Economia
Economia
Quel debito che spacca
Perché l’ipotesi della patrimoniale divide gli economisti.
di Luigi Dell'Olio
Le ricette per abbattere la montagna di debito pubblico italiano (vai all'approfondimento) su cui siede l’Italia dividono gli economisti. A dare fuoco alle polveri è stato Giuliano Amato (vai all'approfondimento), con la proposta di introdurre una tassa, patrimoniale da 30 mila euro, a carico di un terzo degli italiani, per ridurre della medesima entità il debito dello Stato e liberare così risorse per lo sviluppo.
Un’ipotesi sulla quale si è espresso Pellegrino Capaldo, ordinario di economia aziendale alla Sapienza: considerato che il debito pubblico (oggi pari al 118% del prodotto interno lordo) è indirettamente dei cittadini, tanto vale accollarselo in prima persona, almeno in parte.
Ad esempio per metà, con analogo alleggerimento dei conti dello Stato, che avrebbe il vantaggio ulteriore di risparmiare circa 40 miliardi di euro ogni anno in oneri finanziari. Somma utile a rilanciare gli investimenti.
IPOTESI CONTESTATA. Se il premier Silvio Berlusconi si è affrettato a respingere questa ipotesi, con una lettera al Corriere della Sera che tende la mano all’opposizione per un piano di rilancio condiviso, anche tra gli economisti non mancano le riserve contro l’ipotesi patrimoniale.
Il fiscalista Tommaso Di Tanno fa notare che, in questo modo, si tasserebbero le persone fisiche e non le società che hanno i patrimoni immobiliari più consistenti.
Raggiunto da Lettera43.it, anche Riccardo Realfonzo appare scettico. Lui che nel 2006 aveva lanciato il Manifesto degli economisti per la stabilizzazione del debito – in alternativa alla proposta allora in voga di abbattimento – resta fermo su quelle posizioni.
L'AUSTERITÀ NON PAGA. Nei mesi scorsi ha scritto con altri colleghi una Lettera degli Economisti, che ha registrato l’adesione di 250 studiosi.
«Resto convinto che le politiche restrittive europee possano solo aggravare la crisi dell’economia, aumentando la speculazione, con seri rischi di tenuta per la zona euro», spiega l'economista.
Secondo Realfonzo, i piani di austerità rischiano di assecondare coloro che «vedono nell’attuale crisi una occasione per accelerare i processi di smantellamento dello stato sociale e di frammentazione del lavoro».
Non mancano le critiche al Governo italiano, che «ha finora attuato una politica tesa ad agevolare un pericoloso avvitamento deflazionistico», e all’opposizione «che non ha presentato alternative credibili».
Per Realfonzo, la vera emergenza oggi è data dalla deflazione. Come contrastarla? «Occorre imporre un pavimento al tracollo del monte salari, tramite un rafforzamento dei contratti nazionali, minimi salariali e vincoli ai licenziamenti». Insomma, la questione dei redditi, prima ancora della riduzione del debito, che per l’economista sarebbe sbagliato voler risolvere in tempi brevi: «Si tratta di una questione complessa e la fretta rischia di portare a decisioni affrettate».
Martedì, 01 Febbraio 2011

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