Gian Luigi Rondi, un ritratto tra cinema e politica

Il legame con Andreotti. Gli screzi con Pasolini. E con la sinistra italiana. Profilo del critico scomparso a 94 anni. Foto.

22 Settembre 2016

Si è spento nella sua casa romana Gian Luigi Rondi, decano dei critici cinematografici e presidente del David di Donatello.
Nato a Tirano, in Valtellina, avrebbe compiuto il 10 dicembre 95 anni (guarda le foto).
FIRMA STORICA DEL TEMPO. Da giovane conseguì la laurea in giurisprudenza, nel 1945, ma nel frattempo aveva già avviato una fruttuosa collaborazione con la Voce Operaia, testata di stampo cattolico comunista, e diretto la rivista culturale Teatro
La sua carriera decollò nel '46, come firma del quotidiano Il Tempo, per il quale l'anno successivo cominciò a scrivere come critico cinematografico.
Dal 1948 è stato corrispondente del quotidiano francese Le Figaro, dei periodici transalpini Cinémonde e Le Film Français e del belga Cinérevue. Ha tenuto anche corsi di storia ed estetica del cinema all'Università internazionale Pro Deo, oggi Luiss.
Sostenitore del neorealismo, per 60 anni è stato il punto di riferimento della critica cinematografica.
VICINO AD ANDREOTTI. Il magistero critico di Rondi si identificò presto nella politica culturale della Dc di stampo andreottiano.
Del 'divo Giulio' ereditò la sobrietà degli atti, la lucida analisi, la precisione maniacale, perfino l'abitudine di tutto annotare in agende private che sarebbero diventate un vero mito.
«Nel 1948, ero da un anno il critico ufficiale a Il Tempo, fondato e diretto da Renato Angiolillo», ha dichiarato in un'intervista nel luglio 2013. «Ricordo che Andreotti mi chiese di far parte della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. Capii che era molto interessato al peso e all'importanza che il cinema cominciava ad avere in Italia. Mi portò anche a Cinecittà. Nei suoi progetti c' era l'idea di sistemare nuovamente gli studi che erano allora pieni di sfollati».
Attento interprete degli orientamenti cattolici, Rondi entrò spesso in collisione con gli intellettuali della sinistra italiana: memorabile l'invettiva che gli indirizzò Pasolini, celebri le sue posizioni intransigenti in fatto di morale, meno noti i ripensamenti e i risarcimenti privati che il critico restituì nel tempo ad autori anche spesso duramente criticati come Antonioni a cui sembrava preferire la «chiarezza esplicita» di Pietro Germi.
L'AMICIZIA CON DE SICA. Celebre è diventato un suo scontro con Angiolillo: «Quando uscì Ladri di biciclette chiusi l'articolo con un 'grazie De Sica', Angiolillo si arrabbiò tantissimo: come è possibile terminare un pezzo di giornale con quella frase? Raccontai l' episodio a Vittorio che mi inviò una lettera con sopra scritto: 'Grazie Rondi!'. Fino alla fine restammo amici».
Fonte inesauribile di aneddoti sul mondo del cinema, Rondi conobbe anche Roberto Rossellini: «Un genio, un avventuriero, generoso, soprattutto con i soldi degli altri, e un donnaiolo», disse di lui. «Contemplava i tratti dell'italiano che affascinava il mondo. Ingrid Bergman, dopo aver visto Roma città aperta, gli scrisse una lunga lettera colma di elogi e lusinghe, della quale parlò diffusamente un giorno a pranzo davanti alla sua compagna di allora, Anna Magnani».
«Li avevo accompagnati ad Amalfi e pranzammo all' Hotel dei Cappuccini», raccontò ancora Rondi. «In quella lettera Ingrid chiedeva di incontrare il maestro e Roberto volò a Hollywood per vederla. Non so se ci fosse stato già qualcosa, ma la Magnani si era fatta sospettosa. E irascibile. Quando a tavola Rossellini cominciò a magnificare le qualità artistiche delle Bergman, Anna prese il piatto di pasta al sugo che aveva davanti e lo tirò in faccia a Rossellini. Poi gelida e furiosa come una regina se ne andò».
IL RICORDO DELLA BIENNALE. Da sempre uomo attivo e pieno di spirito di iniziativa, Rondi ha saputo mettersi in gioco fino all'ultimo: «Passo la mattina a leggere, o andare in accademia, al Donatello», ha raccontato di recente, «ma ho il bisogno di costruire. Ho creato premi, festival. Non mi rassegno alla noia, al non far niente, alla morte».
Nel 2014 è uscito un documentario su di lui, diretto da Giorgio Treves, dal titolo Gian Luigi Rondi: vita, passione e cinema.
Appresa la notizia della sua scomparsa, il presidente Paolo Baratta ha voluto ricordare a nome di tutta la Biennale di Venezia il critico, che fu direttore del Settore cinema e poi presidente della Biennale stessa, «protagonista di tanta parte della storia e delle vicende del cinema italiano, nelle quali operò con grande competenza e grande saggezza».

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