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Economia 

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Mister Euro made in Italy

Spiegel: i dubbi della Germania sul governatore di Bankitalia.

Articolo completo

da Berlino
Pierluigi Mennitti

«Cosa altro sarebbe potuto diventare Mario Draghi, se non governatore della Banca d’Italia?». Inizia così, con una domanda retorica, l’articolo che lo Spiegel ha dedicato al candidato oggi più accreditato alla successione di Jean-Claude Trichet alla Banca centrale europea. Il magazine è partito da lontano, dall’infanzia del governatore, per descriverne la personalità.
I CONTI PUBBLICI ITALIANI. Draghi è un nome tanto quotato quanto ancora indigesto alla maggior parte dell’opinione pubblica tedesca. Il motivo? «Ha un passaporto sbagliato, viene da un Paese che non è certo noto per l’ordinata gestione dei conti pubblici». «Eppure», ha ricordato lo Spiegel, «fin dalla sua nascita è stato influenzato dalla figura del padre, che si recava ogni giorno tra le mura del potente Palazzo Koch in via Nazionale, nel centro di Roma, per lavorare in Banca d’Italia. Ora è suo figlio che ha il potere di decidere, lì, fra quelle stesse mura».
LO SCANDALO DI FAZIO. Una carriera in qualche modo predestinata, anche se la fama dell’istituzione è stata a volte dubbiosa. «Bolle speculative, spinte inflazionistiche, svalutazioni monetarie hanno spesso trovato in Banca d’Italia il loro inizio», ha scritto il magazine, descrivendone con rudezza il ristretto ambiente che le ruotava attorno: «Molti presidenti, eletti a vita come i papi, usavano andare a braccetto con i politici, si accordavano sottobanco con i colleghi banchieri e finivano spesso in cattiva luce. L’ultimo governatore prima di Draghi, Antonio Fazio, si è dovuto dimettere per un grave scandalo bancario».

I dubbi di Berlino e Parigi contro la gestione italiana della Bce

Con questi precedenti, si è chiesto lo Spiegel, è opportuno pescare il futuro mister Euro da un Paese che ha una lunga tradizione inflazionistica e che detiene il secondo debito pubblico del Continente? Il settimanale passa in rassegna tutti i dubbi che serpeggiano fra Berlino e Parigi: «I politici tedeschi scuotono la testa, specie quando possono esprimersi senza diplomazia e coperti dall’anonimato. E anche il presidente francese Nicolas Sarkozy non è per nulla entusiasta di questa opzione.
CAMPAGNA CONTRO IL CANDIDATO. La Bild ha avviato una vera e propria campagna di stampa, utilizzando toni populistici: «In nessun caso questo italiano deve diventare presidente della Banca centrale europea, cui spetta il compito di preservare l’eredità di stabilità del buon vecchio marco tedesco, ha scritto l’influente quotidiano popolare, ed è noto quanto Angela Merkel sia sensibile alle campagne portate avanti dalla Bild, che spesso riescono a cogliere gli umori profondi del Paese».
L'ATTESA FINO A GIUGNO. Insomma, con Germania e Francia contro è difficile fare passi avanti e lo Spiegel ha proseguito con la linea del paradosso: «Nessun problema dunque, gli altri membri europei non voteranno mai un candidato inviso ai due Paesi più grandi. Niente dita incrociate, a giugno i capi europei troveranno l’uomo giusto per il posto giusto e il candidato proveniente da Roma uscirà dal novero dei pretendenti».
IL SOSTEGNO DALL'ITALIA E DEL FT. Ma potrebbe anche andare diversamente. Il settimanale ha ricordato la lunga lista di politici ed economisti internazionali che sostengono le aspirazioni di Mario Draghi, dall’economista americano Nouriel Roubini al ministro delle Finanze lussemburghese Luc Frieden, fino al giudizio lusinghiero che dà di lui l’ex ministro tedesco Peer Steinbrück, che ne ha lodato l’eccellente competenza e il serio e rigido comportamento. Per loro, Draghi sarebbe l’uomo ideale, così come per il Financial Times, che nel mondo finanziario pesa qualcosa in più della Bild.

Niente compromessi: l'esatto opposto di Silvio Berlusconi

«Il romano Draghi è l’esatto opposto del concittadino Silvio Berlusconi», ha proseguito lo Spiegel «silenzioso e gentile, amichevole ma poco amante della scena pubblica, quasi timido nell’approccio umano ma poi duro e tenace quando affronta le questioni. Non si perde alla ricerca di compromessi quando c’è un’unica soluzione possibile, non ama la mondanità e della sua vita privata si conoscono solo poche, essenziali cose.
RIFORME E DEBITO PUBBLICO. Da quando è approdato in via Nazionale non si contano i suoi moniti al Paese per richiedere riforme e abbattimento del debito pubblico, più produttività e meno burocrazia, andando spesso in collisione con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti». Fino alle dichiarazioni più recenti: l’Italia deve seguire il modello tedesco.
UN PASSAPORTO SBAGLIATO. «Una sola macchia pende sul curriculum di questo lodatissimo Mario Draghi», ha concluso lo Spiegel, «il passaporto sbagliato. Ma le sue chance non sono per nulla cattive». Non è un’endorsement, quello dell’autorevole settimanale amburghese, ma si può certamente dire che, dopo l’intervista di qualche giorno fa alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, per Mario Draghi è cominciata la campagna di Germania.
E giovedì 24 febbraio arriverà in visita ufficiale Giorgio Napolitano, che incontrerà Angela Merkel e il suo omologo tedesco Christian Wullf. La via per Francoforte passa sempre più da Berlino.

Martedì, 22 Febbraio 2011


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