Mein Kampf, 10 cose che non sapete

La diffusione in Italia decisa dal Duce. Il curatore del libro ucciso. I numeri da record. Storia e curiosità di uno dei libri più influenti del XX secolo.

09 Gennaio 2016

Frontespizio del Mein Kampf in edizione tedesca.

Frontespizio del Mein Kampf in edizione tedesca.

È uscita in Germania, per la prima volta dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, la nuova edizione commentata del Mein Kampf di Adolf Hitler.
Pubblicate nel 1925, le tesi del Fuehrer (scritte un anno prima durante i nove mesi di carcere per il fallito colpo di Stato a Monaco) vengono affiancate da 3.700 note critiche che intendono distruggere l'aura mitologica che aleggia sul libro negli ambienti di destra.
PUBBLICAZIONE PROIBITA PER 70 ANNI. Per 70 anni la Baviera, titolare dei diritti d'autore, ne aveva proibito la ripubblicazione.
Ecco 10 cose da sapere su uno dei libri più influenti del XX secolo.

1. Il titolo doveva essere un altro: poi è stato scelto Mein Kampf

  • Il gerarca Rudolph Hess.

 

Una parte del testo, scritto durante la prigionia, è stata dettata in cella da Hitler al fedele compagno Rudolf Hess. Il titolo originale doveva essere 'Quattro anni e mezzo di lotta contro menzogna, stupidità e codardia', ma dietro consiglio di Max Amann, responsabile della casa editrice, è stato cambiato nel più corto e appetibile Mein Kampf (La mia battaglia).

2. Un libro sacro: lo stesso formato della Bibbia

  • Un Mein Kampf in formato ridotto.

 

Nel 1930 il libro era venduto al prezzo di 12 marchi e veniva stampato nel formato 12 per 18,9 centimetri, lo stesso normalmente adoperato per la Bibbia. Per diffusione e considerazione nelle case tedesche (ma non solo), il Mein Kampf era paragonabile al Libro. In particolare nel periodo bellico, ma per molti affezionati anche a guerra persa, i due volumi di Hitler rappresentarono un vero e proprio testo sacro.

3. Record di vendite dopo la presa del potere: copie gratis a sposi e soldati

  • Adolf Hitler nel 1933.

 

Fino all'ascesa al potere di Hitler, avvenuta nel gennaio del 1933, furono vendute 241 mila copie dell'opera. Proprio nell'anno dell'elezione del Fuehrer si raggiunse la cifra del milione di vendite. A questo milione bisogna, però, aggiungere quelle distribuite a titolo gratuito dallo Stato nazista ai soldati al fronte e ad ogni nuova coppia di sposi.

4. Il curatore del libro ucciso conosceva la bassa qualità dell'opera

  • Una vignetta satirica della 'Notte dei lunghi coltelli'.

 

I manoscritti del Mein Kampf furono curati da un prete, Bernhard Staempfle, che li corresse e li migliorò. Lo stesso Staempfle fu una delle vittime della pulizia interna al partito messa in atto dalle Ss il 30 giugno 1934: la famosa “notte dei lunghi coltelli“. Secondo molti, a costare la vita a padre Bernhard fu proprio la sua conoscenza della prima versione del testo nazista, non certo scritta con particolare maestria.

5. La distribuzione in Italia ordinata dal Duce

  • Adolf Hitler e Benito Mussolini.

 

Come rivelato dal giornalista Giorgio Fabre, la pubblicazione del libro in Italia arrivò direttamente dal Duce. L’offerta dello Stato fascista per i diritti d'autore (250 mila lire del tempo come anticipo, pari a 53.625 marchi tedeschi) fu accettata in segreto da Hitler. La somma risulta notevole se paragonata a quella per l’edizione inglese (circa 2000 lire) o per quella americana (500 lire). Un primo segno della futura alleanza che avrebbe portato l'Italia, a fianco della Germania, alla distruzione della Seconda Guerra mondiale.

6. Diritti d'autore: mai andati agli eredi

  • Il dorso di una copia del Mein Kampf.

 

Al termine della Seconda Guerra mondiale, gli alleati assegnarono alla Baviera i diritti per il libro. Nel 1960, il figlio della sorellastra di Hitler, Leo Raubal, avviò un’azione per tornare in possesso dei diritti del Mein Kampf, senza però riuscirci. Nessun diritto d’autore è mai andato alla famiglia di Hitler.

7. Le colpe degli amici: Goebbels e Goering non lo lessero mai

  • Adolf Hitler, Joseph Goebbels e Hermann Goering.

 

A quanto riporta Pietro Minto, sul sito del magazine Rivista Studio, il gerarca Otto Strasser al processo di Norimberga «un giorno domandò a Goebbels e Goering (altri due nazistissimi, membri del 'cerchio magico' hitleriano) se avessero davvero letto il libro: Goebbels scosse la testa colpevole, Goering scoppiò a ridere».

8. Zweites Buch: il sequel dimenticato

  • 'Zweites Buch', il sequel di Mein Kampf.

 

Esiste un “sequel” del Mein Kampf. Il Zweites Buch, pubblicato in inglese come Hitler's second book. Il libro rappresenta le opinioni di Hitler in tema di politica estera, ma non fu mai pubblicato con il Fuerher in vita. Scritto poco dopo il Mein Kampf, non fu pubblicato per lo scarso successo iniziale della bibbia nazista. Quando il Mein Kampf divenne un best-seller, la publicazione di Zweites Buch fu considerata inutile.

9. I riferimenti alla boxe: la mania per il corpo

  • Un incontro di boxe degli anni '30.

 

Nel libro ci sono riferimenti alla boxe, considerata insieme al ju-jitsu più utile del normale addestramento con il fucile. Il nazismo, a pari del fascismo, considerava estremamente importante la cura del corpo. La perfezione del fisico dell'uomo ariano doveva infatti distinguerlo da tutti gli altri.

10. Numeri record: traduzione in 11 lingue e incassi milionari

  • Una traduzione del Mein Kampf.

 

Alla fine del 1945 in Germania si contavano 8 milioni di Mein Kampf e traduzioni in 11 lingue. La casa editrice, Eher Verlag, distribuì il libro in molti tipi di edizioni: portatili, di lusso, per i soldati e per i gerarchi. Sergio Romano sul Corriere riferiva che «Secondo Max Amann, direttore della Eher Verlag, Hitler avrebbe ricavato dalle vendite del libro circa 15 milioni di marchi tedeschi, pari a circa 90 milioni di dollari odierni. Se ne servì per comperare il suo 'nido d’aquila' sull’Obersalzberg, nei pressi di Berchtesgaden».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Venus 13/gen/2016 | 18 :36

Errata corrige
Il gerarca era Hess, Hesse era hermann lo scrittore. Saluti

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