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Economia 

Cultura

Diritti d'attore

Da Germano a Marcoré: «Sbloccare i 120 milioni dell'Imaie».

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di Anna Rafilucci

Neri Marcoré saluta un collega attore: «Aspetta, dove ti ho visto di recente?». «In uno di quei film che ripassano in tivù e per cui non ci pagano», risponde lui. Questo è il riassunto perfetto del caso Imaie, l'Istituto mutualistico degli artisti interpreti ed esecutori, che si trascina da anni tra la liquidazione del vecchio ente e la partenza del nuovo.
120 MILIONI BLOCCATI. Nato nel 1977 per tutelare il mondo della musica e ampliato nel 1998 con il settore audiovisivo, l'istituto ha il compito di distribuire la quota che gli è dovuta per la riutilizzazione delle opere in tivù e in homevideo. Dalla liquidazione del vecchio Imaie, l'anno scorso, alla creazione del nuovo, sono rimasti fermi circa 120 milioni di euro spettanti a circa 70 mila persone, che li reclamano a gran voce.
DA MARCORÉ A GERMANO. In sostanza, spiega Cinzia Mascoli, presidentessa del comitato Artisti 7607, nel cui direttivo compaiono tra gli altri Neri Marcoré, Elio Germano, e Claudio Santamaria e a cui sono iscritti circa 1000 artisti di ogni settore: «Quello che la Siae corrisponde come diritti d'autore per le opere di ingegno, l'Imaie lo dovrebbe elargire sul 'diritto connesso'. Ogni volta che un film ripassa in televisione o un brano viene trasmesso, televisioni, radio pubbliche e private o compagnie telefoniche devono corrispondere una quota all'ente preposto alla raccolta e ripartizione dei proventi».
Il primo problema è sorto proprio per questo motivo e ha dato vita a un tam tam tra prefetto di Roma e Tar sulla soppressione per “assoluta incapacità di raggiungere gli obiettivi”. Il 30 aprile 2010, qualche giorno prima che il Tar del Lazio si pronunciasse sulla legittimità dell'estinzione, un decreto legge ha dato vita al Nuovo Imaie. E, anche in questo caso, i problemi si sono concretizzati in decine di tentacoli.

Germano: «Chiediamo trasparenza e una ripartizione chiara»

«In tutta Europa, ci sono diverse agenzie a cui ogni artista sceglie di affidare la gestione dei propri diritti», spiega Elio Germano. Antonio Borghesi, dell'Italia dei valori, ha annunciato «un nuovo question time per conoscere l'utilizzo che è stato fatto dei 120 milioni a disposizione dell'ente, come intendono corrisponderle e con quali tempi». E a proposito dell'eventuale nascita di un altro ente, ha aggiunto: «Non c'è nulla che stabilisca l'esistenza di un monopolio. È un'ipotesi che può essere considerata».
IL NUOVO IMAIE. Che poi, gli Artisti 7607 nemmeno la volevano, l'estinzione dell'Imaie: «È come dire che l'Italia non funziona, quindi bisogna fare la Nuova Italia, vanno prima risolti i problemi», ha ironizzato Neri Marcoré. «Spostare nel nuovo Imaie tutti quelli che lavoravano nel vecchio, quando questo non ha funzionato non ha molto senso», ha incalzato Germano.
UN MOMENTO DI IMPASSE. «È decisamente un momento di impasse: stiamo aspettando il passaggio concreto dal vecchio al nuovo, ma quando chiediamo spiegazioni ai commissari liquidatori, non ce ne danno», ha chiarito Andrea Marco Ricci, presidente di Note Legali e membro del Consultivo del Nuovo Imaie.
E ha aggiunto: «Per quanto riguarda la musica, abbiamo fornito 49 mila brani e 13 mila artisti: dovrebbero semplicemente elaborare il dato di quanto deve andare ad ognuno, eppure niente. Hanno sempre sostenuto di non riuscire a individuare tutti gli aventi diritto alla ripartizione, di faticare a reperirli. Anche per questo sarebbe opportuno, nel nuovo corso, un sistema di accantonamento. Sui passaggi di un disco realizzato da un famoso artista, per esempio, si può considerare di far corrispondere il 50% a lui e metterne da parte il restante per gli altri che hanno contribuito alla realizzazione», ha precisato Ricci.
OBIETTIVO TRASPARENZA. Germano ha riassunto così gli obiettivi del nuovo Imaie: «Trasparenza sugli aventi diritto, individuazione di criteri oggettivi di ripartizione, allentamento del controllo Statale». L'intervento di volti noti, come nel caso di Artisti 7607, è presto spiegato: «Noi abbiamo conosciuto l'esistenza dei nostri diritti con il passaparola, ma se con i nomi più famosi chi deve dichiarare i passaggi sta più attento, non vale altrettanto per gli altri», spiega Marcoré. «Non ci sono obiettivi personali in questa battaglia. Sono contento di spendermi per altri colleghi se questo porterà a una maggiore chiarezza».

Sabato, 05 Febbraio 2011


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