LIRICA

La Scala: il toto-nomi per la sovrintendenza

Da Di Freda a Nastasi, la corsa per la sovrintendenza.

di Michela Garbin

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19 Marzo 2013

La data da segnare è il 25 marzo. Sarà allora che al presidente della Fondazione La Scala Giuliano Pisapia, durante la riunione del Consiglio d’amministrazione, saranno resi noti i nomi dei potenziali nuovi sovrintendenti. Uno di loro potrebbe prendere il posto di Stéphane Lissner, che nel 2015 darà l’addio a Milano per Parigi.
L'ACCELERATA DI PISAPIA. Il sindaco milanese vuole chiudere l'operazione «entro luglio». Un’urgenza comprensibile, vista la necessità di programmare con molto anticipo i cartelloni e, soprattutto, con l’Expo milanese dietro l’angolo. Dunque, avanti tutta.
LA RETE DI ERMOLLI. L’incarico di formare la rosa dei possibili «scalabili» è stata affidata - ma non in esclusiva, precisa una fonte vicina al Teatro - a Bruno Ermolli, vicepresidente del Consiglio di amministrazione, uomo d’azione dal passo felpato, politicamente vicino a Silvio Berlusconi, e abile nel convogliare risorse presso le rete dei suoi potenti amici. Danè che hanno fatto comodo specie negli ultimi anni, visto il costo del Piermarini che si aggira sui 115 milioni di euro l’anno.

I sindacati appoggiano il ritorno al triumvirato

Chi ha questa lista? Pisapia dal canto suo nega che esista un totonomine. Eppure Lettera43.it è in grado di anticipare che i nomi in lizza sono più di una dozzina, nomi che nel corso della seduta del board verranno vagliati e scremati per formare un elenco più ristretto su cui ragionare in una prossima seduta da convocare a breve.
L'AUTOCANDIDATURA DI DI FREDA. Tra gli autocandidati si è fatta avanti Maria Di Freda, un nome interno alla Scala, di cui è direttore generale dal 2008. Ha ricoperto numerosi incarichi, dall’assistenza al Sovrintendente alla direzione del personale: una donna esperta di amministrazione che conosce tutti i tavoli del Teatro e pronta, si sostiene, a far un altro passo avanti nella carriera cercando un posto al sole.
NOVITÀ AI VERTICI. Anche perché per il futuro della Scala si profila uno scenario nuovo. Nuovo anche se guarda al passato: una triade alla guida del Piermarini, come un tempo. Tre ruoli diversi - sovrintendente, direttore artistico e direttore musicale - ora ricoperti da due sole persone: Lissner e Barenboim.
Anche i sindacati appoggiano l’idea della divisione delle cariche in un triumvirato, che a parer loro «garantirebbe miglior gestione e trasparenza». Ecco perché i nomi che non vengono tutti dal mondo artistico si sono moltiplicati.

Le mire di Salvo Nastasi, il superburocrate del ministero

Tra questi c’è un altro candidato di peso. Quel Salvo Nastasi, 37 anni, uomo influente vicino a Gianni Letta, ex capo di gabinetto del Mibac con Francesco Rutelli e con Sandro Bondi, ora direttore generale per lo Spettacolo dal vivo, potente dirigente del dicastero retto da Lorenzo Ornaghi.
L'AIUTO DEL MIBAC. «Si dice sia stato proprio lui», conferma una fonte interna al Piermarini, «a far arrivare dal ministero della Cultura, in extremis, quei 2 milioni di euro con i quali è stata pagata la metà dell’integrativo delle maestranze scaligere, rimaste all’asciutto dopo che sulla gestione 2012 pesava un rosso da 4 milioni di euro».
Un gesto animato da semplice amor di patria? Il superburocrate di origini pugliesi, sposato con Giulia Minoli, figlia di Gianni, dopo l’ascesa ministeriale (nonostante non sia stato eletto alle ultime Politiche) punterebbe a un palcoscenico internazionale. Proprio quello che il teatro lirico milanese è capace di offrire nel circuito musicale mondiale.
LA CORDATA ROMANA. Ma su quali endorsement può contare Nastasi? Con la regia di Ermolli, la sua nomina avrebbe dalla sua buoni uffici con Roma e una continuità con i poteri meneghini pre-Pisapia. Del resto il sindaco non ha mai manifestato forte interessamento per la Scala, forse a causa della mole di impegni e questioni da risolvere.

La corsa di Pereira, Chiarot e Vergnano

Nell’attesa, nei foyer milanesi ci si chiede se un posto come la Scala si meriti al timone supermanager anche valorosi che però di note masticano poco.
Ovvierebbe a questo problema un altro nome che partecipa alle «primarie» nella corsa alla successione di Lissner: Alexander Pereira, 65 anni, viennese, nonostante il cognome portoghese, e una fidanzata brasiliana che vive a Milano.
IL FUNDRAISER DI SALISBURGO. Sovrintendente del Festival di Salisburgo, ruolo in cui non è stato riconfermato, conosce la musica e sa portare, grazie all’abile attività di fundraising, quattrini nelle casse dei teatri. Tuttavia, si fa notare in alcuni ambienti, la Scala ha bisogno di stagioni forti e di bacchette d’élite: Abbado, Muti, Metha, Maazel, Gatti, Chailly, e non di una programmazione «alla panna», adatta a tutti i palati dei turisti in visita a Milano e digiuni di lirica. Né ha bisogno dei giovani direttori, pur bravissimi, ma lanciati senza rete nella direzione dell’opera lirica senza avere la necessaria esperienza.
QUALITÀ DA PRESERVARE. La Scala, insomma, in crisi di identità, deve recuperare i fasti del passato, il suo palcoscenico è un punto d’arrivo, non una palestra o una passerella qualunque. Invece, a Salisburgo, Pereira «ha triplicato il cartellone, a scapito della qualità, e ha sforato il budget di 5 milioni di euro», ricorda chi lo conosce bene. Non solo.
Tra i nomi di casa nostra per la poltronissima scaligera ci sono anche quelli di Cristiano Chiarot, alla Fenice di Venezia: il teatro vive un’ottima stagione, con tante nuove produzioni e con bilanci in attivo, e quello di Walter Vergnano, che è sovrintendente del Teatro Regio di Torino dal 1999 e che rimarrà a capo dell’Ente fino al 2014, giusto in tempo per un nuovo incarico. Di lusso.

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