Fabiana Giacomotti

Coperte, la tendenza uomo 2016

Come quella di Di Caprio in The Revenant. Sfrangiate, pettinate. Il fenomeno che torna. Mentre le barbe hipster vengono archiviate.

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18 Gennaio 2016

Leonardo Di Caprio in ''The Revenant''.

Leonardo Di Caprio in "The Revenant".

Coperte al cinema, addosso al Revenant Leonardo di Caprio.
Coperte per strada.
Coperte sulle passerelle milanesi delle collezioni uomo inverno 2016.
Hanno stili, forme e stati di usura diversi: vecchie e maleodoranti quelle sempre più visibili per le strade delle nostre città; bellissime, accuratamente sfrangiate e pettinate, in alpaca, mohair, cashmere, quelle esposte sotto i flash dei fotografi.
I modaioli, ma non solo loro, evitano accuratamente le prime, girandoci attorno quando le scorgono, voluminose, irrigidite dal freddo e dallo sporco, scosse dai tremori di chi le abita (negli androni o sotto i portici che nelle città del Nord Italia sono così comuni), mentre applaudono freneticamente le seconde.
SOTTO C'È UN UOMO FRAGILE. Ammirano le soffici coperte, le amplissime sciarpe delle sfilate di Lucio Vanotti, di Missoni, di Gucci, e non vedono l’ora di tremare di freddo e di eccitazione per quella che avvolge “Leo” nel pur didascalico, malriuscito film di Inarritu.
Ma sotto tutte queste coperte fittizie, o sontuose, o disperate, c’è un uomo.
E tutti sembrano fragilissimi e bisognosi di protezione e di riparo.
Tutti vittime, come Di Caprio, di un’inenarrabile sequela di disgrazie in cui una natura matrigna leopardiana ci mette del suo, ma anche, e sono tutti gli altri casi, di una società rigida e in cui l’ingresso in forze delle donne ha ulteriormente alzato il livello della competizione e il rischio del confronto.
MAI VISTE COSÌ TANTE. Sono anni che circolano, queste coperte.
Soprattutto addosso agli uomini della moda. Avvolte sopra i cappotti, lasciate cadere da una spalla come lembi di una immaginaria e impossibile toga, recuperate dai memorabilia militari di famiglia o acquistate nelle collezioni casa dei grandi marchi del cashmere.
Ma mai se ne sono viste tante come in questa tornata di sfilate e di presentazioni della moda maschile.
La coperta è la nuova protezione, la nuova e reale coperta di Linus, il nuovo segno non più di una élite, ma patrimonio condiviso, dunque facilmente accessibile, per questi uomini incerti su tutto - identità, futuro, idee - e innanzitutto sulle proprie forze, sulla spinta necessaria a resistere, a crescere, ad affermarsi.
BASTA BARBE HIPSTER. Scompaiono le barbe hipster tanto diffuse fino all’altro ieri; a proteggere volti e anime arrivano cappotti e molte coperte, talvolta in abbinata perché per ripararsi dal gelo - non atmosferico, ma psicologico e sociale - sembra non esserci mai abbastanza tepore, come nel progetto in itinere del reporter irlandese Donald Maloney, che da anni fotografa e raccoglie le testimonianze dei senzatetto: There’s a human in there.
Qui dentro c’è un essere umano.


Twitter @fgiacomotti

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