Non solo Totti: quelli che non sanno smettere

Sono la brutta copia di loro stessi. E non riescono a dire basta. Da Baudo a Vasco, passando per Berlusconi e la Carrà. Totti è figlio di un'Italia che non cambia mai.

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22 Febbraio 2016

Alle porte dei 40 anni, con 807 partite e due gravi infortuni alle spalle, Francesco Totti non sembra avere alcuna intenzione di lasciare il calcio.
Si sente ancora uomo di campo ed essere considerato un peso dal suo allenatore non gli va giù.
Tanto da decidere di lamentarsi pubblicamente in un'intervista al Tg1 per quella che ritiene una mancanza di rispetto. In una stagione in cui ha giocato appena 217 minuti.
UN'ITALIA CHE NON CAMBIA. D'altra parte Totti è un pezzo di storia italiana, e in particolare di quei 25 anni che hanno visto la difficile transizione tra Prima e Seconda Repubblica, la promessa mancata di un ricambio generazionale che non arriva mai, di un Paese che si attacca ai suoi totem, nello sport come nella politica, nella musica come nello spettacolo.
Un Paese che in parlamento vanta un'età media di 52 anni, la più alta dell'Unione europea. Numeri che uniti a quelli del governo (49,5 anni in media) ridimensionano il furore rottamatore del premier Matteo Renzi, costretto ad alternare una Boschi (35) a un Padoan (66), una Madia (35) a un Poletti (64).
TOTTI, TANGENTOPOLI E BERLUSCONI. Quando Totti esordiva in Serie A, Tangentopoli uccideva il vecchio sistema partitico italiano e Silvio Berlusconi preparava la discesa in campo. Erano gli stessi anni dell'ascesa di Antonio Bassolino, sindaco di Napoli dal 1993 al 2000, poi presidente della Regione Campania dal 2000 al 2010.
Ventiquattro anni dopo sono tutti dove li avevamo lasciati: Totti non si è mai tolto la maglia giallorossa, Berlusconi e Bassolino hanno attraversato due decenni sfidando sconfitte politiche e vicende giudiziarie, e ora si ripresentano come leader del centrodestra e candidato sindaco di Napoli. Alla faccia di chi chiede di far largo ai giovani.
NAPOLITANO LEADER DEGLI ANTI-STEPCHILD. Giorgio Napolitano, a 90 anni e dopo nove spesi al Quirinale, è tornato a sedersi in Senato con un ruolo tutt'altro che limitato a quello di vecchio saggio.
Capo fronda degli ex comunisti anti stepchild adoption, interlocutore scelto dalle Famiglie Arcobaleno per l'approvazione del ddl Cirinnà, ponte tra l'Unione europea e l'Italia di Renzi.
Così attivo da volerci essere anche quando in realtà non c'è, al punto di 'dimenticare' in Aula la propria tessera il 16 febbraio, mentre lui era da qualche altra parte.

A Sanremo il ritorno dei grandi vecchi

Patty Pravo.

Patty Pravo.

E guai a pensare che il fenomeno si limiti a una politica dove quella di Marco Pannella, 85 anni e un fisico visibilmente fiaccato dai tanti scioperi per la fame, rimane una delle voci più sentite e ascoltate anche ora che non occupa più un posto in parlamento.
DA PATTY PRAVO A I POOH. L'ultimo Festival di Sanremo è stato l'elogio della gerontocrazia.
Da Patty Pravo (comunque apprezzatissima e vincitrice del premio della critica con la sua Cieli immensi) ai Pooh, tornati con Riccardo Fogli per celebrare l'ultimo (ma sarà vero?) anno di attività prima dell'addio alle scene (che poi sarebbe il secondo dopo quello del 2013) e con Roby Facchinetti capace di steccare ogni singola nota di Uomini soli.
BAUDO NON SI ARRENDE. E per un pelo è mancato il ritorno di Pippo Baudo, chiamato da Carlo Conti per il Dopofestival.
Baudo, che va per gli 80 anni e continua a non arrendersi all'idea della pensione, ha prima detto 'sì', poi, un po' a sorpresa, ha cambiato idea.
Magari per la difficoltà di accettare un ruolo di secondo piano e una conduzione a notte fonda, troppo per il principe della tivù.
PUPO, NUOVO DISCO IN ARRIVO. «Almeno ci siamo risparmiati Pupo», aveva ironizzato qualcuno ripensando al duetto con Emanuele Filiberto nel 2010.
Ma Enzo Ghinazzi non molla, e a 61 anni rilancia con un nuovo album, Porno contro amore, in arrivo ad aprile 2016.

Vasco, Komandante in disarmo

Vasco Rossi.

(© Ansa) Vasco Rossi.

Non pubblica un album dal 2014, ma continua a girare gli stadi d'Italia, Vasco Rossi.
Il Komandante aveva annunciato le sue «dimissioni» nel 2011, poi le ha ritirate, tornando a deliziare i fan con concerti e clippini.
A 64 anni, però, la verve non è la stessa, il fisico è fiaccato da un'ostemielite, un'endocardite e una polmonite, le ultime canzoni, francamente, non sembrano neanche l'ombra di capolavori come Senza parole e Vita spericolata. Persino la faida con Ligabue non fa più notizia.
LA CARRÀ COACH A THE VOICE. Ha smesso di cantare ma non di farsi vedere in tivù Raffaella Carrà, che il 24 febbraio 2016 torna a fare il coach a The Voice of Italy, con Max Pezzali, Emis Killa e Dolcenera, dopo essersi presa una pausa nel 2015, ma solo per condurre un altro talent show su RaiUno, Forte forte forte.
Dovevano essere 10 puntate, sono diventate otto a causa degli ascolti bassi: 13,24% di share medio.
DARIO ARGENTO, 20 ANNI DI FLOP. Un flop, come quelli inanellati da Dario Argento negli ultimi 20 anni, dopo La sindrome di Stendhal, con lo straordinario picco basso rappresentato da Il cartaio, interpretato da Silvio Muccino e ritenuto da molti critici il peggior film dell'ormai fu maestro del terrore italiano, e la vicenda grottesca di Giallo/Argento: emarginato dai circuiti di distribuzione, lanciato in dvd e recuperato in extremis per le sale, registrò il triste epilogo con l'interprete di lusso Adrien Brody arrivato a denunciare i produttori per il mancato pagamento del suo cachet. 
Ritiro? Ma no, rilancio. E dopo Dracula 3D (500 mila euro di incassi a fronte di un budget di 7 milioni) il 2016 è l'anno di The Sandman.

Sacchi, Peterson e i ritorni che rovinano i ricordi

Arrigo Sacchi.

Arrigo Sacchi.

La verità è che è sempre difficile smettere, e di tanto in tanto c'è pure chi, preso dalla nostalgia, ci ricasca e torna a fare qualcosa che non è più nelle sue corde.
È successo ad Arrigo Sacchi, che aveva annunciato il suo primo ritiro nel 1999, dopo i flop del suo secondo passaggio al Milan (11esimo da subentrato a Oscar Washington Tabarez) e all'Atletico Madrid (esonerato a febbraio).
ARRIGO CEDETTE ALLO STRESS. Poi, nel 2001, il riaccendersi della passione per il calcio e il Parma, la squadra da cui era partito per il grande salto. Poche partite e il definitivo addio per stress, prima di riciclarsi nel ruolo di depositario del sapere del calcio nostrano, non senza cascare in gaffe dal sapore razzista come quando accusò le squadre italiane di avere troppi giocatori di colore nelle giovanili.
Nel 2011 è toccato a Dan Peterson, che non ha resistito al rumore delle scarpette sul parquet e ha detto sì alla chiamata di Giorgio Armani. Il ritorno all'Olimpia Milano, 24 anni dopo l'ultima partita da allenatore, è stato deludente, e si è concluso con un'eliminazione nelle semifinali playoff. «Se mi richiamassero?», scandisce ora a 80 anni suonati. «Accetterei». 
MEGLIO USCIRE DI SCENA VINCENDO. Forse era meglio non cedere alla tentazione, e non rovinare il ricordo di quel ritiro arrivato nel 1987 con scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Italia.
Forse era meglio godersi la pensione e una posizione da commentatore, sorseggiando tè freddo su un'amaca.
Ma, a quanto pare, non è così semplice scegliere il momento migliore per uscire di scena.

 

Twitter @GabrieleLippi1

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 22/feb/2016 | 20 :49

Si, è come scrivete. Alcuni fanno pena, altri son ridicoli, qualcuno fa del male alla propria parte, è il caso di Berlusconi che impedisce il normale rinnovamento al centro destra, tutti fanno male a se stessi.

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