Leosini, i segreti della conduttrice di «Storie Maledette»

Indipendente. Stakanovista. Preferisce la penombra dello studio ai riflettori. Nonostante il budget contenuto, fa boom di ascolti. E zittisce tutti i critici.

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28 Gennaio 2016

Franca Leosini durante l'intervista a Rudy Guede.

Franca Leosini durante l'intervista a Rudy Guede.

Delle tante storie raccontate, quella davvero maledetta porta il nome di Angelo Izzo, uno degli autori del delitto del Circeo.
Franca Leosini, conduttrice del programma di Rai Tre divenuto un cult assoluto dopo l’intervista a Rudy Guede, dopo essere stato per tanti anni solo un programma per affezionati, non si perdona di aver creduto al pentimento di Izzo, tra gli autori del terribile crimine.
Eppure è difficile che l’intuito tradisca la Leosini, una giornalista dal fiuto sensibile e dalla capacità di applicazione nettamente superiore alla media.
Dietro ogni caso portato in televisione si cela una grande preparazione, al limite della maniacalità.
UNA GIORNALISTA ATIPICA. Un lavoro imponente, quello che sta a monte di ogni puntata di Storie Maledette, tanto da costringere la Leosini a contenere il numero delle puntate. Una giornalista atipica, attratta più dalla penombra dello studio che dalle luci della ribalta, in mondo dove la spia rossa della telecamere accese è diventata una droga.
Lei no, lei vive per la costruzione del prodotto, più che per il risultato finale.
«I condannati mi scrivono o mi fanno scrivere dagli avvocati», raccontava la Leosini in una intervista di qualche tempo fa, «io vado a incontrarli una o al massimo due volte. Ho bisogno di vederli, di parlare con loro, di trascorrere tempo insieme. Studio la psicologia del personaggio: per me è centrale».
Gli incontri in carcere, spiegava, «possono durare anche otto ore. Mangiamo insieme. Mi aprono la loro cambusa. Li faccio parlare molto della loro vita, del loro passato».
LA BOCCIATURA DI ALDO GRASSO. Uno studio che i tempi rapidi e rapaci della tivù considera una po’ snob e borderline. Tanto che Aldo Grasso, il critico del Corriere della Sera considerato una sorta di guru, la boccia senza riserve. «Franca Leosini legge, legge tutto quanto, dall’inizio alla fine. È letteratura modesta la sua che sulla pagina scritta non reggerebbe, anche se lei sostiene il contrario. Ma ecco i miracoli della tivù: quella prosa modesta, la sociologia d’accatto (dopo dieci minuti si capisce che la colpa è sempre e solo del contesto sociale), l’enfasi retorica consacrata fatalmente alla vittima, il look démodé, la cofana in testa diventano subito guilty pleasure, una sorta di piacere proibito rafforzato dai luoghi comuni internettiani: maestra di giornalismo, icona gay, fashion icon, siamo tutti leosiners» .
Eppure, nonostante questa bocciatura, la democrazia degli spettatori premia la Leosini, come dimostrano gli ascolti.
Evidentemente la giornalista, dando voce ai maledetti e alle loro storie, è come se concedesse ad ognuno di noi il privilegio di essere giudice e carnefice allo stesso tempo.
In fondo il vero successo del programma sta esattamente in questa semplice formula. Che la Rai ha sposato da tempo, senza mai investire troppo o togliere qualcosa alla Leosini. La quale sa come amministrare il capitale che le è stato concesso.

Gli ascolti la premiano, nonostante il budget contenuto

Franca Leosini in «Ombre sul giallo».

Franca Leosini in «Ombre sul giallo».

Bugdet contenuto, compensi in linea con la Rete (ottenere la cifra esatta è un impresa ma non si va oltre i 200 mila euro) e ottimi ascolti, al punto da creare una vera e propria comunità attorno alle Storie Maledette.
Ma il vero elemento che pone la giornalista fuori dal coro è il fatto di non avere una precisa area politica di riferimento. Martedì scorso a Ballarò, il programma di Rai Tre condotto da Massimo Giannini, la Leosini, restia alle apparizioni nei talk, ha dato prova di grande equilibrismo.
Nell’argomentare sulle unioni civili, ha spiegato in modo chiaro che «la religione non dovrebbe entrarci: è un fatto politico. Sono favorevole, sono diritti umani e farle vuol dire mettere ordine nella vita delle persone. Quando c’è ordine nella vita delle persone, c’è ordine anche nella società. Queste coppie chiedono quello che spetta a tutti: il diritto di amarsi». Buonsenso applicato all’attualità.
LA PROMOZIONE SUL CAMPO. Di fatto la Leosini può vantare l’assenza di padrini politici e sponsor, cosa rara in Rai, ai quali dover rendere conto.
Dopo 14 anni di fiera militanza in seconda serata, è approdata in prime time, con il programma cult di Rai Tre da lei stessa ideato e scritto.
Una promozione sul campo, conquistata grazie agli ottimi ascolti e alla crociata sostenuta dai social network, che hanno incoronato definitivamente la giornalista consacrandola icona (non solo gay) a colpi di tweet, con l’hashtag #leosiners.
Dalla dittatura dello share alla democrazia degli ascoltatori. La 15esima edizione del programma è partita con il botto, grazie all’intervista a Guede che ha raccontato in tivù la sua versione dei fatti sull’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher.
«Per questa intervista non ha ricevuto nessun compenso: mai data una lira a nessuno», ha detto risoluta la giornalista a precisa domanda de Il Fatto Quotidiano.
IL SOPRANNOME DI 'SIGNORA DEI MOSTRI'. Una carriera iniziata con la carta stampata, quella della Leosini, prima con il settimanale L’Espresso poi col il quotidiano Il Tempo, anche se a consacrarla è stata la tivù.
L’esordio avviene come autrice delle inchieste di Telefono giallo, quindi Storie Maledette e Ombre sul giallo.
Soprannominata “Signora dei mostri”, la Leosini ha intervistato Pietro Pacciani, Donato Bilancia, Angelo Izzo, Mario Mariolini (“il cacciatore di anoressiche” che ha ispirato un film firmato da Matteo Garrone) e ha fatto riaprire (per poco) il caso Pasolini dopo che in trasmissione Pino Pelosi, proclamandosi innocente, aveva parlato di tre assassini.
Nella sua stanza c’è un tazebao con scritto: «Puoi sempre contare su un assassino per una prosa ornata».
Frase che, con molta probabilità, Aldo Grasso non potrà mai condividere. Eppure lo share dà ragione a lei, alla signora del mistero, che ha iniziato con Leonardo Sciascia e ha lasciato la direzione di Cosmopolitan per essere libera e indipendente, non condividendo le scelte dell’editore. Non capita spesso, e quando capita sono altrettante storie maledette.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano51 08/feb/2016 | 20 :32

E' straordinaria, ti inchioda davanti allo schermo come se ti avesse ipnotizzato. Poco alla volta mette a nudo l' animo del condannato, e alla fine ti chiedi se la condanna sia giusta o esagerata. Mi piacerebbe rivederla.

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