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Economia 

Stefano Feltri

VIALE DELL'ASTRONOMIA 30

Mr Brembo, il candidato politico che piace al Pdl

Nella battaglia per la presidenza Sacconi sostiene Bombassei. Mentre Squinzi adotta il low profile.

di Stefano Feltri

editoriale
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«Possiamo dirci estranei al progressivo degrado che ha colpito non solo la politica e il suo mezzo milione di addetti, ma anche la società civile italiana?». Chissà chi ha consigliato ad Alberto Bombassei di improntare a questa linea il suo manifesto per la presidenza di Confindustria. Perché la risposta non può che essere «no, anche gli imprenditori sono responsabili del degrado». Ma Bombassei ci tiene, tanto che l'ha messa anche in grassetto nell’allegato della mail che il 13 gennaio ha inviato ai vertici e alle associazioni territoriali di Confindustria per lanciare ufficialmente la corsa alla successione di Emma Marcegaglia. Che è ovviamente il vero bersaglio di quella domanda retorica. Nessuno dentro l’associazione ha dimenticato l’inizio del suo mandato, quando Silvio Berlusconi si permetteva addirittura di darle della «velina vaporosa».
I DUE PESI CON IL CAV. «In questi anni abbiamo visto prima una Confindustria eccessivamente sostenitrice del governo Berlusconi per passare poi a una critica altrettanto eccessiva», ha esplicitato il candidato presidente in un’intervista a Nunzia Penelope sul Mondo. Dieci pagine, quelle del programma di Bombassei, dove ci sono le solite parole chiave (su tutte: «Internazionalizzazione») e alcune affermazioni piuttosto nette, come «dobbiamo potenziare la struttura di Viale dell’Astronomia», mentre finora almeno a parole la linea prevalente era di snellire la struttura. PER I «CONTRATTI PERSONALIZZATI». Anche il patron della Brembo è sensibile all’argomento, ma pare declinarlo come una semplificazione delle mille associazioni territoriali e di categoria per riportare il potere al centro. E lasciare poi che a livello aziendale si applichino contratti personalizzati usando «la cassetta degli attrezzi costruita a livello interconfederale».
Martedì 24 gennaio comincia la procedura per scegliere il successore, con la riunione dei past president. Lì si misurano i primi rapporti di forza. MR BREMBO NON CONVINCE ABETE. Luigi Abete, uno dei partecipanti, ha già fatto capire che non è entusiasta della linea Bombassei: «Tutte queste chiacchiere sulla Confindustria in crisi che va rifondata sono contraddittorie». E visto che proprio Bombassei aveva parlato di «rifondazione», il messaggio è sembrato un invito alla prudenza. E dire che Abete appartiene a quella fazione che, partendo da Luca di Montezemolo, dovrebbe sostenere l’imprenditore dei freni. Non soltanto perché viene dall’orbita Fiat, ma anche perché è avverso a Marcegaglia. E mai come in questi momenti il nemico del tuo nemico è mio amico.
LA CORRENTE PIDIELLINA PRO-BOMBASSEI. Chi conosce bene le cose confindustriali, per esempio, sostiene che in una parte del Pdl sta nascendo un movimento carsico e discreto per sostenere Bombassei, soprattutto su input di Maurizio Sacconi. L’ex ministro del Welfare trova in Bombassei il più naturale garante di una linea poco dialogante della Confindustria con la Cgil. Se vincesse Giorgio Squinzi, leader della Mapei e campione dei chimici, il clima pacifico della fase finale della presidenza Marcegaglia diventerebbe permanente.
IL LOW PROFILE DI SQUINZI. Già, Squinzi. Non si trova una sua dichiarazione, non un’intervista, giusto qualche fugace accenno. Stando a giornali e tivù sembra che ci sia solo Bombassei in corsa, perfino il terzo candidato, Andrea Riello, portabandiera del Veneto senza grandi speranze, sembra più appariscente.
Ma nei corridoi confindustriali questo basso profilo viene considerato sempre di più una strategia con buone possibilità di vittoria: «Bombassei incarna l’anima più politica di Confindustria. Squinzi sta cercando di porsi come punto di riferimento dei piccoli, quelli che hanno altri pensieri rispetto al dialogo con i partiti e il governo. Ha ottime probabilità di farcela», spiega un ex dirigente di viale dell’Astronomia convinto che almeno a livello di associazioni territoriali Squinzi si stia muovendo molto bene, tra Lombardia, Marche ed Emilia in particolare.
IL NODO DELL'ARTICOLO 18. Il silenzio di Squinzi è particolarmente efficace in questo momento in cui si torna a parlare di articolo 18. Bombassei, è noto, si fa pochi scrupoli. Anche perché, lo spiega nel suo manifesto, bisogna essere sempre più flessibili o le imprese si convinceranno che l’unico modo per avere contratti adeguati ai tempi è stare fuori dalla Confindustria (come ha fatto perfino Luca di Montezemolo, ex presidente, con la sua Ntv in cui non voleva applicare l’oneroso contratto nazionale dei ferrovieri, un’operazione ora legittimata dal decreto liberalizzazioni).
ARMA A DOPPIO TAGLIO. Ma è meglio evitare che la presidenza si decida sul tema dell’articolo 18 che perfino la Cgil cerca di non trasformare nel centro del dibattito sulla riforma del mercato del lavoro. I 10 anni passati dall’era D’Amato non hanno fatto dimenticare alla base che ora deve votare quanto può essere controproducente andare a scontri frontali su temi così sensibili.
La prima fase dei tatticismi, comunque, è finita. Siamo alla vigilia della riunione degli ex presidenti che sceglieranno i tre saggi che dovranno fare da esploratori nelle confindustrie locali e di settore. Poi i candidati che riceveranno almeno il 15% delle preferenze verranno sottoposti alla giunta del 22 marzo per il voto.
TENSIONE NELL'IMPERO DELL'AQUILA. Una volta, quando la Confindustria era dominata dalla Fiat, questi passaggi erano quasi sempre pure formalità e si arrivava con un solo candidato. Ora è cambiato tutto, c’è un tasso di incertezza che innervosisce tutte le province dell’impero confindustriale, dalla Luiss al Sole 24 Ore, perché la fine dell’egemonia torinese ha portato anche a un aumento dello spoil system. E chi sceglie ora il carro sbagliato sa che in estate, a nomina presidenziale avvenuta, rischia di perdere il posto.

Lunedì, 23 Gennaio 2012


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