Economia
Poteri
Pulizie alla Romani
Epurazioni eccellenti ai vertici del ministero dello Sviluppo.
di Nico Arse
Sviluppo economico, ministero de-scajolizzato. Diciamo che il ricambio è iniziato subito, con l’arrivo del nuovo titolare Paolo Romani (vai al profilo) dopo una lunga e contestata vacatio ministeriale.
Un cambio di registro che è partito con le dismissioni degli uomini di fiducia di Claudio Scajola (uno spoil system un po’ inusuale visto che non è cambiato il colore politico del ministero), alcuni veramente centrali per il funzionamento della macchina e per la prosecuzione di certi dossier particolarmente caldi, su tutti quelli energetici internazionali.
E così è stato dato il benservito a Sergio Garribba, consigliere per le politiche dell'energia di Scajola (100 mila euro annui) e rispettata autorità nel settore (insegna Impianti nucleari presso il Politecnico di Milano ed è stato ricercatore al Mit di Boston).
ESUBERI ECCELLENTI. Insieme con Garribba, ha lasciato il ministero (come si evince dall’anagrafe delle prestazioni attive al 22 dicembre 2010) Massimo Goti, l’ingegnere a suo tempo nominato da Scajola capo del Dipartimento per la competitività e uomo chiave per la gestione delle grosse crisi aziendali, come quella della Vinyls di Porto di Marghera, da lui seguita.
Gli altri esuberi scajolani sono due ex consiglieri dell’ufficio legislativo, il cui rapporto è terminato il 4 novembre scorso; una consulente per la «progettazione e implementazione tecnica dell’attuale sistema di comunicazione informatica e multimediale del ministero» e poi il professore Vincenzo Chianese, consigliere dell’ex ministro Scajola per «le attività concernenti la manovra finanziaria e la predisposizione dei relativi documenti annuali finanziari, quali la Legge Finanziaria e la Legge di Bilancio» (anche qui 100 mila euro lordi il compenso).
Dunque, occhio e croce, con la cura Romani il ministero risparmia circa 400 mila euro all’anno di consulenze. Ma è vero risparmio?
C’è un rovescio della medaglia nell’austerity del ministro lombardo (fedelissimo di Berlusconi), e riguarda il nodo chiave dell’energia, il fascicolo precedentemente seguito dallo scajolissimo Garribba. “Era lui a coordinare molti dossier di politica energetica internazionale, ora non li segue più nessuno”, lamentano nei corridoi di via Molise.
MINISTRO A TERMINE. Il giudizio è però troppo severo con Romani, perché il suo mandato va contestualizzato, come si usa dire con un brutto termine.
Quando è stato nominato la prospettiva più concreta, anche per Palazzo Chigi, era una durata molto breve della legislatura con voto nella primavera 2011.
Dunque una gestione emergenziale dello Sviluppo economico, con la soluzione di alcuni fascicoli considerati strategici a brevissimo termine (come le telecomunicazioni e la vendita delle frequenze) e il congelamento di quelli a più largo respiro, come tipicamente sono le politiche energetiche internazionali.
Dal 14 dicembre però la prospettiva è cambiata improvvisamente, e anche Romani si è visto costretto a ricalibrare la propria azione, da ministro d’emergenza a ministro di metà legislatura. Senza però il consulente più importante sull’energia e il nucleare, quel Garribba con cui - si racconta - c’è qualche gelosia interna che ne ha accelerato il congedo prematuro.
E così alcune iniziative internazionali si sono perse per strada, anche per la volontà di Romani di dare un proprio imprinting al ministero. Con uno stile di guida completamente diverso, anche dal punto di vista caratteriale.
UNA CERCHIA RISTRETTA. Mentre Scajola manteneva un rapporto diretto con i direttori generali (quelli più operativi sul campo), Romani ha subito creato una struttura piramidale, con una cerchia ristretta di fidati (i capi dipartimento, il suo capo della segreteria tecnica, il consigliere diplomatico, il direttore del personale e il portavoce) con cui ha familiarità (così può rendere più rapida la linea di comando).
Se di Scajola poi i ministeriali mal sopportavano l’irruenza e il piglio decisionista, di Romani lamentano una certa “arrendevolezza” (così dicono) soprattutto nel braccio di ferro con altri ministeri, tipo l’Ambiente (il nuovo codice ambientale che bloccherebbe l’attività estrattiva, i tema delle rinnovabili e così via), mentre Scajola batteva i pugni sul tavolo e metteva spesso a tacere la Prestigiacomo.
Va poi dato atto a Romani di essersi ritrovato con un ministero dimezzato rispetto al suo predecessore. Questo perché quando si è decisa la riallocazione delle risorse centrali, il ministro era vacante, e quindi alla sedia vuota dello Sviluppo economico è stata ceduta una fetta piccina piccina.
Ed è la fetta con cui deve fare ora i conti Romani, ex ministro d’emergenza divenuto ministro a tutti gli effetti.
ORCHIDEE PER L’EX MINISTRO. Complice forse anche la storia della casa comprata a sua insaputa, al ministero dello Sviluppo economico girano poi storie o forse piuttosto favole che riguardano l’ex ministro Scajola.
Una di queste racconta che il ministro, ogni mattina, volesse un’orchidea fresca sulla propria scrivania. Un capriccio che ben si attaglia alla personalità dominante di Claudio Scajola (si pensi alla sua casa-reggia che sovrasta Imperia, con un grande ritratto ad olio dietro la scrivania del politico, stile sovrano seicentesco…), ma che sa anche di leggenda.
Come quell’altra, sempre circolante nei corridoi del ministero, e che racconta di un meraviglioso set di porcellane ordinato dall’allora ministro amante dell’antiquariato e delle belle cose.
Poi ce n’è anche un’altra, che pare meno leggendaria, secondo cui tra gli assunti in uno degli uffici del ministero, ci sarebbe ancora un’addetta che si presentava così: «Sono un’amica della figlia del ministro».
Martedì, 11 Gennaio 2011
(1)
Finalmente un Ministro che bada più alla sostanza che alla forma, più allo studio dei dossier che alle inutili dichiarazioni televisive sullo scibile umano.. Speriamo che duri..
Per scrivere un commento è necessario registrarsi: Loggati - Registrati



