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Economia 

CRISI E AZIENDE/2

«Irisbus non si fermi qui»

Silvia, operaia cassintegrata in lotta.

di Antonietta Demurtas

Articolo in versione breve

La chiusura dello stabilimento di pullman e bus Irisbus di Flumeri è una spada di Damocle che pesa sulla testa di 658 lavoratori irpini da quando il 14 settembre la Fiat ha comunicato l'intenzione di dismettere il fiore all'occhiello del trasporto pubblico made in Italy. Ma il 13 gennaio, a Roma davanti al ministero dello Sviluppo dove ci sarà l'incontro tra le parti e Corrado Passera, ci saranno anche loro per dire ancora una volta no alla dismissione: «Faremo di tutto per fermare la chiusura, siamo testardi. Non può finire così», dice a Lettera43.it Silvia Curcio, 51 anni, operaia Fiat da una vita.
«La Fiat ci deve ricollocare altrimenti non è credibile, so che manterrà il suo impegno, altrimenti ci incateneremo», promette Silvia.
IN CATENA DI MONTAGGIO DA 30 ANNI. Certo non sono i sacrifici a spaventare l'operaia irpina, abituata a lavorare in catena di montaggio da 30 anni. Turni di otto ore vicino ai macchinari a sequenza del reparto saldatura, a sistemare pezzi per telai e fiancate, sono serviti a farsi le ossa e a poter dire: «Il lavoro non mi spaventa, se necessario rifarò le valigie».
Ma l'idea che un sito di eccellenza come quello di Flumeri possa essere dismesso è inaccettabile: «Sì alla riconversione, no all'abbandono», è la preghiera di Silvia per il futuro, perché «forse noi un domani non saremo più qui, ma questa fabbrica deve esserci per i nostri giovani». È questa la speranza per questo 2012 iniziato sotto una cattiva stella chiamata crisi.

Giovedì, 05 Gennaio 2012


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