Economia
Mercato auto
La Germania guarda agli Usa
Frankfurter: i produttori auto tedeschi attirati dal sud degli Stati Uniti.
da Berlino
Pierluigi Mennitti
Detroit torna in questi giorni al centro degli interessi mondiali dell'industria automobilistica. Mentre l'Italia segue col fiato sospeso le vicende legate alla sfida di Marchionne, diviso tra le gioie della Chrysler e i dolori della Fiat, la stampa tedesca si occupa dello stato di salute della produzione tedesca. E anche in questo caso si tratta di evidenziare dati e numeri molto positivi.
La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha sottolineato come «nell'ambito di una generale atmosfera di euforia, i costruttori tedeschi abbiano deciso di consolidare la propria presenza sul mercato americano, inteso nel senso geograficamente più ampio: «Bmw, Daimler e Volkswagen hanno aumentato nel 2010 di un terzo la produzione di autoveicoli nei paesi del cosiddetto Nafta, Stati Uniti, Canada e Messico, raggiungendo la cifra di 720.000 autovetture».
BOOM DI PRODUZIONE IN AMERICA. Per la prima volta nella storia automobilistica di queste case, la produzione in America ha assunto un ruolo dominante: secondo i dati forniti dall'Associazione dell'industria automobilistica tedesca (Vda), le auto costruite nelle fabbriche in Germania e importate oltreoceano sono state 629.00, un numero inferiore rispetto a quelle prodotte direttamente sul suolo americano.
«Gli Stati Uniti», ha affermato il presidente dell'associazione Mathias Wissmann, «sono tornati ad essere un mercato strategico per le nostre industrie, il secondo per importan za dopo la Gran Bretagna e ancora di gran lunga più interessante rispetto alla Cina». Nel corso del 2011, il mercato americano potrebbe crescere ulteriormente del 10%, superando la cifra di 1 milione di autovetture.
A Detroit l'occasione per un confronto internazionale
Dunque, anche secondo la stampa tedesca, il clima che si respira in questi giorni a Detroit è di grande euforia e aiuta a comprendere gli entusiasmi di Marchionne una volta approdato sul suolo americano. La globalizzazione è una partita complessa che ormai si gioca su ordini di grandezza che rifuggono dai tradizionali confini di ordine nazionale.
Le industrie tedesche hanno da tempo superato il dilemma del localismo e impostato le proprie strategie su un orizzonte più ampio, che ovviamente pone gli stessi problemi morali e culturali con i quali si confrontano oggi operai e organizzazioni sindacali della Fiat.
LA FABBRICA VOLKSWAGEN. «I costruttori tedeschi», ha raccontato la Frankfurter, «stanno sviluppando i propri stabilimenti negli Stati meridionali degli Stati Uniti: la Volkswagen ha appena inaugurato la sua fabbrica a Chattanooga, nel Tennessee, dove produce una nuova versione della Passat-America, la Daimler sposterà nel 2014 una parte della produzione della Mercedes classe C a Tuscaloosa, in Alabama, mentre la Bmw già costruisce la maggior parte dei suoi modelli fuoristrada nello stabilimento di Spartanburg, in South Carolina». Sempre secondo i dati della Vda, i tedeschi occupano al momento circa 25.000 lavoratori nelle fabbriche americane, mille in più dell'anno precedente e ogni sesto operaio dell'industria automobilistica americana è sotto contratto di una casa costruttrice tedesca. Se si aggiungono anche i lavoratori messicani e canadesi, il numero totale arriva a 43.000.
I manager di Stoccarda e Wolfsburg attirati dal sud degli Stati Uniti
C'è anche un lato meno nobile di questa crescita, come sempre nelle storie della globalizzazione. La passione dei tedeschi per il sud degli Stati Uniti è dovuto soprattutto alla debolezza delle organizzazioni sindacali, che in quegli Stati sono viste come fumo negli occhi. Quel che attira i manager di Monaco, Stoccarda o Wolfsburg è soprattutto il minor costo della forza lavoro statunitense o messicana rispetto a quella tedesca. «I dirigenti sindacali americani hanno annunciato di voler intensificare la propria presenza negli Stati meridionali ma per il momento i responsabili delle aziende tedesche confermano di non aver avvertito una maggiore pressione rispetto al passato», ha riportato il quotidiano di Francoforte.
L'EUFORIA DEI COSTRUTTORI. Per il momento, dunque, a Detroit prevale l'euforia, almeno per i costruttori. «Dopo la recessione degli scorsi anni», ha concluso Mathias Wissmann, «il mercato americano sta vivendo una nuova ripresa e, nonostante la crescita della Cina, resta per questo settore il più grande mercato globale». Si stima che, sempre rispetto all'anno di maggiore incidenza della crisi, il 2009, i cittadini americani richiederanno nei prossimi 12 mesi 2,4 milioni di nuove autovetture, un terzo in più.
Martedì, 11 Gennaio 2011

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