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Economia 

Fiat

Bertone, il riscatto Fiom

Sull'atelier del design il sindacato rilancia la trattativa.

di Antonietta Demurtas

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Ubi maior minor cessat. È questa la logica con cui il 28 febbraio all'Unione industriale di Torino l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne dovrà affrontare il tavolo sindacale per la riconversione delle Carrozzerie Bertone, la fabbrica-atelier del design rilevata dalla Fiat. La proposta del modello Mirafiori potrà, infatti, rappresentare l'ennesimo scontro con il sindacato dei metalmeccanici della Cgil. Ma questa volta il 'No pasaràn' della Fiom potrebbe veramente fermare l'italo canadese. Che ha promesso 500 milioni di euro di investimento per il progetto della nuova Maserati (50 mila vetture). A patto, però, che si applichi il modello Mirafiori.

Alla Bertone su 1.096 lavoratori 700 sono iscritti alla Fiom

Sebbene non esista nessuna legge sulla rappresentanza sindacale e Marchionne possa, quindi, contrattare con chi vuole, non potrà non tenere conto del fatto che la Fiom abbia tra le sue fila 10 dei 15 componenti delle Rsu ex Bertone, e rappresenti 700 iscritti su 1.096 lavoratori (car designer, operai, impiegati e tecnici). «Con una presenza così marcata della Fiom, c'è da augurarsi che nascano una o anche più vertenze su problemi concreti, cioè autentiche trattative, visto che quella di Mirafiori e di Pomigliano erano solo dei piani: prendere o lasciare», commenta con Lettera43.it Luciano Gallino, sociologo del lavoro e studioso delle relazioni industriali.
AVVIARE LA TRATTATIVA. Negoziare, quindi, deve essere la parola d'ordine, anche perché se Marchionne, un anno e mezzo fa, quando acquistò lo stabilimento, disse che la Bertone sarebbe rimasta fuori dal perimetro di Fiat, l'idea di riproporre a Grugliasco lo schema di Mirafiori e Pomigliano: accordo aziendale-firma separata-referendum-newco, ha colto di sorpresa tutti. «Come si fa a discutere la clausola sull'assenteismo per un'azienda che ha gli operai in cassa integrazione da 7 anni?», si chiede Giorgio Airaudo, responsabile nazionale dell'auto in Fiom, «sarebbe meglio parlare della formazione professionale di alto livello che caratterizza le Carrozzerie». Specializzazione che la stessa Fiat nel 2009, quando fece l'accordo con il sindacato per far uscire la Bertone dall'amministrazione straordinaria, si impegnò a mantenere.
PARLARE DI FORMAZIONE PROFESSIONALE. «Uno dei punti fondamentali di quell'accordo fu proprio che lo stabilimento di Grugliasco era un sito indipendente adatto per gestire, in piena autonomia, auto di alta gamma (l'ultima automobile prodotta nello stabilimento era una Mini Cooper, l'8 settembre del 2006, ndr) e divenire un centro di eccellenza, vista la formazione specialistica dei lavoratori», ricorda Vittorio De Martino, ex operaio Bertone, già segretario della 5 lega Fiom di Mirafiori e ora responsabile Fiom di Collegno. Che ricorda anche come la Fiat davanti al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, avesse parlato oltre che della Maserati, di altri due modelli: la Chrysler 300 versione europea e la Jeep Grand Cherokee. Poi però silenzio.

Gallino: «Ora c'è un terreno reale per avviare una trattativa»

«Ecco perché vogliamo fare una trattativa insieme a tutte le sigle sindacali, per questo il 25 febbraio chiederemo il voto di mandato ai lavoratori, se va bene andremo a referendum e faremo una controproposta all'amministratore delegato», commenta Airaudo. A suggerire la strategia è ancora una volta Gallino: «Visto che la Fiom rappresenta la maggioranza potrebbe dire a Marchionne: qui facciamo un prodotto molto diverso e abbiamo bisogno di modelli organizzativi differenti da Mirafiori. Insomma ora c'è un terreno reale per avviare una trattativa».
MARGINE DI CONTRATTAZIONE. Secondo il sociologo torinese la concezione dei rapporti di forza dovrebbe portare la Fiat ad accettare la contrattazione, e questo «potrebbe avere anche ricadute su Mirafiori, dove per ora c'è stato solo un accordo creativo ed è tutto fermo».
Inoltre per Gallino, il tentativo di estendere il modello di Mirafiori alla Bertone trova un ostacolo in più non solo perché la Fiom è più forte, «ma perché in questo stabilimento la stessa Fiat dice di voler produrre auto di gamma più alta e questo presuppone lavorazioni differenti, fasi di lavoro più lunghe e complicate rispetto a quelle richieste nello stabilimento torinese».

Dopo la Fiom, l'altro ostacolo è l'articolo 2.112

Insomma, quello che il sociologo aveva previsto all'indomani dell'accordo di Mirafiori: «Non sarà tanto facile escludere completamente la Fiom da trattative e gestione delle fabbriche. Le imprese avranno grossi problemi», si potrebbe avverare proprio a partire da Grugliasco.
E se non sarà la maggioranza Fiom a spianare la strada per la trattativa con la Fiat, a farlo potrebbe essere un'altra «mina vagante», come la definisce Amos Andreoni, professore di Diritto del lavoro dell'università La Sapienza di Roma, ovvero l'articolo 2.112 del codice civile.
IL NODO DEI CONTRATTI INDIVIDUALI. Se infatti Marchionne «con la scusa della Newco continua a fare tanti contratti individuali per ogni nuova società, non si deve dimenticare che il codice civile per il trasferimento di azienda prevede che se cambi titolarità i lavoratori possono mantenere il vecchio contratto, a meno che non ci sia un nuovo contratto collettivo dello stesso livello del precedente», spiega Andreoni. Se quindi Marchionne continua a fare solo contratti aziendali, i lavotori potrebbero rifarsi all'ultimo contratto nazionale firmato, «che è quello del 2008, sottoscritto anche dalla Fiom».
E così il pericolo della «deriva americana» scelta da Marchionne, che, secondo Gallino potrebbe diventare una valanga, «trasformando il modello italiano in una jungla», potrebbe essere fermata proprio grazie alla nuova tattica dei rapporti industriali adottata dalla Fiom.

Giovedì, 24 Febbraio 2011


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