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Cultura 

Cinema, i film più belli del 2013

Da Il lato positivoMonster University. Da Django Unchained a La grande bellezza. Lettera43.it ha scelto le 10 migliori pellicole dell'anno che sta per finire.

CULTURA

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Quello che si chiude, per il cinema, è un anno in chiaro scuro. L’Italia si è goduta il record di incassi assoluto di Checco Zalone con Sole a catinelle, è tornata a dominare a livello internazionale con La grande bellezza, ha recuperato il tempo perduto presentando in sala qualche film che si era lasciata sfuggire all’epoca della sua uscita.
Ma nel complesso continua a soffrire una strana allergia da grande schermo, con tutte le difficoltà che hanno incontrato nella distribuzione artisti come Lars Von Trier (Nymphomaniac è atteso in Italia a marzo, ma non è stato così semplice distribuirlo) e Steve McQueen, costretto a vedere Brad Pitt, interprete di un ruolo marginale, sulla locandina di 12 anni schiavo. Un’operazione di maquillage al limite della pubblicità ingannevole.
Tra successi, scoperte tardive, sussulti di orgoglio nazionale, Lettera43.it ha scelto i 10 film usciti nel 2013 per cui valeva la pena di pagare il biglietto.

  • Una scena del film Django Unchained.

1. Il lato positivo

Il film più bello dell’anno. Un piccolo gioiello di un autore capace di una sensibilità fuori dal comune.
Il lato positivo è il bello del cinema che riesce, anche nell’epoca del 3D e degli effetti speciali, a essere genuino, fresco, semplice, quasi naif.
Dopo aver confermato tutto il valore di Christian Bale, Amy Adams e Mark Wallberg con The Fighter, il regista David O. Russel ha tirato fuori il meglio di Bradley Cooper (sì, è molto più dell’irriverente Phil della trilogia di Una notte da leoni), e ha sfruttato tutta l’immensa bravura di Jennifer Lawrence, premiata giustamente con l'Oscar.
Il lato positivo racconta l’amore ai tempi delle nevrosi e degli psicofarmaci, e lo fa con una delicatezza impareggiabile.

2. Confessions

L’Italia l’ha battezzato appena uscito, nel 2010, ma ci ha messo altri tre anni a distribuirlo su tutto il territorio. Confessions, film del regista giapponese Tetsuya Nakashima, era stato premiato con il Black Dragon Award al Far East film festival di Udine. Miglior pellicola orientale dell'anno.
Poi è tornato in patria, sparendo dalla circolazione. C’è voluta la Tucker film per porre rimedio a una scelta incomprensibile e consegnare al pubblico italiano un’autentica opera d’arte.
L’estremo desiderio di vendetta di una madre dopo la morte della figlia, una fame che la porta a provocare atroci dolori psicologici ai due bambini che si sono spinti troppo in là con la loro cattiveria.
La banalità del male emerge in tutta la sua prepotenza durante oltre 100 minuti di dialoghi sotto voce e immagini colorate di una fotografia che spegne i colori. Come solo dalle parti del Sol Levante sono in grado di fare.

3. La grande bellezza

La perla italiana dell’anno. Uscito a mani vuote da Cannes si è rifatto con quattro European film awards: Miglior film, Miglior regia, Migliore attore protagonista, miglior montaggio.
Amato più all’estero che in patria, candidato al Golden Globe, viaggia a vele spiegate verso la notte degli Oscar, tanto che ormai la sua esclusione dalla cinquina dei film stranieri sorprenderebbe più della sua presenza. Ennesima prova di bravura del due Paolo Sorrentino (dietro la cinepresa) e Toni Servillo (davanti).
La storia di Jep Gambardella, giornalista sul viale del tramonto diventato famoso (e ricco) grazie a un unico libro scritto in gioventù, è sghemba, non segue una trama lineare, si lascia trasportare dal Ponentino di Roma. Ed è proprio nel fascino della Capitale, emblema di un Paese in pieno declino culturale, che il film trova il suo punto di forza.
Circondato da una serie di comprimari di ottimo livello (sarebbe fin troppo riduttivo citare i soliti Sabrina Ferilli, Carlo Verdone e Giorgio Pasotti, dimenticando le interpretazioni di Roberto Erlitzka, Carlo Buccirosso e Iaia Forte), Servillo dà volto, voce e movenze a un personaggio di grande carisma. E attraverso i suoi occhi mostra a tutti quanto è bella Roma. Nonostante tutto.

4. Les Misérables

Un musical francese, tratto dal più famoso romanzo di Victor Hugo, portato al cinema da un regista inglese. Les Misérables poteva godere del grande successo della versione teatrale scritta nel 1980 da Claude-Michel Schönberg e Alain Boubli, ma il rischio del flop c'era eccome. Non con Tom Hooper (premio Oscar per Il Discorso del re) dietro la cinepresa, non con quel cast.
Uno strepitoso Hugh Jackman toglie gli artigli di Wolverine e veste i panni (cenciosi e sporchi) di Jean Valjean, il gladiatore Russell Crowe toglie l’armatura e infila la divisa del  commissario di polizia Javert, Anne Hathaway smette di vestire Prada e si trasforma nella umile ragazza madre Fantine.
Che fossero bravi a recitare lo sapevamo già, e di Jackman avevamo intuito anche le doti di cantante grazie all’esperienza da presentatore agli Oscar del 2009.
Tutto è perfetto in Les Misérables, le musiche, i costumi, le scenografie, e quella fotografia che ricorda tanto il più celebre quadro di Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo, ispirato agli stessi fatti che hanno mosso la penna di Hugo.

5. Django Unchained

Basterebbe il nome di Quentin Tarantino a garantire la qualità. Per la prima volta nella sua carriera, il padre delle Iene e Pulp Fiction riesce a girare un western. Ovviamente non è un western classico, fatto di cavalli, polvere, duelli e caccia ai pellerossa.
No, Django Unchained, che nel titolo contiene l'ennesimo omaggio al cinema italiano (e in particolare a uno dei personaggi che hanno reso celebre Franco Nero, che ringrazia Tarantino con un cameo di pochi secondi), è molto diverso.
Un dentista tedesco che odia lo schiavismo e si è trasformato in cacciatore di taglie (Christoph Waltz, ancora una volta Oscar come in Bastardi senza gloria, sempre sotto la guida di Tarantino), uno schiavo liberato (Jamie Fox) deciso a riprendersi la moglie Broomhilda (Kerry Washington), strappandola al suo padrone (un Leonardo DiCaprio sadico come mai prima). E come in ogni buon film di Tarantino, non può mancare una bella carneficina. Settantaquattro morti: 52 uccisi a colpi di pistola, 20 con la dinamite, uno in un corpo a corpo, uno, il povero D’Artagnan, sbranato da un cane.

6. Rush

Motori che rombano, scintille, pneumatici consumati, auto accartocciate e in fiamme.
Rush racconta la vita a 300 all’ora e la rivalità di Niky Lauda e James Hunt, due piloti che, ciascuno a modo suo, hanno segnato la storia della Formula 1. Razionale e preciso il primo, istintivo e ben più incline ai piaceri della vita (dall’alcol al sesso) il secondo. Non potevano non odiarsi, non potevano non stimarsi.
Ron Howard si conferma un grande regista dopo l’ottimo Frost/Nixon e le prove non troppo convincenti sulle trasposizioni dei romanzi di Dan Brown (Il codice da Vinci e Angeli e demoni).
Daniel Bruhl e Chris Hemsworth convincono nei ruoli di Lauda e Hunt. E le scene delle corse sono ad altissimo tasso di spettacolarità, così come la ricostruzione fedelissima dell’incidente del Nurburgring, che quasi costò la vita a Lauda.

7. Cloud Atlas

Visionario e geniale. Portare al cinema un romanzo come L’atlante delle nuvole di David Mitchell era un sfida che solo i fratelli Wachowski potevano affrontare. E vincere.
Diviso in sei episodi che si intrecciano tra di loro in una concezione ciclica della storia, con attori a interpretare più ruoli, Cloud Atlas ondeggia tra fantascienza e filosofia della reincarnazione. Ricco di effetti speciali, con scenografie e costumi bellissimi, riporta al cinema la coppia di fratelli che fu capace di inventare Matrix. Dalla conquista dell’Oceania nel XIX secolo a un future post apocalittico in cui l’uomo è costretto a regredire a uno stato primitive. Passando per l’Europa degli Anni 30, il grande giornalismo d’inchiesta degli Usa dei 70, le difficoltà economiche di un piccolo editore inglese nel 2012. Tom Hanks, Halle Barry, Hugh Grant, Hugo Weaving, Jim Broadbent e Jim Sturges fanno il resto. Decisamente più semplice da vedere che da raccontare.

8. Thor, the dark world

Ironia, umorismo, effetti speciali, botte da orbi e un gigantesco martello. Gli ingredienti di Thor, the dark world assomigliano tanto a quelli di The Avengers, ed è per questo che il piatto funziona eccome. Molto meglio del precedente capitolo, diretto dallo shakespeariano Kenneth Branagh e troppo indugiante sul lato melodrammatico della vicenda.
Molto più in stile Marvel, The dark world diverte e convince soprattutto grazie a scenografie molto più affascinanti e a un coprotagonista come Loki, il fratello traditore del dio del tuono, dedito agli inganni e disposto a tutto (o quasi) pur di sedersi sul trono di Odino.
Chris Hemsworth e Tom Hiddleston incarnano due personaggi opposti e complementari, Natalie Portman ritorna nei panni dell’astronoma Jane Foster, di cui Thor si è innamorato nel primo film.
Naturalmente, The dark world, come il meno riuscito Iron Man 3, porta con sé gli echi dell’impresa newyorkese di The Avengers, e anticipa i contenuti di quello che verrà. Un nuovo capitolo di Captain America, prima del ritorno dei Vendicatori. Ancora insieme per salvare il mondo.

9. Stoker

La prima volta non si scorda mai. Park Chan-wook è sbarcato negli Stati Uniti, e per farlo ha accettato di lavorare su un soggetto che non fosse suo. La sceneggiatura di Stoker, a tratti, zoppica, ma a metterci una pezza ci pensa il regista coreano.
La storia di India Stoker, e di come perdendo il padre scopre le sue affinità con uno zio a lungo nascostole, scava nel tema dell’ereditarietà della malvagità e nel fascino perverso della morte.
Un romanzo formativo sui generis, un’educazione sentimentale alla violenza e all’omicidio che lascia poco spazio ai buoni sentimenti e al moralismo. Scioccante, con inquadrature, dettagli e colori di impressionante bellezza, una straordinaria Mia Wasikowska e una Nicole Kidman espressiva nonostante il botulino.

10. Monster University

I sogni del piccolo Mike Wasoski, di come col suo unico grande occhio vedeva il mondo quando era un giovane mostro con tutta la vita davanti e un solo scopo nella vita: diventare uno 'spaventatore'.
Il prequel di Monster & Co. è uno dei pochi film Disney-Pixar che non cede alla legge della bruttezza del secondo capitolo. Il pelo un po’ più lucido e immaturo di un Sully tanto spaventoso quanto pigro, il sorriso a mille denti di Randall.
I personaggi sono gli stessi che nel 2001 avevano conquistato il pubblico del cinema di animazione. Manca solo Boo, la bambina che non ha paura dei mostri, ma non il divertimento.
E c'è un insegnamento tutt’altro che banale: non è vero che nella vita si può far tutto ciò che si vuole, ma qualsiasi cosa può essere fatta bene e dare grandi soddisfazioni.

Sabato, 28 Dicembre 2013 © RIPRODUZIONE RISERVATA


Commenti (3)

Marco Minnucci 11/gen/2014 | 20:06

Vi siete dimenticati (speriamo) di "Venere in Pelliccia"
"Venere in pellicia" di Roman Polański, passato nelle sale alla velocità della luce, è a mio parere un film grandioso che tratta un tema difficilissimo come "La seduzione", in un modo elegante, sublime, originale. Un film basato su due soli attori che tengono la scena senza calare di tono nemmeno un secondo, grazie a una capacità recitativa degna di applausi ininterrotti e di una sceneggiatura perfetta.

Massimo Cantergiani 31/dic/2013 | 14:48

peccato....
..che il record d'incassi lo abbia ottenuto un film ITALIANO!! Con ironia e spensieratezza SOLE A CATINELLE ci ha regalato grandi rissate, un breve momento di serenità e alcuni argomenti quotidiani sui quali riflettere. Grande CHECCO!!

Massimo Cantergiani 31/dic/2013 | 14:18

peccato....
...che il record d'incassi lo abbia ottenuto un film ITALIANO!! Con ironia e spensieratezza PIOGGIA A CATINELLE ci ha regalato grandi rissate, un breve momento di serenità e alcuni argomenti quotidiani sui quali riflettere. Grande CHECCO!!

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