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Economia 

Scenari

Le cortine dello sviluppo

Handelsblatt: la Germania va a due velocità. A gonfie vele Sud e città.

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Da Berlino
Pierluigi Mennitti

Il Sud cresce più del Nord, le città più delle campagne, l’Ovest più dell’Est. Il futuro della Germania disegnato dagli studiosi dell’istituto per la ricerca economica Prognos descrive un Paese in cui le distanze tra ricchi e poveri sono destinate ad approfondirsi per la migrazione demografica e per l’influenza della globalizzazione.
Torna anche il mito della metropoli, le grandi città attirano i giovani anche se in campagna si fanno più figli, la fuga dai centri urbani è un fenomeno del passato e, anzi, si è in presenza di un marcato processo di re-urbanizzazione.
I dati sono contenuti nell’atlante del futuro, realizzato attraverso un’approfondita ricerca in 412 città e Landkreise (le nostre province) della nazione e pubblicato il 16 novembre in esclusiva dal quotidiano finanziario Handelsblatt.

In Baviera è record demografico

Sono risultati utili per raccontare il Paese che cambia, per analizzarne in dettaglio le tendenze e per fornire alla politica indirizzi utili per i necessari correttivi. Descrivono in maniera scientifica lo stato delle cose e tracciano le linee lungo le quali la Germania si trasformerà in futuro. A 20 anni dalla riunificazione, è anche uno spaccato utile per tracciare un primo bilancio, al di fuori del cono d’ombra della propaganda.
In alcuni casi si confermano impressioni consolidate. Come quella che vuole le regioni meridionali molto più avanti rispetto alle altre: più sviluppate, più ricche, più attraenti. Monaco e la sua provincia tirano la volata, e neanche questa è una sorpresa. Nessun’altra città ha conquistato negli ultimi cinque anni così tanti abitanti come la capitale della Baviera, soprattutto nella fascia di età decisiva fra i 18 e i 30 anni. E questo sviluppo demografico, a fronte di un crollo generale delle nascite in Germania, solo 665 mila nel 2009, 17 mila in meno rispetto al 2008, la metà rispetto agli anni '60, è il fattore che rende la città bavarese quella con le prospettive migliori per il futuro.
«Imprenditori produttivi, rapporto più alto fra aziende di start up e abitanti, enorme potere d’acquisto: nessuna regione della Germania ha un  potenziale economico simile alla grande area di Monaco», ha confermato il direttore di Prognos Christian Böllhoff. Un risultato che non è piovuto dal cielo, ma è frutto di un preciso cambio di rotta all’inizio degli anni '90, quando invece di continuare a finanziare strutture vecchie e indebolite, i bavaresi dirottarono tutti gli investimenti sui nuovi punti di forza.

Il boom del meridione tedesco

Dietro Monaco, avanzano tutte le grandi città: Francoforte, Dresda, Lipsia hanno aumentato le loro popolazioni del 2% nell'ultimo quinquennio, a dimostrazione che la tendenza all’urbanizzazione non si muove lungo i tradizionali confini di Est e Ovest, ma lungo quelli fra città e campagna. «Una progressione destinata a crescere e a cambiare il volto della Germania», ha detto al quotidiano l’esperto di economia regionale di Prognos Peter Kaiser. Non è un caso che sei delle sette province con maggiori prospettive future si trovino nel Sud, tra la solita Baviera e il Baden-Württemberg, il Land di Stoccarda, mentre alcune aree del Nord e dell’Est restano al palo.

La provincia perde attrattiva

Un altro fattore influente è quello della globalizzazione, ha affermato Rolf Sternberg, docente di Geoeconomia all’Università di Hannover: «Anche questo è un processo che favorisce le città, in particolare le metropoli, dove si concentrano le sedi centrali delle grandi aziende. Solo a Monaco risiedono 45 delle 500 aziende con i fatturati più alti di tutta la Germania, mentre le piccole aziende di provincia delocalizzano le loro produzioni a minore valore aggiunto nell’Europa orientale o in Asia».
Così, la provincia perde attrattiva e offre meno opportunità e la popolazione, in particolare quella giovanile e qualificata, emigra. Un circolo vizioso che si autoalimenta: meno abitanti, minori entrate fiscali, minori finanziamenti, investimenti decrescenti, peggiori infrastrutture.

Addio all'idea di benessere uniforme

Joachim Vossen, geoeconomista alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco, considera questa tendenza irreversibile: «Dobbiamo prendere congedo dalla vecchia idea che in Germania si possa raggiungere un livello di benessere uniforme». Un’ambizione che ha guidato anche la politica economica del post-riunificazione.
Casi di successo come quelli di Dresda, Lipsia e Jena rappresentano l’eccezione urbana rispetto al resto dell’ex Germania Est. Su 53 città con il futuro a rischio, ben 48 si trovano nei Länder orientali. A parziale consolazione c’è il dato che il fenomeno della re-urbanizzazione colpisce anche le regioni occidentali, penalizzando anche lì le aree di provincia.
Se nel 2004 (anno della precedente rilevazione) le città con più rischi che opportunità erano 19, nel 2009 il numero è salito a 38. In sofferenza, alcune aree della Ruhr, l’ex regione mineraria che ha subito una pesante deindustrializzazione, l’Eifel al confine con il Belgio e il sud ovest del Palatinato.
Al contrario, nel ricco Sud lo sviluppo è tanto impetuoso che, in alcune zone, si è quasi raggiunto il limite della crescita. Nella provincia di Biberach in Baden-Württemberg, per esempio, la disoccupazione è scesa sotto il 4%, di fatto una situazione di piena occupazione. Aree come Bierbach, ha concluso l’Handelsblatt, sono impegnate in una sorta di competizione nazionale alla spasmodica ricerca di manodopera qualificata. La vinceranno a scapito delle province più deboli, accrescendo la propria ricchezza e contribuendo a diminuire ulteriormente quella degli altri.

Martedì, 16 Novembre 2010


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Commenti (2)

pierluigimennitti 16/nov/2010 | 16:48

Gentile Theo, sembrerebbe di no giacché la ricerca non la cita. Ma non vengono menzionate neppure altre grandi realtà (e certamente più ricche di Berlino) come Amburgo e Düsseldorf, solo per fare due esempi. È probabile che venga comunque trainata dalla tendenza generale delle grandi città. Penso che l’articolo dell’Handelsblatt, nella sua necessaria sintesi, si sia limitato a evidenziare le situazioni più estreme. Berlino, come Potsdam per restare in zona, svolgono comunque un ruolo di attrazione regionale. La capitale resta un grande magnete turistico e artistico, quando però le ricerche partono da criteri tipo il benessere e la ricchezza è destinata a scontare gli ultimi 60 anni di storia, la divisione, l’impoverimento della metà orientale, la deindustrializzazione di quella occidentale. Ci vorrà ancora molto tempo perché Berlino recuperi anche un importante ruolo industriale, e chissà se ci riuscirà mai, anche se negli ultimi tempi alcuni indicatori sono confortanti. Qualche tempo fa pubblicammo su Lettera 43 un’altra ricerca sull’attrattività per le imprese e Berlino risultava – direi sorprendentemente – più avanti di Monaco. Vedremo nei prossimi anni quale ricerca avrà visto meglio. Cari saluti.

theo 16/nov/2010 | 16:16

e Berlino?
Caro Mennitti, visto che non la nomina le prospettive di Berlino non devono essere il massimo, mi sbaglio?
saluti da Berlino

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