Massimo Del Papa

SANREMEIDE

Sanremo 2016, le pagelle della seconda serata

Il Festival non decolla mai. Solo Bosso illumina l'Ariston. Tutti gli altri, da Patty Pravo a Elio, provocano assuefazione. Le pagelle della seconda serata. Foto.

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10 Febbraio 2016

Dopo la puntata d'esordio credevamo d'esser morti di noia, noia, ho detto noia, come cantava il poeta, ma poi leggiamo i numeri e ci prendono gli strabuzzoni: 11 milioni, share prossimo al 50% (performance replicata alla seconda serata, ndr), chi vince ha sempre ragione. Poi potranno dire che sono stati 11 milioni di sbadigli, ma l'importante è che ci fossero, quegli sbadigli, intanto tutta la Penisola ne parla (leggi le pagelle della terza e della prima serata).
Tuttavia la sensazione del piattume resta, questo è un Sanremo che romba, romba ma non decolla mai, cantante dopo cantante, imitazione dopo imitazione, gag dopo gag, è una profezia che si autoadempie, una tautologia che si specchia («Sanremo è Sanremo»), ma non un grande spettacolo.
PURA ESTENSIONE TELEVISIVA. E non è neppure vero che sia una semplice proiezione dei talent: questo vale per la musichetta, si capisce, ma il carrozzone in sé è pura estensione televisiva, autocitazione televisiva. Potrebbe passare al sabato sera, alla domenica pomeriggio, in una qualsiasi prime time, in una qualunque I migliori anni della nostra vita. E per la sintesi perfetta non resta che aspettare sabato 13 febbraio, quando entrerà Renato Zero, c'è da scommettersi, veleggiando proprio su quella canzone trasformata in sigla, per la gioia sublimata del conduttore (di due spettacoli che son sempre lo stesso).
SANREMO AUTOBIOGRAFIA DELLA NAZIONE. Moriremo dunque democristiani? Sanremesi? Carlocontiani? Forse non resta che concludere che moriremo semplicemente assuefatti, onnivori di qualsiasi cosa passi il convento. Nella nostra rassegnata impazienza Sanremo è autobiografia della nazione, gattopardismo efferato, anche il vittimismo collettivo di chi non rinuncia a sbadigliare et pour cause.

Le pagelle della seconda serata

 

Nuove Proposte 

 

Chiara Dello Iacovo – Questa è una gattamorta, non fidarti. Ma che fa, cita l'intro di Over the Rainbow? E perché? Incellofanata, pinocchiata, un po' Rita Pavone (che però era un'altra cosa), un po' Alexia prima maniera. Ma i glissati non esistono e Introverso sa di niente. Eppure passa.
Voto: 4 
 

Cecile – L'intuizione sulla poesia della negritudine è buona, il sospetto di certo vittimismo strategico, insistente: come la bocci una che grida al razzismo? Invece succede: se siamo qui a parlare di musica, non di diritti, l'etno-rap di N.E.G.R.A. non spacca, rompe.
Voto: 4-


Irama -  Cosa resterà? Ma niente, per fortuna. Dice l'implume, salvo le orecchie, Irama: «Non sono un uomo vissuto ma sono un uomo che vive». Magari ne riparliamo quando cominci a farti la barba, ok? E quando cominci a modulare un po'. E lascia stare Grignani, che non porta bene.
Voto: 2/3 


Ermal Meta – Questo ha scritta in faccia la follia irredenta della sua terra d'origine, l'Albania. Peccato che Odio le favole sia promessa che ha paura d'avverarsi, si fermi alla normalizzazione di chi non può ancora ribellarsi. Speriamo succeda, i numeri potrebbe averli.
Voto: 5/6

 

Big

 

Dolcenera - Altro prodotto televisivo, sanremese: bazzica il festival da quasi 15 anni. Rieccola. Eterna avvisaglia in odor di “qualità”, ma questa Ora o mai più è la banalità dell'80 volte sentito da Victims dei Culture Club a The Power of Love dei Frankie Goes To Hollywood.
Voto: 5- 


Clementino - Il rapper che si chiama come un gioco da tavolo. Figuriamoci se rinuncia alla retorica dell'autobiografismo napoletano. Si pretende duro & puro, ma è un tipico prodotto gestito a tavolino e Quando sono lontano ha tutta la monotonia e la banalità del rappettino patinato.
Voto: 3 


Patty Pravo – Spirito di Donatella Versace, esci da questo corpo: che non riesce più manco a parlare, figuriamoci a cantare (frana su ogni registro). L'ex ragazza del Piper è diventata ex ragazza del pvc e Cieli Immensi, che Mogol-Battisti la perdonino, sa un po' dello stesso materiale.
Voto: 3- 


Valerio Scanu –  Come ritrovarsi meteora a 26 anni ancora da compiere: prima lo scartano poi lo richiamano, misteri della discografia in agonia o forse di santa Maria degli Stalentati. Lui dice che L'isola dei famosi l'ha maturato. Ma pensa. Finalmente piove conferma: meteora, meteora.
Voto: 4-


Francesca Michielin – Non è francese e non è uno pneumatico: è di Bassano ed è una cantante. Di X Factor, ma di più non saprei dire. Nessun Grado Di Separazione è insulsaggine squisita. Lei, dietro l'improbabile look alla Laura Efrikian, insegue la Pausini più melensa, ma 'ndo va?
Voto: 2/3 


Alessio Bernabei – Starebbe ai Dear Jack come Zayn Malik sta agli One Direction. Perché lo fai, cioè torni da single a Sanremo? “Per mettermi in gioco”. Cliché si nasce, e lui, modestamente... Noi siamo infinito sarà ottima per stordire nei centri commerciali, quella roba lì. Voce? Chi ha parlato di voce?
Voto: 2+ 


Elio e le Storie Tese – Intanto Vincere l'odio è 'l'Nesima' volta del solito polpettone che si conclude con Perdere l'amore. L'intelligenza dell'ironia come scusa non regge più, ormai è una spirale allo specchio. Il liceo per noi finì N anni fa, per lui/loro quando?
Voto: 5


Neffa – Caso di chi ha messo tanta roba nella carriera e infine si è (dis)perso: dall'hardcore all'hip hop allo swing al pop: (ri)eccolo a Sanremo, con excusatio non petita: «È lui che è venuto da me». Sogni e nostalgia, cantata non bene, è reminiscente, e si ferma sulla soglia di qualcosa.
Voto: 6- 


Annalisa - Detta pure Nali, è di quelle iscritte fin da bambine alla categoria Big: big Amici, big Sanremo. Fan molto isterici, e lei se la stiracchia da divetta. Il diluvio universale provoca la Loredana Bertè di Sei Bellissima, poi s'imbarca per rotte rischiose, ma almeno rischia.
Voto: 6+


Zero Assoluto – A volte i nomi d'arte sono più aderenti di quelli ufficiali. A proposito di anagafe, il fatto che uno dei due di cognome faccia Maffucci e consaguini con l'ex funzionario di tanti Sanremi vicini e lontani è, appunto, una coincidenza. Di me e di te non smentisce la vocazione mocciosa.
Voto: 1-- 

 

Ospiti

 

Eros Ramazzotti – Vale il discorso della Pausini: tra i pochissimi tricolore che hanno sfondato nel mondo (carriere assai ben gestite), e quando tornano a casa fanno i bravi ragazzi, popstar per caso: Eros è più credibile, almeno qui. Molto dimagrito, il che lo suggerisce molto invecchiato.
Voto: 6


Ezio Bosso - «La musica siamo noi». Cinque minuti di parole crocifisse, ma ogni frase è verità. Dare per scontata la vita, ecco l'unico peccato. Un uomo è la sua musica, le sue smorfie di uccello stravolto sono poesia che distrugge e rinasce, e il resto non è niente. Non è niente.
Voto: 9


Ellie Goulding – Chi è questa qui? Chi?? Ha venduto 6 miliardi di dischi, dici? Vince i Grammy, dici? Vabbè. Ciao. Miao.
Voto: Chiedetelo al gatto 

 

Conduttori

 

Carlo Conti – Dopo numeri simili nella prima serata, va sul velluto e infatti ripiglia colore. Certo, aspettarsi da lui il guizzo, il bagliore di ironia, lo scarto della follia, è fatica inutile: quest'uomo è un cliché vivente, anche formato esportazione: «The cat is on the table». Siccome chi non rischia non sbaglia mai, Carluccio è pressoché infallibile.
Voto: 6--


Virginia Raffaele – Interessante la scelta di un personaggio inaspettato e non facile come Carla Fracci: il materiale è ottimo per esaltare il talento (che non si discute). Ma la sera è lunga e alla lunga vien fuori la solita tentazione sopra le righe. Però certi momenti sono spassosi.
Voto: 7-


Madalina Ghenea – E da decenni vedere stupendi attaccapanni per bellissimi vestiti e ogni volta disperarsi, ma possibile che una, dico una parola, anche per sbaglio, non t'esce? Amen, anche questo è Sanremo: la solfa di mamma e papà in Romania, però, comincia ad allattare le ginocchia.
Voto: 3


Gabriel Garko – La sensazione resta quella di una fondamentale inutilità nel segno dell'inconsistenza. Va bene che deve lanciare una prossima fiction (su Canale5...) - egli è il re della fiction italiana, ma certe logiche sono davvero scandalose.
Voto: 2- 


Nino Frassica – Invecchiando gli è venuta una cert'aria da benzinaio vintage, col baffo serafico, che uno pensa, questo qui non me la conta giusta. Fa sempre le stesse cose, fin dai tempi dei Sani Gesualdi, di Quelli della Notte, però la risata te la strappa. Poi prende il microfono e, toh, sul dramma dei migranti gli viene fuori una sicilitudine straziata, una morte assolata da personaggio di Montalbano: e tu ci rimani male.
Voto: 7+ 

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