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Cultura 

Massimo Del Papa

MUSICA E MITO

Morrison e Jones: il luglio nero delle rockstar

I destini incrociati dell'anima dei Doors e del fondatore dei Rolling Stones. Tra complotti e stravizi.

di Massimo Del Papa

editoriale

Ci sono date, cifre infauste per il mondo del rock. Una è questo giorno, il 3 luglio, ricorrenza macabra. Ci fu un tempo in cui le rockstar morivano d'estate, sbattevano la loro fine in faccia a un mondo che non sospettava, che consumava le loro canzoni. E loro, quasi per un tragico dispetto, naufragavano in una piscina o in una vasca da bagno.
LA MALEDIZIONE DEL 3 LUGLIO. Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones, trovato morto nella sua villa di Cochford Farm la mattina del 3 luglio 1969. Jim Morrison, anima dei Doors (guarda la photogallery) trovato morto nel suo appartamento di Parigi il 3 luglio del 1971.
Sono passati più di 40 anni. Ma se si va al cimitero di Père-Lachaise si possono vedere ragazzini sulla tomba di Jim incerti se credere o no alla sua scomparsa, tentati d'illudersi di qualcosa che neppure sospettano e che appartiene a un un'epoca che a loro non può che sembrare un sogno.
Come per Elvis, per altre presenze troppo assenti, o assenze troppo presenti. Il mondo non si è abituato facilmente alla mancanza di Morrison. 

 

 

TRA RIMOZIONE E COMPLOTTO. Un po' per le rimozioni collettive - che non mancano mai - e un po' perché le inevitabili ricostruzioni hanno lasciato aperti spiragli improbabili (ma larghi abbastanza da alimentare il mito di una fuga, una vita parallela, chissà come, chissà dove). Così si vuole Morrison vivo, vegeto, svanito nel nulla per dedicarsi, ripulito dentro e fuori, alla poesia...
Mitizzazioni, che non rinunciano alla più sfrenata fantasia, agli obbligatori complotti della Cia, a sorta di bizzarre canonizzazioni. La verità è un vaso di Pandora.
MORRISON, VITTIMA DEGLI STRAVIZI. In realtà, come Morrison sia morto, grossomodo si sa: come in un romanzo di Simenon, il suo corpo venne trovato esanime nella vasca da bagno in Rue de Beautreillis, nel Marais, da Pamela, la sua «compagna cosmica», che lo raggiunse tre anni dopo, di overdose. Nessuna autopsia e mille possibili cause, tutte comunque riconducibili agli abusi, agli stravizi tipici di una rockstar dell'epoca.
«La maledizione della J», che colpisce a 27 anni, altro numero fatale, è scattata ancora una volta: Robert Johnson, Janis Joplin, Brian Jones, Jimi Hendrix. E adesso Morrison, Jim.

 


Brian: «Per favore, non giudicatemi troppo severamente»

Con Brian Jones il discorso è al contrario. È andato via prima, ma la scia della sua assenza non ha seguito quella di Morrison. Il corpo c'è, galleggia come un pesce intossicato in una piscina di lacrime. Nessuno si è fermato a domandarsi se la sua morte fosse una farsa. Quasi che stesse bene a tutti, quasi che fosse troppo annunciata, troppo attesa per suscitare stupore.
IL MENEFREGHISMO DEI COMPAGNI. Gli stessi compagni di strada non persero tempo a seppellirlo sotto una cascata di farfalle, che, liberate ad Hyde Park, ricaddero subito esanimi anche loro, soffocate. Mentre Mick Jagger, emulo di Dorian Gray inscenava il suo tributo, cinico e commosso.
SOLO UNA ZAVORRA. Ma cominciò e finì lì il cordoglio per l'ex mentore dissolto. Ancora nella sua autobiografia, Keith Richards ribadiva il suo distacco per quello che, stritolato fra lui e Jagger, s'era ridotto ben presto a peso morto, zavorra di cui liberarsi.
Brian tolse da solo il disturbo, definitivamente. Anche lui, è chiaro, ha i suoi bravi complotti che lo inseguono, ma i toni sono meno drammatici che per Morrison.
RIBELLE SENZA UNA CAUSA. Il fragile, crudele Brian era strano, sì, ma meno seducente, meno evocativo, meno «impegnato», ribelle ma senza le cause, vere o pretese, di Morrison.
Il suo progressivo rinchiudersi in paranoie senza uscita lo rendeva meno attraente al ricordo. Eppure il violento, narcisistico, asmatico e compulsivo Brian era capace di lettere strazianti, dolcissime, un po' a tutti, ai parenti, agli amici, alle fidanzate.
ESPULSO DALLA SUA CREATURA. Una inesausta richiesta di perdono. Il terribile Rolling Stones in quelle parole fragili e volatili tornava quello che era, un ragazzo aggredito dal successo senza gli anticorpi giusti, vittima della propria immaturità. Uno che lentamente, inesorabilmente, si vede messo all'angolo, espulso dalla propria creatura, la band che lo rigetta.
UN CONGEDO GIÀ SCRITTO. Già nel 1965, se Jones e Richards litigavano per un cosciotto di pollo in camerino, era il primo ad avere la peggio, a dover salire sul palco con un occhio pesto. Non lo sapeva, ma aveva già imboccato il viale dell'addio, fino al congedo definitivo, di umile lirismo: «Per favore, non giudicatemi troppo severamente».

 


Le nuove rockstar, tra sbandate e rehab

Non c'è epitaffio più bello, e potrebbe essere scritto per ciascuno dei miliardi di uomini passati su questo pianeta.
Erano ragazzi, in fondo. Viziati, dissoluti, travolti, pretenziosi. Ma avevano intuizioni supreme, al di là di un talento che non si discute, e che si è fatto sempre più raro nelle decadi successive. Anche nel drammatico modo di rotolare fuori dal mondo.
L'IMPOSSIBILITÀ DI MORIRE. Oggi le rockstar non muoiono più d'estate, non muoiono più del tutto. Ci ha provato Michael Jackson, ma quella volta è sparito qualcuno che era già morto, che aveva cancellato se stesso tagliuzzandosi la faccia in modo quasi patafisico.
Oggi le rockstar sbandano un po', vanno in rehab, tornano come nuove e si danno una calmata.
Del resto sono una specie in via d'estinzione, e non lasciano eredi. Ne sopravvivono gli spettri, che ogni 3 di luglio si agitano, fuochi fatui d'anima e di musica che salgono dalla pietra.

Martedì, 03 Luglio 2012


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Jim Morrison.

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