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Economia 

Fusioni

F1, la Russia scende in pista

Lo Spiegel annuncia la fusione tra Marussia e Virgin.

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Da Berlino
Pierluigi Mennitti

L’esibizione di Vladimir Putin lo scorso fine settimana, a bordo di una Renault da Formula 1 su un tracciato nei pressi di San Pietroburgo, era stata presa come una delle solite spacconate, una dimostrazione di sportività e potenza a beneficio dell’immagine personale. Il presidente-pilota, invece, aveva solo anticipato la notizia cui il 12 novembre dà ampio spazio la stampa tedesca: i russi entrano nella Formula 1.

La scalata: da Petrov al circuito di Sochi

Lo Spiegel ha reso noto che la Marussia Motors, casa automobilistica che produce vetture sportive di lusso, entra a far parte della scuderia Virgin che già da quest’anno, senza grandi fortune, gareggia sui circuiti.
La nuova casa si chiamerà Marussa-Virgin Racing ed esordirà a partire dalla prossima stagione, montando ancora i motori della casa inglese Cosworth. La Marussia è stata fondata pochi anni fa, nel 2007, su un’area a nord ovest di Mosca occupata in passato da una fabbrica di armamenti. Dal suo stabilimento escono le vetture B1 e B2 Gran Turismo, queste ultime una sorta di incrocio tra Ferrari e Lamborghini con le quali i russi vorrebbero conquistare il mercato di lusso occidentale, facendo dimenticare la tradizione solida ma un po’ stazzonata della Lada.
Si è completata così la lunga marcia della Russia verso la regina delle competizioni automobilistiche. Prima, a gennaio di quest’anno, il pilota nato a Vyborg Vitali Petrov ha chiuso un contratto con la Renault, esordendo come primo russo alla guida di un bolide di Formula 1 il 14 marzo: finora ha disputato 18 gran premi, totalizzato 19 punti e ottenuto una volta il giro più veloce. Poi, un mese fa, Vladimir Putin e Bernie Ecclestone hanno raggiunto l’accordo per disputare dal 2014 un gran premio nel futuro circuito di Sochi, la località balneare sul Mar Nero cara al premier dove in quello stesso anno si terranno, sui monti alle spalle, le prime Olimpiadi invernali della storia russa.

Nella grandeur alleati di Putin

«Arriviamo per vincere», ha assicurato uno dei grandi investitori della Marussia, Jefim Ostrowski, 42 anni, che lo Spiegel descrive come una sorta di dandy russo, con capelli di media lunghezza, un paio di occhiali dorati e l’iPad sempre sotto braccio, un passato di consulente per diventar ricchi e oggi, secondo la sua stessa definizione, «architetto dello stile di vita». Non gli sfuggono i doveri di appartenenza: «Putin ha fatto grande la Russia e in questo senso possiamo dire che è anche un nostro stretto alleato».
Ci vorrà un po’ di tempo per prendere le misure di questa nuova avventura ma, assicurano dalla Marussia, le scuderie tradizionali sono mastodontiche, lente e sazie «e noi sapremo sfruttare la nostra struttura snella e veloce».
Le cifre dell’impegno russo non sono state ancora rese note. Si sa solo che per la Virgin è una vera boccata d’ossigeno, dopo un’annata deludente, nella quale a una gara dal termine non ha ancora collezionato un punto. Finora, gli unici trofei portati a casa, sono le aspre critiche che lo stesso Ecclestone, senza troppa eleganza, gli ha rifilato: «Non fanno nulla per noi, sono semplicemente imbarazzanti, degli storpi». D’altronde, con un budget di 65 milioni di dollari è difficile farsi valere in una competizione tanto agguerrita. La speranza è che ora, con i rubli provenienti da Mosca, la storia possa invertirsi e il boss della compagnia Ecclestone possa rimangiarsi le offese.

Glock: «I russi ci daranno la spinta necessaria»

Ma, nonostante le baldanzose dichiarazioni dei russi, bisognerà avere pazienza. La Marussia non ha alcuna esperienza del settore delle corse e anche la sua capacità di costruttore appare limitata.
In tutto, ha riportato lo Spiegel,  lo stabilimento di Mosca ha sfornato 40 autovetture di lusso, anche se l’azienda dichiara che 700 prenotazioni sono in attesa di essere soddisfatte.
Per il pilota tedesco della Virgin Timo Glock, non molto contento della sua monoposto, «è invece la soluzione giusta, l’ingresso dei russi ci darà la spinta finanziaria di cui abbiamo bisogno per fare un passo in avanti».
Per il futuro, i russi puntano a far crescere una nuova generazione di piloti casalinghi e, magari un giorno, quando la macchina sarà competitiva, ingaggiare anche Vitali Petrov. Ma soprattutto, con lo sbarco nel grande circo mediatico della Formula 1, hanno nel mirino il mezzo miliardo di spettatori globali seduti di fronte ai televisori: «Vogliamo dimostrare che in Russia possiamo costruire qualcosa di grande», ha concluso patriotticamente Ostrowsky, «e aiutare così i nostri concittadini a superare il complesso di inferiorità».
Prima, però, bisognerà imparare a vincere.

Venerdì, 12 Novembre 2010


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Bernie Ecclestone e Vladimir Putin (Ap Images).

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