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Economia 

Lo studio delle Confindustrie

Germania rimandata in riforme

Neue Zürcher Zeitung: Vienna e Berna superano la Berlino del boom.

Articolo completo

da Berlino
Pierluigi Mennitti

L’economia tedesca viaggia a gonfie vele, non più solo sulla spinta dell’export ma anche su quella dei consumi interni. Il quadro è ormai noto, le cifre che contano sono state pubblicate da tempo, i tedeschi ritrovano l’orgoglio dei primi della classe e gli altri europei osservano con rispetto e invidia.
Ma nell’area delle tre nazioni germanofone, quella che ha fatto meglio i compiti a casa nell’ultimo anno è stata la Svizzera e quella che si è applicata meglio è stata l’Austria. Almeno per quel che riguarda le riforme, la celebrata Germania è rimasta dietro ai suoi più piccoli vicini.

Il barometro delle riforme castiga Berlino

Il quotidiano di Zurigo Neue Zürcher Zeitung ha riportato il 7 dicembre i risultati del Reformbarometer 2010, una graduatoria realizzata da tre pensatoi vicini alle Confindustrie dei Paesi di lingua tedesca, che mette in relazione le capacità riformiste espresse dai rispettivi governi nei 12 mesi trascorsi. Avviata per la prima volta nel 2002, la ricerca è giunta all’ottavo anno di pubblicazione. Le tre istituzioni sono la Camera di commercio austriaca, la svizzera Avenir Suisse e l’Istituto dell’economia tedesca di Colonia.
Anno particolarmente significativo il 2009, nel pieno del vortice della crisi finanziaria globale che ha messo a dura prova le capacità di reazione dei governi nazionali. E in questa tempesta perfetta la Svizzera ha totalizzato il punteggio più alto, 114,4 punti con una crescita di 4,2 punti rispetto all’anno precedente, e l’Austria ha registrato la performance migliore, con un aumento di 5,3 punti per un totale di 113,1 punti sull’indice.
Cifre in rosso, invece, per la Germania che perde 2,9 punti e si ritrova in coda a questa ristretta classifica con 108,1 punti. Insomma, se nei grandi numeri Berlino sembra marciare spedita come un panzer, nei dettagli le cose si complicano, gli entusiasmi si smorzano e la flemma riformista mostrata dal governo rischia di nascondere qualche punto di debolezza per il futuro.

A Vienna la lode per la legge quadro sulle finanze

A spingere in alto gli indici di Austria e Svizzera sono state soprattutto le iniziative legislative prese per consolidare le finanze pubbliche, sebbene nessuno dei due Paesi abbia mai rischiato di avvicinarsi al nutrito gruppo di Stati in difficoltà, a est come a ovest dell’Europa.
Vienna, in particolare, viene lodata per la legge quadro sulle finanze «che ha aperto al Paese nuove strade come l’introduzione di precisi percorsi di budget a medio termine entro i quali contenere i futuri piani generali di bilancio con lo scopo di raggiungere conti in pareggio superando l’ostacolo dei cicli congiunturali».
Valide anche le riforme nel mercato del lavoro, ottenute peraltro attraverso il consolidato meccanismo della concertazione che ha evitato scontri sociali in una fase difficile.
La Svizzera svetta invece per il varo dei programmi di consolidamento e per il pacchetto sul controllo dei compiti affidati allo Stato: due misure che promettono di far risparmiare al Bundesrat ogni anno 2 miliardi di franchi svizzeri. E inoltre per la riforma di semplificazione del sistema tributario.

Germania, «una crescita nonostante la politica»

A sorprendere è invece il giudizio sulla Germania, negativo su tutti i fronti: è stata sorpassata dai due Paesi concorrenti e la sua performance nell’anno della crisi è stata l’unica a essere contraddistinta da un segno meno.
Gli esperti delle tre associazioni che hanno redatto la graduatoria hanno individuato due motivi. «Nel periodo considerato», ha riportato la Neue Zürcher Zeitung, «il governo tedesco ha varato una legge sull’accelerazione della crescita che aveva come punto centrale una dubbia misura di alleggerimento fiscale a favore del settore alberghiero, mentre le riforme intraprese nel settore sanitario porteranno all’aumento automatico dei contributi alle casse assicurative da parte dei cittadini».
Si confermano, dunque, da un fronte vicino agli ambienti confindustriali i giudizi non lusinghieri sull’operato del governo di Angela Merkel, soprattutto per quel che solitamente sta più a cuore agli imprenditori: le riforme.
Le attese nei confronti dell’esecutivo di centrodestra erano molto elevate e, soprattutto nel primo anno di attività, che è poi quello preso in considerazione dalla ricerca del Reformbarometer 2010, sono state largamente disattese.
Gli ambienti imprenditoriali sono generalmente convinti che gran parte del merito per l’attuale boom economico sia da attribuirsi alla capacità delle imprese di muoversi sui mercati internazionali. Una crescita nonostante la politica, sebbene la cancelliera stia cercando da qualche mese di correre ai ripari mostrando un profilo più decisionista (leggi l'articolo).

Martedì, 07 Dicembre 2010


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Vienna, capitale dell'Austria. Il Paese secondo lo studio Reformbarometer è stato efficiente per quanto riguarda la riforme finanziarie.

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