Massimo Del Papa

SANREMEIDE

Sanremo 2016, le pagelle della prima serata

Sanremo senza canzoni diventa una fiera televisiva. Pausini doppia se stessa. Conti pare Baudo. Solo Elton John merita 8. Le pagelle della prima serata. Foto.

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10 Febbraio 2016

Alla fine, il problema di Sanremo è uno solo. Di definizione. Perché se invece di ostinarsi a chiamarlo, in modo un po' furfantesco, 'Festival della canzone italiana', lo chiamassero 'Gran Varietà', tutto andrebbe a posto (leggi quelle della seconda serata).
Sanremo, malgrado gli 11 milioni di spettatori della prima serata, di canzone non ha più niente, neppure di canzonettistico: la sua rappresentatività si è chiusa un quarto di secolo fa, quando all'inizio degli Anni 90, in scia alla scena indie-alternativa anglosassone, anche in Italia si sono sviluppati fermenti eccentrici rispetto al baraccone istituzionale.
SANREMO NON È PIÙ CREDIBILE. A quel punto Sanremo era già retroguardia, e il fatto che abbia saputo inglobare molti di quegli artisti – ultimi, quest'anno, i redivivi Bluvertigo – non cambia la sostanza delle cose: «Andate e fate qualcosa di sanremese». E l'ibrido fra antagonismo e tradizione si risolve puntualmente in un aborto. Oggi Sanremo non prova neppure più a rendersi credibile musicalmente, è una fiera televisiva, anzi dei network, che per l'occasione firmano una pace armata nel segno dei talent (foto).
I CARISMI SI SONO ESTINTI. Così l'ha raccolto e così l'ha potenziato Carlo Conti, non senza ragioni. Gli autori scarseggiano, gli interpreti latitano, i carismi sono estinti: che altro concepire se non un'estensione promozionale di fiction, di recital personali, di dischetti che non lasciano scampo e non lasceranno traccia?
Allo stesso modo Sanremo, in crisi d'identità, sembra guardare sempre più al passato: nelle retrospettive con cui si apre, nelle mille occasioni nostalgiche, nel cortocircuito della Pausini che doppia se stessa, perfino nella mutazione dello stesso Conti, sempre più evocativo di Pippo Baudo, addirittura in certe inflessioni, certe impostazioni vocali. È un paradosso solo apparente: il Festival non ha l'età, è troppo vecchio, ha smarrito la sua fisionomia, recupera quella del bianco e nero, di un'Italia senza social, più sociale, con altre speranze, più prepotenti, più canzonettare. Più vive (la diretta della prima serata).

Le pagelle dei primi 10 Campioni in gara


Lorenzo Fragola – La canzone è da vecchio. Il look è da vecchio, la gestualità è da vecchio. La voce insegue chissà cosa: ma non lo raggiunge. Infinite volte ? Ma no, una basta e avanza. A proposito: ma lo sa che nel giro di un anno è molto invecchiato?
Voto: 3


Noemi – Ormai è una veterana. E lo sa: X Factor 2008 (nello stesso anno le andò male il Sanremo ragazzini). Ma non è riuscita a scrollarsi di dosso la polvere di Talent. La borsa di una donna è Masini che insegue la Mannoia, infatti annoia e in più il registro basso le è proibitivo.
Voto: 5


Dear Jack – Questo è un rantolo. Ma voi lo sapevate che Bernabei è uscito dal gruppo (e qui corre da solo)? In compenso, quello nuovo copia Mengoni. Da cane. Ma quale Mezzo respiro, questo è un rantolo. Per chi ascolta, soprattutto. Secondo Conti, sono campioni. Vabbè.
Voto: 3

Giovanni Caccamo e Deborah Iurato – Vittime di Sangiorgi. Lui figlio di Caterina (Caselli) lei figlia di Maria (de Filippi). Lui Sanremo giovani (2015) lei Amici (2014). Vittime d'uno spietato Sangiorgi. Via da qui, sicuro: lui, con gli occhi spiritati, dalla Leosini, lei, la donna melanzana, dalla Sciarelli.
Voto: 3


Stadio – Hanno fatto di meglio. Vedi alla voce «chiedi chi eran gli...». In pista dal 1977, già back band di Dalla, poi un sacco d'altre cose. Sponsor pesante: Vasco. Gaetano Curreri non invecchia più, beato lui. Non così Un giorno mi dirai, che va sul sicuro, cerca l'inno da stadio, ma hanno fatto di meglio.
Voto: 5-


Arisa – Troppo scolastica. La nostra svampita è di casa a X Factor come a Sanremo, ci ha fatto preoccupare con alcune acconciature psichicamente interlocutorie, ma qui ha preso dalla nonna anche quella, e anche la sottana. Guardando il cielo è troppo scolastica, troppo Controvento parte seconda.
Voto: 5--

 

Enrico Ruggeri – Nel complesso risalta. Lui è stato punk prima di te. Poi è stato pop negli anni '80-'90 (ah, quei Sanremo, quei Baudi, quei trii con Tozzi-Morandi...), quindi un lento inabissarsi. Rieccolo, nel genere sinfo-fracassone dei bei tempi: Il primo amore non si scorda mai non è granché, ma qui risalta.
Voto: 6+


Bluvertigo – Voce sfinita. Tutto stasera è tempo sprecato, scivolato addosso come medusa. La voce sfinita, il volto che affiora sfinito dal cerone come un controritratto di Dorian Gray. Questa Semplicemente si reimpacchetta in se stessa, spalanca un sacco di domande, di rimpianti.
Voto: 5/6


Rocco Hunt – Una furbata. Gesù, ma chisto guaglione tutti i Sanremi vuò fa' 'a rivoluzione? Con quella faccetta lì? Wake up è 'na furbata, hip hop per modo di dire, e, sotto la superficie, forse più Peppino Di Capri (o Gagliardi) che Pino Daniele. Però almeno ha una dote: è viva, è mossa, è ruffiana.
Voto: 6-


Irene Fornaciari – Ha coraggio. Poi dice che il cognome pesa: gavetta con papà, subito sparata nel club di quelli che contano, ma che ha mai fatto? La nostra zuccherina pattipraveggia ma è chiaro che non regge il confronto. Pure, la sua Blu, sul dramma degli immigrati, ha un certo coraggio.
Voto: 6-


Laura Pausini – Anima il mortorio. Però la ragazza ne ha fatta di strada, ma non si scorda la sua prima casa... Questa tipa sembra la solita lagna di 23 anni fa («La solitudineee»), ma non fatevi ingannare: la è davvero. Solo che adesso saluta così: «Buonasera Italia». Sopravvalutata, ma anima un po' il mortorio.
Voto: 6


Elton John – L'omo giusto al Festival giusto. Ma Sir Elton Herclues (come Poirot) se ne frega del ddl Cirinnà, spara un paio di classici immensi, cancella ogni altra traccia di musica e pensa alla promozione: ha un nuovo disco, carino, morbido, quello che ti aspetteresti da un 69enne padre di famiglia.
Voto: 8 ½


Maitre Gims – Che voce. La formula sarà datata, etnopop patinato sentito mille volte, e così la storia del piccolo clandestino che diventa una griffe. Però accidenti, che voce.
Voto: 7


Carlo Conti – Sbiadito. La tinta è sempre quella ma lui pare sbiadito, sottotono. Come se presagisse il peggio (ed è infastidito alle allusioni della Raffaele). «Che emozioni», ripete, quasi a voler esorcizzare questo festival che non decolla. Se non c'era sir Elton, 'sta prima serata...
Voto: 6-


Gabriel Garko – Solo posa. È difficile, si rischia d'esser malandrini, allora proviamo così: manca ogni ironia, c'è solo posa, ammiccamento, saettar di sguardi, linguetta tra le labbra, un uomo di un birignao bruciante. E quanto si piace, parla sempre di sé.
Voto: 2


Virginia Raffaele – Caricatura di se stessa. Forse dovrebbe imparare a lavorare per sottrazione, ad essere più soavemente cattiva come la Goggi più giovane e migliore. Invece scade spesso nella grana grossa, nell'acrimonia. Non sarà che troppi elogi automatici trasformano in caricatura di se stessa?
Voto: 4/5


Madalina Ghenea – Una statua. Finardi, ai tempi, cantava «Voglio fare 15 bambini». Lei 15 vestiti. Parte in papera, poi si lancia in un pippone alla Carlo Verdone: «Questo palco che è come il mondo, questo palco che emoziona, questo palco che sognavo in Romania...». Bella come una statua.
Voto: 2

Aldo, Giovanni e Giacomo – Imbalsamati. Ripropongono uno sketch liso come un calzino andato, e la botta di vecchiaia è micidiale: imbalsamati. Com'è impietoso, di colpo, il tempo anche per loro.
Voto: 3

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