Massimo Del Papa

David Bowie e quegli artisti che non hanno eredi

Un alieno, un marziano, un artista implacabile, superlativo. Autore di canzoni capaci di spostare l'asse terrestre. Che hanno cambiato la cultura occidentale.

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11 Gennaio 2016

Maledizione no, non è un altro discutibile trucco, una provocazione, una trovata per sparire essendoci di più, non è una strategia, un paradosso inventato con Warhol o con chiunque altro.
Non è nient'altro che la verità e la verità è pazzesca, è così grande da non lasciarsi commentare, da non lasciarsi accettare, impossibile a scriversi come scalare una montagna a mani nude.
La realtà è un trauma. Ma è la realtà (guarda la gallery).
David Bowie stava dissolvendosi: ha fatto appena in tempo a toccare il suo sessantanovesimo compleanno. La stella nera era lui. Adesso brillerà per sempre da un nonluogo. Brillerà di assenza, ma troppe ne ha fatte David per lasciarsi dimenticare: non succederà mai, non può succedere.
UN ALTRO PEZZO DELLA NOSTRA VITA CHE SVANISCE. Un altro cancro, come, pochi giorni fa, quello fulminante di Lemmy. Un'altra morte prematura, troppo prematura. Sono sempre premature. Un'altra notizia da commentare e non sai come, non sai cosa ti senti nelle vene, scrivi e basta, ma non sai dove stai andando. Dove stai sbandando.
Come per Lou Reed. Come per Joe Cocker. Come per Pino Daniele. Come per Jannacci. Come per B.B. King. Come per...
È stupido. Sono solo cantanti. Sono presenze assenti, poster sul muro. Sono dischi, sono concerti. Non li incontreremo mai. Non li abbiamo mai visti. Siamo adulti e loro erano solo cantanti.
Ma sono molto più di questo, sono anche la nostra vita, i maestri di sogni, terroristi e dirottatori dei nostri sogni.
CRESCIUTI CON LORO, CI ILLUDIAMO DI ESSERE LORO. Cresciamo con loro, ci illudiamo di essere un po' loro, invecchiamo con loro e un giorno ci lasciano. Orfani. È stupido, dovremmo prenderla come viene e invece ci sentiamo morire un po' anche noi. Più di un po'.
Come lo rimpiazzi uno come David Bowie? Un uomo che è cascato sulla terra, uno che è stato una mostra vivente, uno di quelli, e sono pochi, e sono tanti, ma non ce ne sono quasi più, che hanno deviato l'asse terrestre?
Un alieno, un marziano, un artista implacabile, superlativo, infine un uomo. Uno che fa due ultimi dischi incredibili alla sua età, e l'ultimo quando sa di stare morendo, e lo chiama Blackstar, e ci mette dentro pezzi che si chiamano Lazarus, perché giocare con la vita e con la morte, con i sogni e con gli incubi è il suo mestiere, resta il suo mestiere.

 

 

Una missione, una condanna. Come lo rimpiazzi uno che ti ha dato così tante canzoni, così tanti momenti?
E come lo scrivi, che è morto, senza sentire che anche le tue dita sulla tastiera si ghiacciano un po'?
È stupido, e noi non dovremmo. Ma restano più importanti loro, con tutte falsità, i vizi, i dischi sbagliati, i momenti pessimi, resta più importante David Bowie, resta in noi quella loro cultura pop che forse, poi, tanto pop non era: almeno quando viene espressa a simili livelli, capaci di collegare e insieme azzerare le sponde tra “alta” e “bassa” cultura, capaci di spostare l'asse terrestre.
LA SUA ARTE HA CAMBIATO LA NOSTRA CULTURA. Cosa sarebbe stato il mondo senza le canzoni, i tour, i costumi, le scene, le visioni, le immagini, le cadute, i riscatti - e noi che li succhiavamo stagione dopo stagione - cosa sarebbe stato questo mondo così difficile a viversi, non possiamo sapere, ma sappiamo che sarebbe stato un posto assai più arido, meno eccitante, meno fantastico, meno abitabile.
Perché loro, anche loro sono la nostra cultura occidentale, che poi esplodeva in mille direzioni, mille curiosità e contaminazioni. E questo è più vero di tutti per Lazarus che se n'è andato, era morto dodici anni fa, poi è risorto, ma è rimorto troppo presto. All'aurora del suo settantesimo calendario. Ecco perché era appesantito nell'ultimo video. Stava cantando la sua dissoluzione. Nessuno tra i mortali lo sapeva, il mondo non lo sapeva, al corrente solo i pochi del suo cerchio magico: e mai segreto ha tenuto tanto, l'uomo che aveva fatto di se stesso una mostra permanente ha vissuto i suoi ultimi anni avvolto da una cortina impenetrabile di latitanza, ha mantenuto fino all'ultimo la sua condizione.
È stupido, sono soltanto artisti. Artisti pop. Ma uno che, già malato, mette insieme un disco come Blackstar, complicato, indecifrabile, che oggi assume valore di testamento, un lascito proiettato nel futuro, è qualcosa in più di un uomo: è uno che si è fuso con la sua arte e che fino all'ultimo vive creando, uno che muore sul cuscino della sua arte.
MORTO IN SCENA, COME MOLIÉRE. Uno che muore in scena, come Moliére. Come i grandi bluesman del secolo scorso. Come praticamente è successo a Lemmy, i cui funerali in streaming si giustificano in pieno.
Come ha sempre detto di voler fare Keith Richards: «O crepo in scena o non serve a un cazzo, uomo, credi a me». Quelli che restano, già. Gli Stones, Iggy Pop, vecchio compagno di depravazioni di David. Bob Dylan. Crosby. Neil Young. Quelli che vogliamo. Passati per mille devastazioni, sembrano immunizzati, sembrano eternim bambini di settanta e passa anni con un luccichio indomabile negli occhi. Ma poi ti svegli una mattina e scopri che sei un po' meno vivo anche tu, e sai che cambia la vita che ti resta, niente sarà più uguale e  non potrai rimpiazzare quelle assenze, quei sogni che erano tuoi. Sai che l'eternità non esiste, ma non te ne capaciti, forse la vai a cercare nell'universo che ti hanno lasciato questi pazzoidi, infantili, viziosi, violenti, capaci di ridefinire il concetto di arte e di deviare i nostri giorni tutti uguali, noi, che se va bene possiamo essere eroi un giorno soltanto.
Come una Stella Nera David Bowie si è spento ma la sua luce continuerà a brillare protesa nell'eternità, anche quando nessuno potrà più vederla, perché niente sarà rimasto. Ma la luce resta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

boubakar 18/gen/2016 | 16 :55

La faccia illuminata della vita.

LeoneBrera 15/gen/2016 | 14 :01

Un po' esagerato
David Bowie è stato un grande uomo di spettacolo, ma addirittura spostare l'asse terrestre...è un po' esagerato.

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