«Suffragette», 10 curiosità sul film

Arriva nelle sale l'opera ispirata al movimento femminista britannico. Le cose da sapere sulla pellicola.

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03 Marzo 2016

Dopo la presentazione ai Festival di Londra e Torino, arriva nei cinema italiani il film Suffragette che, con la regia di Sarah Gavron, ripercorre la storia delle donne che hanno fatto parte del primo movimento femminista e hanno lottato per ottenere il riconoscimento del diritto di voto.
MULLIGAN PROTAGONISTA. Il lungometraggio ha come protagonista Maud (Carey Mulligan), una giovane dell'East End di Londra che lavora in una lavanderia, dove ha incontrato Sonny (Ben Whishaw) di cui si è innamorata.
La coppia ha un figlio, George (Adam Michael Dodd), e cerca di superare le difficoltà quotidiane insieme.
Quando Maud si ritrova involontariamente in mezzo a una manifestazione violenta delle suffragette inizia però a rendersi conto che la speranza di un futuro migliore è sempre più lontana e viene coinvolta nella battaglia, sostenuta anche dalla sua collega Violet (Anne-Marie Duff) e dalla farmacista Edith (Helena Bonham Carter).
UNA SCENEGGIATURA SOLIDA. La solida sceneggiatura scritta da Abi Morgan fa emergere in modo chiaro e coinvolgente le motivazioni alla base del movimento femminista; nonostante le buone interpretazioni dell'intero cast, soprattutto di Carey Mulligan, a livello emotivo la storia di Maud viene invece penalizzata da una struttura eccessivamente episodica che frammenta la narrazione, fin troppo schematica e caratterizzata da una regia piuttosto tradizionale e poco incisiva.
Suffragette, nonostante i suoi difetti, è un film da non perdere per scoprire una realtà drammatica spesso non affrontata con il dovuto riguardo nei libri di storia.
Scopriamo qualche dettaglio e curiosità sul lungometraggio.

1. Le attrici non conoscevano la storia

Carey Mulligan ha ammesso di non conoscere molto bene gli eventi storici legati alle suffragette: quando era una ragazza a scuola non ne avevano mai parlato, ma solo accennato, e quindi si immaginava che le donne avessero semplicemente protestato per le strade con striscioni e cartelloni, in modo piuttosto pacifico e nonviolento.
Mentre leggeva la sceneggiatura l'attrice ha quindi cercato su Google più informazioni scoprendo gli scioperi della fame, la brutalità della polizia, quanto le donne fossero sotto controllo e molti altri dettagli inaspettati.
UN ANNO DI TEMPO PER PREPARARSI. Carey ha accettato il progetto circa un anno prima delle riprese e ha quindi potuto immergersi nel materiale raccolto dalla produttrici.
Nemmeno Meryl Streep conosceva bene quanto accaduto nel Regno Unito e le condizioni delle donne nel 1913, tra cui il fatto che potevano sposarsi a 12 anni e che dopo le nozze non avevano alcun diritto, nemmeno sui propri figli.
Per le ricerche necessarie alla scrittura della sceneggiatura è stato essenziale poter analizzare i documenti resi pubblici nel 2002 e 2003 che rivelano molte curiosità.
IL LINGUAGGIO IN CODICE ELIMINATO DAL FILM. Abi Morgan inizialmente aveva inserito nello script delle parti in cui si spiegava come le donne si inviassero dei messaggi in codice a vicenda tramite alcune cartoline in cui parlavano delle attività e per il lungometraggio la sceneggiatrice aveva ideato proprio un linguaggio in codice, poi eliminato dalla versione finale perché il risultato non era soddisfacente.
L'elemento, tuttavia, era importante perché rendeva ancora più significativo il fatto che le suffragette avessero deciso di far saltare in aria le cassette delle poste e tagliare i fili del telegrafo che, all'epoca, erano l'unico mezzo per comunicare e scambiarsi informazioni.

2. La protagonista non è la leader del movimento

Si è deciso di non realizzare un film biografico dedicato a Emmeline Pankhurst (fondatrice con le sue figlie della Women’s social and political union - Unione sociale e politica delle donne), nonostante fosse una delle ipotesi iniziali, perché si è preferito mostrare la vita di una donna comune con cui il pubblico contemporaneo potesse identificarsi, senza quindi mostrare eccessivamente le classi privilegiate.
UNA SCELTA COMPLESSA. Inizialmente la protagonista del film avrebbe dovuto essere Alice, il personaggio affidato a Romola Garai; successivamente l'attenzione si era quindi spostata su Hannah Mitchell, una sarta del Darbyshire che aveva raccontato la sua storia in un libro. È stata infine la regista a suggerire che la trama avesse al centro Maud.

3. Il progetto ha richiesto sei anni di lavorazione

Ci sono voluti circa sei anni per portare il progetto nelle sale. Tra le difficoltà inizialmente incontrate per riuscire a realizza Suffragette c'era anche la convinzione da parte di potenziali produttori che un film con protagonista un gruppo di donne ma non di genere comico non potesse interessare al pubblico.
UN BUDGET TENUTO BASSO. Mentre si scriveva la sceneggiatura si è quindi cercato di mantenere basso il budget, tagliando alcuni elementi, a causa della consapevolezza che sarebbe stato complicato trovare tutti i fondi necessari per girarlo.

4. Un film snobbato dagli attori maschi

I produttori hanno trovato senza eccessive difficoltà le protagoniste femminili del film, mentre non riuscivano a convincere gli agenti dei potenziali interpreti maschili che si trattasse di un progetto adatto ai loro clienti perché le parti erano secondarie.
PERSONAGGI MINORI MA COMPLESSI. L'obiettivo era quello di mostrare degli uomini comunque complessi e ricchi di sfumature nonostante fossero dei ruoli minori, poi accettati da Brendan Gleeson, Ben Whishaw, Samuel West e Finbar Lynch.
Ognuno dei personaggi maschili, inoltre, è stato caratterizzato durante l'ideazione della sceneggiatura da un elemento comune, ovvero l'idea che ognuno avesse un proprio percorso personale da compiere.

5. La prima troupe a Westminster dagli Anni 50

Per rendere la storia particolarmente realistica si è prestata molta attenzione a tutti i dettagli, dai luoghi scelti per le riprese ai personaggi presenti nella trama. Suffragette, ad esempio, è il primo film che ha ottenuto il permesso di girare all'interno della Camera dei Comuni nel Palazzo di Westminster dagli anni Cinquanta; nella primavera del 2014 sono state infatti aperte le porte alle riprese commerciali.
PERSONAGGI REALMENTE ESISTITI. Un altro elemento che rende particolarmente credibile il film è la scelta di inserire molte persone realmente esistite, tra cui Emily Wilding Davison (ruolo affidato a Natalie Press) che il 4 giugno 1913 venne ferita a morte da Anmer, il cavallo di Re Giorgio V durante il Derby di Epsom.
La regista ha deciso di lasciare in sospeso il dubbio se la donna avesse intenzione di suicidarsi o se si sia lasciata trasportare dalla foga del momento gettandosi davanti ai cavalieri senza realmente pensare alle possibili conseguenze.

6. I colori del film sono quelli delle suffragette

I colori che contraddistinguono il movimento delle suffragette sono presenti nel film grazie al lavoro compiuto anche dalla scenografa Alice Normington che ha utilizzato una scala cromatica che comprendesse il bianco, il viola e il verde pastello nell'ideare gli spazi in cui si svolgono gli eventi.

7. Il bisnonno di Helena Bonham Carter era il premier anti-suffragette

Helena Bonham Carter, tra le protagoniste del film, è la pronipote di Herbert H. Asquith che è stato il primo ministro del Regno Unito dal 1908 al 1916, periodo in cui le suffragette erano in azione.
L'uomo era fermamente contrario alla concessione del diritto al voto alle donne.
Sua nonna Violet, figlia di Asquith, non riusciva inoltre a capire le rivendicazioni del movimento femminista perché era già indipendente e potente, e non aveva mai provato in prima persona le privazioni subite da altre donne.
HA CHIESTO SCUSA ALLA NIPOTE DI PANKHURST. Helena, quando ha incontrato la nipote di Emmeline Pankhurst, ha voluto chiedere scusa per quanto accaduto in passato spiegando che sua nonna Violet non aveva mai sostenuto il suffragio elettorale alle donne e cercato di convincere il padre perché era sempre stata trattata alla pari degli uomini, non comprendendo quindi le motivazioni di chi stava lottando per i propri diritti.
Secondo l'attrice, inoltre, il suo bisnonno non vedeva di buon occhio le suffragette a causa dell'aspetto violento della loro campagna.

8. Una polemica suscitata da una t-shirt: una citazione discussa

Durante la promozione è stato realizzato un servizio fotografico per la rivista Time Out che ha suscitato molte polemiche in rete perché le protagoniste indossavano delle t-shirt che riportavano la frase: «Preferisco essere una ribelle che una schiava».
Online sono apparse però delle aspre critiche per la scelta della citazione di Emmeline Pankhurt, sostenendo potesse essere facilmente fraintesa.
CONCETTI CHE IN USA RIPORTANO AI SUDISTI. Le accuse si basavano sul fatto che negli Stati Uniti si associano i concetti di ribellione e schiavitù alle Forze confederate e che alcuni avrebbero potuto equivocare la frase persino giungendo alla conclusione si stesse affermando che essere schiavi sia quasi una scelta.
Tutte le accuse sono state respinte dalle attrici e dai responsabili del magazine, ricordando come fosse una citazione molto conosciuta e utilizzata comunque in un contesto che ne rendeva chiaro e comprensibile il concetto.

9. Meryl Streep all'attacco di Rotten Tomatoes: «Sito maschilista»

L'attrice Meryl Streep, durante il tour di presentazione del film alla stampa, ha espresso il suo disappunto causato dall'aver scoperto che i giudizi e le opinioni condivise online sul famoso sito Rotten Tomatoes, tra i più consultati al mondo, sono di 760 uomini e solo 168 donne, rendendo quindi impossibile rispecchiare i gusti e le preferenze di tutto il potenziale pubblico.
UN PROBLEMA DIFFUSO. Meryl ha trovato la stessa mancanza di equilibrio tra uomini e donne anche nella composizione di altre realtà legate al cinema e all'informazione, come l'associazione dei critici di New York, e il premio Oscar ha ammesso di essere infuriata a causa di una situazione che rischia seriamente di penalizzare molti progetti e realtà al femminile.

10. «È Malala la nuova Emmeline Pankhurt»

L'Emmeline Pankhurt contemporanea, secondo Meryl e la regista Sarah Gavron è Malala Yousafzai: il cast aveva visto insieme alla filmmaker il documentario che le è stato dedicato e in lei hanno riconosciuto lo spirito, la determinazione, la capacità di sostenere le proprie idee, e il coraggio dimostrato dalla donna all'inizio del 1900.

  • Il trailer di Suffragette.

 

Regia: Sarah Gavron; genere: drammatico (Regno Unito, 2105); attori: Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Brendan Gleeson, Anne-Marie Duff, Ben Whishaw, Meryl Streep.

 

Twitter @B_P81

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