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Economia 

ECONOMIA

Kodak getta la spugna: dichiara bancarotta

Il colosso cede dopo 131 anni. Al via amministrazione controllata.

Eastman Kodak, giovedì 19 gennaio, ha gettato la spugna e ha richiesto la bancarotta assistita. L'icona della fotografia soccombe alle nuove tecnologie, alla mancanza di liquidità e all'incapacità di vendere i propri brevetti. La società durante il Chapter 11 (amministrazione controllata) continuerà a operare grazie al finanziamento da 950 milioni di dollari che si è assicurata da Citigroup.
«La riorganizzazione», ha specificato la casa con una nota «punta a rafforzare la liquidità, a monetizzare la proprietà intellettuale non strategica e a far concentrare la società sulle attività di maggior valore».
ASSET PER 5,1 MLD. La richiesta per il Chapter 11 è stata presentata a un tribunale di Manhattan: nella documentazione Eastman Kodak ha dichiarato asset per 5,1 miliardi di dollari e 6,75 miliardi di dollari di debito. Dominic Di Napoli è stato scelta alla guida del processo di ristrutturazione.

La gestione di Perez: bruciati 7 mld di dollari

Il Chapter 11 rappresenta un duro colpo per l'amministratore delegato Antonio Perez: durante la sua gestione Kodak ha bruciato 7 miliardi di dollari di valore di mercato. Eastman Kodak si augura quindi di emergere dalla bancarotta nel 2013 dopo aver tagliato i costi e venduto parte del portafoglio brevetti. Da quando Perez ha assunto le redini di Eastman Kodak nel 2005, la società ha accusato perdite ogni anno.
LA FONDAZIONE: 1881. Fondata 131 anni fa e con 19 mila dipendenti, la Kodak ha messo in guardia sullo stato precario dei propri conti a novembre, avvertendo che se non fosse riuscita a vendere i propri brevetti o a raccogliere nuovi capitali avrebbe esaurito la liquidità a sua disposizione.
SERI PROBLEMI DAL 2001. Colosso della fotografia fino a pochi anni fa, Kodak ha sperimentato una forte crisi mentre tentava di orientare nuovamente la propria attività. I problemi si sono intensificati nel 2001. Nell'autunno 2011 Kodak ha assunto alcuni consulenti per ristrutturarsi e ha terminato una linea di credito da 160 milioni di dollari, alimentando i timori sulla sua sopravvivenza. Ha tentato per mesi di risanare i propri conti con la vendita dei brevetti, un processo rallentato dai timori dei potenziali acquirenti sulla eventuale richiesta di bancarotta da parte della società.

Giovedì, 19 Gennaio 2012


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