soggetti privati, non da edifici pubblici. Le due opere di Blu arrivano dalle ex Officine Cevolani e dalle ex Officine Casaralta, vecchie fabbriche abbandonate destinate alla demolizione, il cui processo è in corso». Al posto delle fabbriche sorgeranno palazzi e centri commerciali, mentre entrambi i murales saranno esposti al pubblico. L'associazione Italian Graffiti, che ne è diventata proprietaria, non può (per statuto) e non intende (per scelta) venderli.
La prossima collocazione delle opere di Blu è tutta da decidere. Ma «il clima di tensione che si è creato a Bologna certamente non aiuta. Prima ci sono le elezioni, occorrerà capire come la pensa su questo il futuro sindaco», precisa Omodeo.
LA RICERCA SULLA STREET ART. L'accusa di essere dei biechi mercificatori viene respinta al mittente: «La nostra società ha trasformato la street art in un feticcio. Il ruolo delle istituzioni, invece, è anche quello di analizzarla. Gli 'stacchi' non nascono oggi, molti writer vogliono entrare nel mondo dell'arte, altri no. La mostra vuole illuminare anche questo rapporto di amore-odio. Le sorprese non mancheranno: nel catalogo, che ancora non è stato rivelato nella sua interezza, ci sono pure molti artisti contrari agli stacchi».
A una domanda più diretta - il destino della street art è di essere patrimonializzata? - dai curatori della mostra di Bologna arriva una risposta più diretta: «Il destino di molti oggetti non era la patrimonializzazione. Ciò non toglie che poi lo sia diventato. Ma la domanda vera è: perché altrove nel mondo la street art ha attraversato questo processo? Le istituzioni hanno il dovere morale di salvaguardare la memoria di questi fenomeni artistici. Così, tra 50 anni, uno stacco di Banksy potrà girare il mondo».
L'INVITO AI WU MING: «VENGANO A VEDERE PRIMA DI CRITICARE». Conclude Ciancabilla: «La ricerca sulla street art si fa in tutto il mondo. Ovunque ci si chiede quale possa essere il destino di queste opere. Per opporsi a una mostra come quella curata da noi, non ci sono ragioni culturali. Anzi, noi oggi ci prendiamo le torte in faccia e veniamo considerati il male, ma sono sicuro che tra qualche anno ci diranno: 'Ma guarda un po' che bella idea che avete avuto'».
L'ultimo appello è per i Wu Ming: «Li invito a vedere la mostra. Che vengano a vedere, prima di criticare. Soprattutto spero che lo faccia il pubblico, che i cittadini non si fermino alle righe scritte su un blog o sulla stampa, ma vengano di persona a rendersi conto di ciò che abbiamo fatto».

 

Twitter @davidegangale

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rocamr 16/mar/2016 | 11 :04

ai posteri l'ardua sentenza
L'associazione ha staccato i murales da pareti che appartengono a soggetti privati, non da edifici pubblici.

Penso sia abbastanza facile capire che la patrimonializzazione non è l'unica ragione (forse nemmeno quella centrale) per cui quella di "conservare" in un museo questi murales sia una pretesa insensata. Le ragioni culturali sono a mio parere più convincenti, anche se questi curatori di museo, del resto coerentemente con il loro ruolo, sembrano incapaci anche solo di pensarle.

Detto questo sarebbe comunque interessante sapere quanti soldi hanno ricevuto i proprietari di quei due muri. Sempre che non siano anche loro filantropi senza scopo di lucro.

nel catalogo, che ancora non è stato rivelato nella sua interezza, ci sono pure molti artisti contrari agli stacchi

Questo, se non altro, mette in chiaro che non c'è mai stata la volontà di ottenere il permesso degli artisti.

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