Economia
Ricerche
Parlamentare batte manager
Sorpresa: i politici guadagnano più dei businessman tedeschi.
Da Berlino
Pierluigi Mennitti
Finora si è pensato che, in Germania, i manager delle imprese private guadagnassero di più dei politici eletti in Parlamento. Una considerazione che sarebbe anche alla base delle continue fughe dalla politica di molti esponenti di mezza età, stanchi di dedicare fatica e passione alla cosa pubblica e attratti dai maggiori guadagni come consulenti di grandi gruppi industriali. Invece, uno studio realizzato dall’Istituto sul futuro del lavoro (Institut zur Zukunft der Arbeit, Iza) ha ribaltato questo luogo comune.
LO STUDIO DELL'IZA. Il lavoro degli esperti dell’Iza è stato reso pubblico in esclusiva dal Berliner Morgenposte ha subito scatenato il dibattito tra gli addetti ai lavori e la curiosità dei lettori. «Tre scienziati dell’istituto, Andreas Peichl, Nico Pestel e Sebastian Siegloch», ha scritto il quotidiano berlinese, «hanno setacciato i guadagni dei parlamentari, includendovi i compensi provenienti da attività collaterali, confrontandoli poi con quelli di dirigenti del settore privato, siano essi funzionari, liberi professionisti con qualifiche dirigenziali, manager».
Il risultato è stato sorprendente. «A differenza di quel che si è sempre ritenuto», ha proseguito il Morgenpost, «con riferimento all’anno 2006, i membri del Parlamento hanno fatto registrare un guadagno medio lordo di 106 mila euro l’anno, circa 30 mila euro in più rispetto ai compensi medi di uomini che occupavano posizioni di comando in altri campi».
IL PESO DEI COLLATERALI. Un’ulteriore scrematura del campione dei manager effettuata dagli esperti, non ha modificato la sostanza del risultato: «Anche confrontando il guadagno dei parlamentari con quello di manager più anziani con lo stesso curriculum di studi, si conferma il vantaggio dei servitori dello stato, che sono arrivati a guadagnare 18 mila euro in più, più o meno il 15%». Bisogna aggiungere, però, che il salto di qualità lo fanno fare proprio le attività collaterali a quella di deputato e che dunque lo studio, nella sua complessità, non si riferisce al semplice guadagno che un politico ottiene dalla propria attività parlamentare. Insomma, se si mettesse a confronto un manager di professione con un politico di professione, è probabile che la bilancia penderebbe di nuovo dalla parte del primo.
Politici increduli
Le reazioni da parte del mondo politico tedesco sono state di incredulità. Per valutare con più accortezza il lavoro dell’Iza, la Welt ha messo in campo un proprio pool di esperti e ha contattato un’autorità nel campo degli analisti tedeschi come Panu Poutvaara, dell’istituto Ifo di Monaco di Baviera. Ma anche da loro è arrivata la conferma: «L’indagine compiuta dai colleghi dell’Iza è molto accurata», ha detto Poutvaara al Morgenpost, «e dimostra senza ombra di dubbio che il guadagno dei membri del Parlamento è superiore a quello dei manager dell’economia privata».
OCCHIO AI FACILI GIUDIZI. Il dato, dunque, appare incontrovertibile. Ma, hanno aggiunto gli esperti, non deve automaticamente sfociare in giudizi di tipo populistico. «Noi abbiamo semplicemente messo in fila i dati così come li abbiamo raccolti», ha riferito Andreas Peichl, «senza avanzare alcun giudizio di merito sul guadagno dei parlamentari. Perché una cosa va aggiunta: se vogliamo che i migliori cervelli scelgano la politica e si occupino della cosa pubblica, dobbiamo anche fare in modo che questo lavoro sia attraente dal punto di vista economico». Quello che appare un insopportabile privilegio, specie in tempi di disaffezione dalla politica, può essere invece valutato come un punto di forza.
La sorpresa per i risultati è tuttavia facilmente spiegabile, a detta degli esperti: «La forza mediatica di alcuni top-manager, fa sì che i loro enormi guadagni finiscano con il catalizzare l’immaginario collettivo dei cittadini».
C'È MANAGER E MANAGER. «Ma non tutti i manager hanno un guadagno come quello di Josef Ackermann, il Chief Executive Officer della Deutsche Bank», ha osservato ancora Peichl, «e dal punto di vista scientifico è corretto chiedersi se sia un Ackermann il giusto punto di riferimento per un membro medio del Parlamento». La domanda appare retorica, la risposta evidentemente negativa. Così come su un punto paiono tutti convergere: il problema è nei cosiddetti guadagni collaterali. Forse è lì che si potrebbe legislativamente intervenire, creando un meccanismo come quello negli Stati Uniti che li vieta nel periodo del mandato parlamentare, consentendo solo quelli derivanti dalla pubblicazione di libri o dalla partecipazione a conferenze. Ma in quel caso, bisognerebbe aumentare lo stipendio di base. Sempre secondo il principio, che non sarebbe male attirare in politica i migliori.
Domenica, 20 Febbraio 2011
(1)
compensi autodeliberati
da decenni A.J. Nock economista USA, osservò che lo Stato non è mai stato capace di fare nulla in modo efficiente ed onesto,è istituzione antisociale;e l’economista svizzero G. L. Cacomme,scrive che “governanti e partiti si avvalgono della generalizzazione dell'ignoranza dell'economia,lasciando credere che ciascuno di noi sia vittima di un funzionamento ingiusto dell'economia di mercato.Lo Stato pretende di ergersi ad arbitro, e si autoattribuisce(oltre ai compensi) poteri illusori di ridistribuzione della ricchezza ,negando l'economia di mercato,ma apre la porta ad una serie illimitata di rivendicazioni insaziabili ,e conflitti inestricabili”.Gli unici a guadagnarci senza rischio (almeno in Italia, sono irresponsabili per Costituzione)sono i politici.In Italia 1800000 persone vivono di politica,e bene.
Per scrivere un commento è necessario registrarsi: Loggati - Registrati




