Economia
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Germania, record di occupati
La stampa tedesca commenta i dati europei sul lavoro.
Da Berlino
Pierluigi Mennitti
La soglia è di quelle psicologicamente importanti: 3 milioni. Non si tratta di soldi ma di uomini. Per la precisione di disoccupati. Si può quindi comprendere l’enfasi con cui il ministro per il Lavoro Ursula von der Leyen ha annunciato che il numero dei senza lavoro in Germania è sceso al di sotto di quella soglia: 2 milioni 945 mila, per l’esattezza, il 7,5%. È la quota più bassa dal 1992 e certifica il riflesso che la ripresa economica sta avendo anche sul mercato del lavoro.
Il quotidiano economico Handelsblatt il 28 ottobre ha messo un po’ d’ordine nelle cifre. La soglia dei 3 milioni era già stata sfondata per un brevissimo periodo nel novembre del 2008, ma poi i disoccupati erano tornati a crescere in conseguenza dello scoppio della crisi finanziaria globale. L’intervento dello Stato, con i sussidi erogati per garantire le settimane corte, ha evitato che il problema esplodesse in maniera drammatica.
La scommessa di una ripresa in tempi non troppo lunghi è stata vinta. Già da alcuni mesi, in concomitanza con il rilancio degli ordini dall’estero per le aziende tedesche, la curva dei disoccupati era tornata a scendere e negli ultimi 30 giorni in 86 mila hanno trovato un nuovo posto di lavoro. Così la soglia dei 3 milioni è stata di nuovo scavalcata all’indietro. E questa volta, hanno confermato gli esperti, la ripresa dovrebbe durare a lungo: nel corso del 2011 sarà ancora possibile, in coincidenza con i cicli stagionali, che il numero salga di nuovo oltre i 3 milioni ma si tratterà di eccezioni.
Il trend resta positivo, le imprese ricevono sempre più commesse, l’export che rappresenta il grande serbatoio dell’economia tedesca tira e solo pochi prudenti evitano ancora di pronunciare la parola che rievoca fasti di tempi lontani: boom economico.
Verso la piena occupazione
«Non si tratta del successo di un giorno», ha riportato il quotidiano citando il ministro dell’Economia liberale Rainer Brüderle, «il numero degli occupati si avvicina alla soglia dei 41 milioni, un risultato mai raggiunto nella storia del nostro Paese, siamo sulla buona strada per arrivare alla piena occupazione».
Gli imprenditori chiedono manodopera qualificata, anche dall’estero se le forze interne non sono adeguate: il dibattito sull’immigrazione, che negli ultimi due mesi ha conosciuto spesso toni insolitamente aspri per la Germania, ruota anche attorno a questa necessità dell’industria: oltre ai numeri, un’ulteriore testimonianza che l’apparato produttivo tedesco ha ripreso a correre.
I risultati ufficiali sulla disoccupazione verranno comunicati la mattina del 28 ottobre dall’agenzia federale per il lavoro, accompagnati come di consueto da dettagli e grafici regionali, sempre molto importanti in un Paese ancora diviso fra Est e Ovest a 20 anni dalla riunificazione.
Disoccupati d'Occidente
Per il momento l’Handelsblatt ha commentato i dati regionali europei appena sfornati dall’istituto di statistica del Lussemburgo che confermano l’andamento assai differente del mercato del lavoro all’interno dei 27 Stati membri.
A fronte di una media continentale dell’8,9% di disoccupati, svettano come regioni più virtuose le olandesi Zeeland e Gelderland con quote, rispettivamente, del 2,1 e 2,8%, di fatto una piena occupazione.
Sul fronte opposto non bisogna viaggiare, come ci si poteva attendere, verso Est ma verso Ovest: al fondo della classifica si trovano le isole, le Canarie in Spagna (26,2%) e il dipartimento francese d’Oltremare Reunion (27,1%).
Per tornare alla Germania, la forbice va da poco più del 4% nelle ricche regioni del sud (Oberbayern, Freiburg e Schwaben) al quasi 14% di quelle nord-orientali, Meclemburgo, Sassonia-Anhalt e Berlino. Nonostante molti segnali positivi giungano dalla capitale anche dal versante economico, la distanza con le più solide regioni occidentali resta grande.
Mentre le opposizioni contestano i dati sulla disoccupazione in Germania anticipati dalla von der Leyen, parlando di «trucchi statistici», e l’ex cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder rivendica in un’intervista alla Bild alla sua politica riformista di otto anni fa i successi odierni in economia e nel mercato del lavoro, Dirk Schumacher, analista della Goldman Sachs interpellato dallo Spiegel ha evidenziato un effetto, collegato all’aumento dell’occupazione, che può essere molto salutare per l’economia tedesca: la ripresa dei consumi interni, uno dei talloni d’Achille di una locomotiva trainata principalmente dalla forza delle sue esportazioni.
Giovedì, 28 Ottobre 2010

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