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Economia 

Fisco

Le furbizie di Mr Ikea

Scoperta Interogo, fondazione fantasma dell'azienda svedese.

Articolo completo

da Berlino
Pierluigi Mennitti

Alzi la mano chi, tra i lettori, non ha in casa almeno un mobile di Ikea. Una cucina, un tavolo, un letto, uno scaffale, un divano, una poltrona, o almeno un piccolo soprammobile, dal design scandinavo e rigorosamente montato da sé. Il marchio svedese dai colori gialloblù come la bandiera nazionale è divenuto negli anni una delle icone più famose dei tempi moderni. Ora però il suo fondatore, l’ottantaquattrenne Ingvar Kamprad, torna ancora una volta sotto i riflettori dei media. E non sono riflettori benevoli.
La Frankfurter Allgemeine Zeitung (leggi l'articolo) ha rilanciato la notizia che «nella matrioska di società create attorno al marchio svedese si cela una fondazione con sede in Lichtenstein attraverso la quale l’anziano proprietario avrebbe fatto transitare più di 11 miliardi di euro, nascondendoli così al fisco e all’opinione pubblica del suo Paese».

Lo scandalo Interogo, fondazione 'fantasma' di Kamprad

L’indiscrezione è stata rilanciata dopo la trasmissione di un reportage televisivo della rete pubblica di Stoccolma Svt: un’inchiesta lunga quasi un’ora.
«I giornalisti della tivù», ha proseguito la Frankfurter, «hanno pubblicato anche lo statuto della fondazione in questione, la Interogo con sede legale a Vaduz, ma nei documenti fondativi non è citata espressamente né la società Ikea né il nome del suo fondatore. Tuttavia, la formulazione degli scopi della fondazione corrisponde esattamente ai principi secondo cui è composta la struttura di Ikea».
LABIRINTO FINANZIARIO. Il quotidiano di Francoforte ha elencato il labirinto attraverso cui si è articolata tale struttura: «Gli stabilimenti di vendita appartengono dal 1982 alla fondazione Ingka, che ha sede nei Pesi Bassi e nel cui consiglio di amministrazione siede Ingvar Kamprad. Alla Ingka è riconosciuto lo status di organizzazione di pubblica utilità, libera dunque da obblighi fiscali. Con un patrimonio valutato attorno ai 26 miliardi di euro, la Ingka si piazza al primo posto fra le fondazioni benefiche mondiali, davanti anche alla Bill and Melinda Gates Foundation del fondatore di Microsoft».
Tuttavia, nonostante il budget del 2010 preveda per scopi benefici ben 45 milioni di euro, la fondazione olandese non si è ancora manifestata all’esterno per una qualche azione caritatevole. Tra gli scopi prefissi risultano tra l’altro la promozione e il sostegno all’architettura e al design.

La difesa di Mr Ikea: «Le tasse sono costi e noi cerchiamo di abbatterli»

«L’innovativo concetto aziendale inventato da Kamprad» ha annotato la Frankfurter, «così come il nome del marchio, a differenza della produzione e degli stabilimenti di vendita, sono invece proprietà del Gruppo Inter Ikea, un’altra società che ha sede in Lussemburgo. A essa affluisce il 3% del prezzo di vendita di ogni prodotto Ikea. Nel 2010, su un incasso ufficiale dichiarato di 23,1 miliardi di euro, si tratta di 690 milioni, di fatto un euro per ogni scaffale del famosissimo Billy, uno dei prodotti di maggior successo».
LA REPLICA DI KAMPRAD. Ma la novità scoperta dai giornalisti della tivù svedese è che «a controllo di questa holding c’è proprio la fondazione Interogo, che ha sede nel principato del Lichtenstein, non a caso uno dei più noti paradisi fiscali».
Di fronte alle rivelazioni televisive, Ingvar Kamprad ha ammesso l’esistenza di questa fondazione sinora segreta ma ha rigettato con forza l’accusa di voler in tal modo evadere le tasse dal fisco. «D’altronde», ha sottolineato la Frankfurter, «il fondatore di Ikea non ha mai risparmiato nel corso della sua lunga vita aspre critiche al sistema fiscale svedese, fin da quando nel 1979 si trasferì in Svizzera».
In una nota, il battagliero Kamprad non si è lasciato intimidire e ha ribadito la sua particolare filosofia: «Noi consideriamo le tasse come dei costi e cerchiamo di conseguenza di manterere questi ultimi più bassi che possiamo».

La questione morale sulla tassazione incendia il dibattito in Svezia

«Il problema fiscale è da tempo oggetto di dibattito anche in Svezia», ha notato il quotidiano di Francoforte, «anche se, secondo le stime della Kpmg, il livello di tassazione delle imprese svedesi è con il suo 26% al di sotto di quello della media europea. Come in Germania, anche nello Stato scandinavo la polemica sulla moralità fiscale di coloro che percepiscono redditi molto alti ha due facce: da un lato comportamenti come quello di Kamprad, che dal punto di vista giuridico è perfettamente lecito, vengono bollati come poco solidali, dall’altro è sempre viva la critica verso una tassazione troppo elevata».
LA DIFESA DI CONFINDUSTRIA. Olle Termén, esponente della Confindustria svedese, ha messo l’accento soprattutto sulle imposte legate a eredità e donazioni, che rendono difficile il cambio generazionale all’interno delle aziende. Ma nei confronti del suo concittadino più famoso ha usato parole affettuose: «Che sia un uomo ricco mi sembra una cosa a posto. Che descriva la sua influenza sul gruppo di Ikea come marginale è tipico invece del suo carattere. Gli uomini che vengono dalla regione dello Småland, nel sud della Svezia, sono fatti così».

Venerdì, 28 Gennaio 2011


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Un lavoratore di Ikea (foto Getty).

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Commenti (2)

agenor 28/gen/2011 | 21:43

servizi
la Svezia è da tempo Paese famoso per la pressione fiscale,ma almeno, lì pare qualche servizio torni al cittadino.

micktravis 28/gen/2011 | 18:23

Insomma, il 90% dei cittadini, cui fa capo il 10% della ricchezza, vota regolarmente...
... rappresentanti che legiferino in modo che il restante 10% dei cittadini, cui fa capo il 90% della ricchezza, mantengano od aumentino il loro vantaqggio.
Come disse Il Monco-Eastwood al Colonnello Mortimer-Van Cleef dopo il duello finale: "(Ptui !) Bravo....".

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