Maria Travia, la moglie che Morricone deve ringraziare

Il compositore dedica il premio alla consorte. Non solo per amore, ma per giustizia. 

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29 Febbraio 2016

Sul palco del Dolby Theatre, di fronte all'élite di Los Angeles in piedi ad applaudirlo, Ennio Morricone ha impugnato il suo Oscar e per la seconda volta ha dedicato la sua musica e il suo trionfo «a mia moglie Maria». Da commuoversi per il sentimento, o semplicemente per una riconoscenza a cui siamo poco abituati. 
Superata da vent'anni l'età della pensione, scarpe basse, una signorile collana argentata come la sua nuvola di capelli, Maria Travia si è abituata a sfilare in mezzo a star e paillette, cha si tratti della Walk of fame o del red carpet hollywoodiano.
Da 60 anni, del resto, è sposata con un gigante di talento, un italiano per bene, diplomato all'Accademia di Santa Cecilia, trombettista e compositore: l'uomo che ha regalato le note ai Western all'Italiana, quel pianoforte stonato e straniante a Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, l'allure mistica a The Mission, la commozione a Nuovo Cinema Paradiso.
Il loro matrimonio fu celebrato nell'ottobre del 1956, a Roma. Lei, nata a Gioiosa Marea, provincia di Messina, era diventata romana ad appena un anno, quando la famiglia si era trasferita nella Capitale. E lì, in un appartamento affacciato sul Campidoglio, vive ancora oggi insieme al marito.
MATRIMONIO NEL1956. Quando si sposarono, Morricone aveva iniziato a comporre per il cinema da appena un anno, la collaborazione con Sergio Leone sarebbe arrivata nel 1964 con un Pugno di dollari, nel 1966, avrebbe arrangiato Se telefonando di Mina. La sua è stata una carriera di quelle di una volta: lunghissima, prolifica, con fatica e talento profusi con costanza fino a ottenere il riconoscimento unanime e internazionale. E per 60 di questi anni di passione, Maria è stata sposa, madre, confidente di lavoro, consigliera, paroliera di alcuni temi musicali e infine accompagnatrice sorridente sulle passerelle. 
LA PRIMA GIUDICE. Morricone non ha mai nascosto il contributo della moglie al suo lavoro e al suo successo: «È lei che giudica prima di tutti. Nel passato capitava che spesso i registi mi fregavano: di tutti i brani che proponevo sceglievano i più brutti», dichiarò in un'intervista, «Ora non accade più. C'è mia moglie».

 

  • Maria Travia e Ennio Morricone (Gettyimages)

«Per cinquant'anni ci siamo visti pochissimo»

Maria è stata il ponte tra il compositore e l'ascoltatore: «Non ha una conoscenza tecnica della musica. Ma giudica come farebbe il pubblico. È severissima», aveva raccontato il maestro. Lui nella sua stanza, lei nel mondo. Persino Tarantino ha spiegato di aver fatto leggere la sceneggiatura del suo Hateful Eight, pellicola esagerata e insieme misuratissima, a «Ennio e alla signora Maria».
Perché Maria con le parole ha imparato a lavorare.
AUTRICE PER CAPOSSELA. Autrice del testo di uno temi d'amore di Nuovo cinema paradiso, ha adattato con il marito un brano di C'era una volta il West, ma compare anche nella discografia di Vinicio Capossela, autrice sempre assieme a Morricone e allo stesso Capossela di Dove siamo rimasti, anno 2006.
L'anno dopo, nel 2007, l'Academy di Hollywood premiò per la prima volta il 'signor Ennio' con l'Oscar alla carriera e lui già allora le dedicò la statuetta, con parole nobili, da ricordare: «È un atto di giustizia. Mentre io componevo lei si sacrificava per la famiglia e i nostri figli». Quattro figli, quattro, allevati e accompagnati mentre lui era impegnato a dare vita a capolavori: «Per cinquant'anni ci siamo visti pochissimo: o ero con l'orchestra o stavo chiuso nel mio studio a comporre», ha confessato il grandissimo compositore.
Non per amore, dunque, ma per giustizia (la parola più corretta), tutti i premi di lui - due Oscar, un Leone d'Oro alla carriera, tre Golden Globe, cinque Grammy, undici Nastri d'Argento, sei Bafta, 10 David di Donatello, solo per citare i più rilevanti -  sono anche di lei. 

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