Economia
IL CASO
Assedio a Guarguaglini
Finmeccanica convoca il consiglio: lui rischia le deleghe.
Novità in vista sul fronte Finmeccanica. Il Consiglio di amministrazione del gruppo è stato convocato per il primo dicembre alle ore 16.30. All'ordine del giorno, la revisione delle deleghe.
Con la bufera giudiziaria che ha travolto i vertici del gruppo, il consiglio è chiamato a rivedere le posizioni di alcuni dei suoi membri, in testa quella del presidente Pierfrancesco Guarguaglini, che potrebbe perdere tutte le deleghe.
Tra le misure che giovedì 1 dicembre il board potrebbe assumere, resta in pista l'ipotesi più drastica: provocare la caduta dell'intero consiglio. Con le dimissioni di un terzo dei componenti, verrebbe immediatamente convocata l'assemblea per l'elezione di un nuovo direttivo.
Dei 12 consiglieri, quattro sono rappresentanti dell'azionista pubblico, il ministero del Tesoro guidato ad interim dal premier Mario Monti.
Guarguaglini, accusato dal suo ex collaboratore Lorenzo Cola di essere a conoscenza del sistema di corruzione che si celava dietro gli appalti Enav, però, non fa una piega: «Nessuno mi ha chiesto di farmi da parte. Né il presidente Monti perché la sua era solo una battuta, né il sottosegretario Antonio Catricalà, nel discorso che ci siamo fatti a Palazzo Chigi. Non ho intenzione di andarmene».
PRESSING PER LE DIMISSIONI. Il presidente di Finmeccanica è indagato per frode fiscale e false fatturazioni mentre la moglie, Marina Grossi, amministratrice della Selex Sistemi Integrati, la controllata del gruppo al centro dell’indagine, è accusata anche di corruzione.
Quando la mattina del 23 novembre Guarguaglini ha raggiunto Palazzo Chigi per parlare con il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Antonio Catricalà, in molti lo hanno dato per spacciato.
Dopo la frase di Monti, che ha detto di aspettarsi «una soluzione rapida e responsabile», le pressioni per le dimissioni di Guarguaglini e signora sono persino aumentate.
Guarguaglini: «Ho chiesto io di vedere Catricalà»
Il leader di Finmeccanica, però, non si pone il problema. «Catricalà non mi ha chiesto di dimettermi e nessuno nel governo mi sta facendo pressioni in questo senso», ha detto riducendo la richiesta di Monti a una battuta. Guarguaglini ha anche dichiarato di non essere stato convocato a Palazzo Chigi: «Sono stato io a chiedere un incontro con il sottosegretario. Tutti dicono che resisto al mio posto e nessuno capisce che cerco solo di capire qual è il bene della mia società».
«IO NON SONO SILVIO». Il dirigente, intanto, ha rifiutato il paragone col Cavaliere: «Io penso di distinguermi da Silvio Berlusconi per varie ragioni. Primo: non ho nemmeno ricevuto un avviso di garanzia; per la questione Digint non sono stato nemmeno indagato e a oggi nessun manager del mio gruppo è stato nemmeno rinviato a giudizio. Quindi io penso che il mio compito sia solo quello di capire che cosa pensa l’azionista di maggioranza della società, cioé il governo. Poi devo prendere le decisioni giuste».
L'intervistatore lo ha quindi incalzato ricordandogli che è indagato: «Le spiego come è andata: ai primi di luglio mi è arrivata una comunicazione del giudice per le indagini preliminari di Roma sulla quale era scritto che il pubblico ministero Paolo Ielo stava indagando su di me. Ma non c’era scritto perché. Quindi, non lo so né nessuno mi ha mai convocato. Non dimentichiamo che l’iscrizione, poi, è spesso un atto dovuto».
No comment sul tesoretto svizzero di Borgogni
Sul tesoretto da 5,6 milioni di euro, poi scudato grazie a società in rapporti con Finmeccanica, che il suo direttore centrale per le relazioni esterne e istituzionali, Lorenzo Borgogni, si era fatto in Svizzera, il presidente ha dichiarato: «Aspetto l’esito delle indagini interne che abbiamo avviato», nonostante sia stato lo stesso Borgogni, che incassava 2 milioni di euro dall’Italbroker per prorogargli il contratto, a svelarlo nel verbale.
La società al centro delle indagini è la Selex Sistemi Integrati, di cui è amministratrice Marina Grossi, moglie del leader di Finmeccanica che ha spiegato le mancate dimissioni della donna: «Lei pensa è che restando al suo posto fa l’interesse della società e dei dirigenti perché le dimissioni sono interpretate come un’ammissione di colpevolezza. Ho fiducia in lei e sono sicuro che ne uscirà completamente pulita. Lei aveva già un posto importante quando sono arrivato in Finmeccanica. È una persona valida professionalmente e moralmente forte».
MILANESE, IL TRAMITE DI BORGOGNI. Delle nomine a Finmeccanica è tornato a parlare Borgogni. Il direttore delle relazioni esterne ha ribadito nome e cognome della persona con cui si interfacciava: «Non parlavo mai direttamente con il ministro (Giulio Tremonti), mi relazionavo con il suo segretario politico, Marco Milanese. Era lui che doveva raccogliere dalle varie componenti della maggioranza una serie di curriculum e fornirmeli».
Giovedì, 24 Novembre 2011
(2)
Ma quelle perle al collo della signora
Guarguaglini le fanno in Finmeccanica ???
nessuna classe,vero abbruzzese verace
Il Senatore Monti non è nemmeno sfiorato dall'idea di chiedere le dimissioni a chicchessia,perchè un uomo di onore dovrebbe da solo fare un passo in dietro,è questione di 'classe' !
Finalmente ci siamo lasciati alle spalle le barzellette oscene da raduno di venditori,le urla chiocce del ministro della d-Istruzione-,il ringhio di LaRussa le ipocrisie ed il falso buonismo di Lupi,le scomposte oscenita dei coriferi del Cav e via via 'discendendo',sino ai sottosegretari..Forse è il caso che il dott Letta dica due paroline al suo amico . "vai via" Il 'Mazzarino' dei nostri tempi può farlo con sicuro successo!!!
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