«Revenant - Redivivo», 10 cose sul film

Arriva nelle sale la nuova opera di Alejandro Gonzalez Iñárritu. E DiCaprio sogna l'Oscar. Dieci curiosità sulla pellicola. Foto.

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15 Gennaio 2016

Sarebbe dovuto arrivare nelle sale il 14 gennaio, proprio poche ore dopo l'annuncio delle nomination agli Oscar, ma gli spettatori italiani sono stati costretti ad aspettare fino a sabato 16 per apprezzare il lavoro compiuto dal regista Alejandro Gonzalez Iñárritu e dall'attore Leonardo DiCaprio, le due star del cinema in arrivo a Roma per l'anteprima italiana organizzata per la gioia dei fan (guarda la gallery del film).
12 NOMINATION ALL'OSCAR. Lo slittamento non avrà però sicuramente alcun effetto negativo sull'attenzione nei confronti dell'epico Revenant - Redivivo: le 12 nomination – che hanno sorpreso attori e realizzatori che non si aspettavano un tale apprezzamento da parte dai membri dell'Academy - e l'ottima accoglienza ricevuta oltreoceano, dove il film ha conquistato tre Golden Globe, non possono che far crescere la curiosità nei confronti dell'ambizioso progetto che ripercorre quanto accaduto realmente all'esploratore Hugh Glass, abbandonato nella natura selvaggia dai suoi compagni di viaggio che l'hanno creduto morto dopo l'aggressione da parte di un orso.
TOM HARDY AL FIANCO DI DICAPRIO. Nonostante le ferite mortali e la solitudine, Glass riesce a non soccombere e, grazie alla sua forte determinazione e all’amore che nutre per sua moglie, un'indiana d’America, percorre oltre 300 chilometri in un viaggio simile a un’Odissea, attraverso il grande e selvaggio West, per ritrovare l’uomo che lo ha tradito, John Fitzgerald (Tom Hardy) e ottenere giustizia.
L'impresa compiuta dall'uomo, determinato a rimanere in vita e ad avere la propria vendetta, nelle mani di uno sceneggiatore e regista come Iñárritu diventa un'esplorazione estrema e affascinante della natura umana, sostenuta dalle ottime interpretazioni di DiCaprio e dell'intero cast.
DETTAGLI REALISTICI E CONVINCENTI. Ogni dettaglio del lungometraggio risulta realistico e convincente, riuscendo a creare un'atmosfera di tensione che non lascia tregua, dando al tempo stesso spazio a un'interessante approccio storico e alla cultura delle popolazioni che abitavano le aree di frontiera degli Stati Uniti, inserendo anche la giusta dose di spiritualità. Le 12 nomination, tra cui quelle a DiCaprio e al trasformista Tom Hardy, premiano proprio i punti di forza del progetto: dalla regia, al montaggio ai costumi, senza dimenticare gli effetti speciali e il sonoro.
Andiamo alla scoperta di alcune curiosità riguardanti Revenant:

1. Un'area pericolosa: il West del 1823

A metà del 1800, l'area Nord Ovest degli attuali Stati Uniti ha attirato l'attenzione dei cacciatori di pelli, attività all'epoca molto redditizia. Uomini di origine inglese e francese, a volte persino giovani fuggiti dalle proprie case, hanno quindi iniziato ad affrontare una situazione selvaggia e ad esplorare un territorio ancora in parte sconosciuto e in cui le leggi non venivano applicate.
LA GUERRA COI NATIVI PER LE PELLI. Il commercio era iniziato quando gli indigeni avevano iniziato a scambiare le pelli di animali con gli utensili di metallo europei; con l'aumento della richiesta da parte degli abitanti europei, i prezzi delle pelicce aumentarono e i cacciatori si iniziarono a spostare fino alle Montagne Rocciose, scontrandosi anche con i nativi americani che abitavano nella zona. Glass lavorava per la Rocky mountain fur company e reclutava cacciatori che dovevano sostenersi in modo indipendente.

2. Non solo fisicità: la forza di Glass è spirituale

L'obiettivo dei realizzatori del lungometraggio era quello di far emergere il lato spirituale del racconto dell'esperienza vissuta da Glass, obbligato a far emergere la sua forza interiore. Fin dalla fase di stesura della sceneggiatura, Revenant è stato ideato per dare al racconto il giusto equilibrio tra realismo e spiritualità, oltre a trasmettere il senso di meraviglia e scoperta che caratterizza l'attività degli esploratori.
SUL SET IN CONDIZIONI ESTREME. La produzione ha quindi scelto di affrontare situazioni ambientali in grado di offrire a livello visivo le caratteristiche ricercate, anche a costo di dover affrontare situazioni metereologiche estreme, come tempeste di neve e temperature che scendevano a -27 gradi. Tra i problemi incontrati dalla produzione c'è stata, quasi a sorpresa, anche un'onda di caldo eccezionale che ha fatto slittare le riprese di alcune scene necessarie a concludere il lungometraggio, facendo lievitare ulteriormente il budget.

3. Un viaggio storico: Hugh Glass fece subito notizia

L'esploratore Hugh Glass è nato nel 1773 a Philadelphia e a 30 anni si è trasferito nel West, unendosi poi nel 1823 alla spedizione di captain Andrew Henry per esplorare il fiume Missouri. Quando il gruppo di cacciatori giunse nel territorio oggi chiamato Lemmon, nel South Dakota, Glass fu aggredito da un orso grizzly e abbandonato dai suoi compagni di viaggio, che erroneamente pensavano che presto sarebbe morto.
IL LIBRO DEL 2002: FRUTTO DI UNA VASTA RICERCA. I giornalisti diffusero la sua storia incredibile di sopravvivenza subito dopo il suo inaspettato ritorno.
Nel 2002 l’autore Michael Punke ha quindi pubblicato un resoconto estremamente dettagliato, frutto di una vasta ricerca, dal titolo The Revenant: A novel of revenge, fonte d'ispirazione per il lungometraggio.

4. Un lungo lavoro di produzione: cinque anni di ricerche

Alejandro Gonzalez Iñárritu ha lavorato con il suo team cinque anni per poter realizzare Revenant. Fin dalla fase di stesura della sceneggiatura è stato necessario curare ogni dettaglio e si sono compiute delle ricerche per delineare il modo giusto con cui rappresentare alcuni elementi, ad esempio come parlavano gli uomini che vivevano nelle zone di frontiera, gli strumenti utilizzati dai cacciatori e dalle popolazioni, come avrebbe potuto agire Glass in alcuni passaggi del tragitto di cui non venne tramandato alcun dettaglio.
CONSULENTI ESPERTI DI CACCIATORI DI PELLICCE. Tra gli esperti di storia e cultura assunti dalla produzione c'è anche Clay Landry che vanta tra le sue collaborazioni il Museum of the Mountain man nel Wyoming e il Museum of the fur trade del Nebraska.

5. L'inizio delle riprese: un rito propiziatorio collettivo

Prima di iniziare ufficialmente le riprese, ad Alberta, il cast e la troupe si sono riuniti lungo le rive del Bow River e a ognuno è stata consegnata una rosa rossa.
BENEDETTI DAI PIEDI NERI. Il consulente culturale della tribù dei Blackfoot (Piedi Neri) Craig Falcon, ha guidato una cerimonia, insieme agli anziani della tribù Stoney, per benedire il film, le creature e la terra.
Dopo la benedizione, Iñárritu ha chiesto alle 300 persone presenti, di tenersi le mani in silenzio, poi, tutti insieme, sono entrati nel fiume per spargere i petali di rosa.

6. L'attacco d'orso diventato un caso online: le false notizie di una violenza sessuale

Una delle scene più discusse del film è il terribile attacco subito da Glass da parte di un grizzly. Girare la scena è stato un momento particolarmente difficile e complicato: il regista ha scelto di realizzare la sequenza come se lo spettatore fosse una mosca che assiste a quanto sta accadendo da una posizione ravvicinata.
Grazie al make up e al lavoro in post-produzione, la sequenza è risultata talmente realistica che, dopo le prime anteprime, si era persino diffusa online la folle notizia che sul grande schermo si assistesse ad alcuni passaggi in cui l'animale 'stuprava' Leonardo DiCaprio.
NECESSARIA UNA SMENTITA UFFICIALE. Un'idea particolarmente folle, considerando che il grizzly è una femmina che attacca per difendere i suoi cuccioli e che nessun elemento potesse far ipotizzare una violenza di questo tipo. Nonostante fosse totalmente infondata, la casa di produzione ha ugualmente dovuto diramare una smentita ufficiale per porre fine alla polemica.
Assolutamente vero, invece, che la star abbia girato molte scene senza controfigure, rimanendo sepolto nella neve e saltando dentro un fiume ghiacciato.

7. La preparazione del cast: il Trader's boot camp

Non solo Leonardo ha dovuto immedesimarsi totalmente nel suo ruolo, ma anche tutti gli altri membri del cast.
A LEZIONE DI TIRO CON L'ARCO. Gli attori hanno infatti preso parte al Trader's Boot Camp: una full immersion durante la quale hanno dovuto imparare a maneggiare un arco con le frecce, a piazzare le trappole per i castori, scuoiare castori (per finta) e lanciare le asce da guerra ‘tomahawk’.
Oltre agli aspetti più fisici, il boot camp ha trasmesso agli interpreti qualcosa di emotivo e spirituale.

8. Gli indiani Arikara: decimati da esercito e varicella

All'inizio del lungometraggio la spedizione di cui fa parte Glass viene assalita da un gruppo di indiani stanziati sulle rive di Missouri: gli Arikara, o Ree, noti per aver combattuto a lungo contro la Rocky mountain fur trading company.
VISSUTI IN PIANURA FINO ALL'ARRIVO DEGLI EUROPEI. Iñárritu ha deciso che si trattasse di un elemento essenziale per la trama. Chiamati Sahnish fra i nativi, gli Arikara prendevano questo nome dai loro copricapi piumati e per circa 1.000 anni hanno vissuto nelle pianure, prima dell’arrivo degli europei.
Inizialmente la popolazione era pacifica ma nel 1820 erano diventati ostili nei confronti degli stranieri.
I SOPRAVVISSUTI SI TRASFERIRONO NEL NORTH DAKOTA. Un loro attacco nei confronti dei cacciatori di pellicce, fu vendicato dall’esercito statunitense che decimò la tribù. La popolazione degli Arikara fu successivamente ridotta del 70% anche per via di una epidemia di varicella e a causa dei conflitti con i Sioux, e i sopravvissuti si trasferirono nel North Dakota.
Gli Arikara avevano inoltre un altro legame con i cacciatori: molte donne della tribù sposarono alcuni cacciatori nel periodo di pace. La produzione del film è stata molto attenta a rispettare la cultura dei nativi e a mostrare la loro prospettiva su quanto accaduto.

9. Fotografia naturale: il set illuminato col fuoco e il sole

Alejandro Gonzalez Iñárritu ha collaborato ancora una volta con il direttore della fotografia Emmanuel “Chivo” Lubezki e insieme hanno preso alcune decisioni importanti: il film è stato girato in ordine cronologico per rispettare il ritmo naturale del viaggio di Glass e le riprese sono state effettuate solo grazie alla luce del fuoco e del sole, evitando quella artificiale.
UN CHIAROSCURO DI LUCI E OMBRE. L'aspetto che i due volevano dare alle immagini era quello di un chiaroscuro ricco di luci e ombre. Per raggiungere il proprio obiettivo si è quindi scelto di utlizzare una Arri Alexa 65 - una macchina da presa large-format creata dalla pionieristica società di telecamere digitali - e una gamma di lenti grandangolari, che vanno dai 12 ai 21 millimetri, per ottenere la massima profondità.
Il team ha inoltre mescolato tre metodi di ripresa: con le gru, per ottenere immagini telescopiche, con le Steadicam e con le cineprese manuali.

10. Scenografie realistiche: metodi e materiali dell'epoca

A occuparsi delle scenografie di Revenant è stato Jack Fisk che ha compiuto delle vere e proprie imprese: tra i set costruiti per il lungometraggio c'è ad esempio quello di Fort Kiowa.
LEGNA RACCOLTA SUL LUOGO. In un'ex cava di ghiaia dello Spray Valley provincial park vicino Canmore, Alberta, è stato costruito il Forte con metodi e materiali del 1820, utilizzando legname già disponibile sul luogo.
Fisk ha inoltre realizzato il villaggio Pawnee in un teatro di posa di Los Angeles, utilizzando materiali (legno, fango e paglia) e tecniche autentici, appartenenti alla loro cultura.

  • Il trailer di Revenant - Redivivo.

 

Regia: Alejandro Gonzalez Iñárritu; genere: drammatico (Usa, 2015); attori: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domnhall Gleeson, Will Poulter.

 

Twitter @B_P81

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